Aggressioni social, verbali e fisiche, da parte di alunni, genitori e parenti. Le vittime sono gli insegnanti, oggetto di violenze per aver svolto il proprio lavoro. Secondo la Polizia di Stato, tra gennaio 2023 e febbraio 2024 “sono stati 133 i casi di aggressione fisica denunciati“, con gli insegnanti finiti in ospedale. Un dato lontano dal totale, precisa la Polizia, visto che “possiamo solo immaginare i casi che i docenti non hanno ritenuto di denunciare”, ma che sicuramente deve fare riflettere. Si tratta, infatti, di un dramma da inquadrare in una questione più generale, ovvero la perdita di autorevolezza della figura del docente: sempre più spesso si ha la percezione che in passato l’insegnante fosse “qualcuno”, dal punto di vista didattico e sociale. E che oggi, invece, non sia più così.
La Tecnica della Scuola ha chiesto un parere a Daniele Novara, pedagogista, autore, counselor e formatore. “Prima di tutto bisogna chiarire una cosa: l’autorevolezza non è la stessa cosa dell’autorità”, spiega l’esperto. “L’autorevolezza nasce da una precisa competenza educativa e metodologica, dalla capacità di gestire relazioni e processi di apprendimento, non semplicemente da una disponibilità caratteriale o da un atteggiamento più o meno affabile”. In questo senso, il docente “non può più essere visto come il semplice depositario della propria materia, ma piuttosto come un esperto delle dinamiche educative, capace di organizzare l’apprendimento tra ragazzi e con i ragazzi“.
Negli ultimi decenni queste capacità si sono progressivamente indebolite, prosegue l’esperto, “sia perché la società stessa ha messo in discussione le figure adulte di riferimento, sia perché la scuola si è trasformata in un luogo sempre più burocratico, oberato da adempimenti, carteggi ed etichette, e meno centrato sul lavoro vivo con gli studenti”. Da qui la nascita dei conflitti. “Se il docente viene percepito solo come qualcuno che ‘porta’ un contenuto da assimilare in una logica nozionistica, si crea inevitabilmente un cortocircuito tra le attese degli alunni e delle famiglie e la realtà di una figura che troppe volte sembra semplicemente un ex alunno salito in cattedra“.
Novara precisa che molti docenti riescono ancora a essere dei punti di riferimento, a livello didattico e sociale. “Ci sono tanti insegnanti che sanno far diventare la scuola un’esperienza di crescita. E va anche detto che non abbiamo indagini comparative sull’aumento delle aggressioni nei confronti dei docenti”. In guardia dalle percezioni e dalle narrazioni mediatiche, insomma, ma senza sottovalutare il tema. “Rimane la necessaria la professionalizzazione pedagogica dei docenti”, osserva lo psicologo. “È questa l’unica variabile che può restituire credibilità alla figura dell’insegnante, non certo il ricorso alla nostalgia dei ‘bei tempi andati’, che poi non erano neanche così belli”.
Se la scuola smette di essere un luogo in cui l’adulto “ha un ruolo educativo forte”, gli studenti rischiano di perdere i punti di riferimento. Non soltanto quando siedono dietro i banchi. “La perdita di autorevolezza non riguarda solo la scuola, ma la società nel suo complesso, che diventa più fragile, più aggressiva, meno capace di gestire i conflitti“, fa notare Novara. “La perdita di competenza conflittuale si riflette in ogni ambito della vita e ha conseguenze importanti anche sulla salute delle persone. Proprio per questo ho scelto la gestione dei conflitti come filo rosso del nostro prossimo convegno dell’8 novembre a Piacenza: Vivere bene i conflitti per stare in salute“.
Cosa fare, quindi? Per Novara non bastano l’aumento degli stipendi o dei poteri dei docenti. “Il nodo centrale è restituire agli insegnanti la possibilità di fare davvero il loro mestiere, liberarli da etichette ed eccessi burocratici, sostenerli nella gestione della classe e rafforzarne le competenze relazionali e pedagogiche”. Sarebbe necessaria anche un’alleanza educativa con le famiglie, “che oggi spesso manca: se scuola e famiglia remano in direzioni opposte non andiamo da nessuna parte”. L’autorevolezza, conclude, “si ricostruisce dando fiducia ai docenti, professionalizzando il loro ruolo, e riportando la scuola alla sua missione originaria: formare persone, non solo trasmettere nozioni“.