Home Archivio storico 1998-2013 Nostre inchieste Reding (Ue): investire su istruzione

Reding (Ue): investire su istruzione

CONDIVIDI
  • Credion

“Quando mi chiedono su quali settori uno Stato deve investire io rispondo: istruzione, istruzione e ancora istruzione”, ha aggiunto la Reding. Trieste ha infatti ospitato il dibattito sulle tematiche europee quali la crisi economica, i diritti dei cittadini e il futuro dell’Europa.
Presente anche il ministro per gli affari europei, Moavero Milanesi, che ha sottolineato l’importanza di una educazione civica “europea”. “E’ fondamentale il lavoro che si può fare nelle scuole perchè si può insegnare quella realtà dell’Unione europea che spesso non è compresa. Credo che una maggiore attenzione nelle scuole ad una educazione civica non solo di proiezione nazionale ma europea possa essere fondamentale per la formazione di cittadini europei consapevoli”.
Ma non è solamente questo il problema, quello cioè di formare cittadini europei consapevoli, ce n’è anche un altro sul quale occorre incominciare a riflettere e senza perdere tempo.
La questione assai rilevante sta nella sempre maggiore disparità che, anche a causa della crisi, si sta creando tra ceti diversi della società e che poi si riflette sulla scuola e sulla scelta scolastica e dei suoi indirizzi.
In Usa per esempio il problema comincia a essere guardato con attenzione, considerato che c’è in atto “il rapido dilatarsi del divario tra i 45 milioni di lavoratori in possesso di diploma e gli 80 milioni che ne sono privi”. 
A livello di cifre e di dati è apparso che la paga oraria media di un lavoratore senza diploma, tra il 1980 e il 2010, è calata negli Usa del 14%, quella di chi aveva un diploma di scuola superiore dell’8; chi ha una laurea l’ha vista crescere del 20%. Da qui la corsa alla laurea che però subisce la pesante ostruzione della disponibilità economica delle famiglie.
Studiare in Usa costa e costa anche in Italia, mentre, come abbiamo già evidenziato, le scelte sul percorso di studio in Italia, dopo la terza media, dipendono dal censo e quindi dalla condizione economica delle famiglie.
Se lo Stato dunque non prende in mano questa pericolosa condizione “culturale” del nostro Paese, c’è il reale rischio che questi ricchi, che diventano sempre più ricchi, possano determinare, assediando e conquistando le leve dell’istruzione e della cultura, i futuri assetti politici, economici e culturali della Nazione.
Il rischio reale è dunque quello che si possa lasciare indietro la stragrande massa di diseredati e di poveri che, non solo diventano sempre più diseredati e sempre più poveri, ma anche meno istruiti e quindi con meno diritti di cittadinanza, anche europea, oltre a essere più controllabili e gestibili da parte di chi ha in mano più istruzione e più cultura e quindi con il maggior potere che tale condizione rilascia.