Home Personale Registro elettronico: un ulteriore peso per i prof. L’esito del nostro sondaggio

Registro elettronico: un ulteriore peso per i prof. L’esito del nostro sondaggio

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Non snellisce, ma appesantisce il già gravoso lavoro che i docenti italiani sono costretti a svolgere ogni giorno a scuola e a fronte di uno stipendio scarso.

La maggioranza degli oltre 1600 lettori che ha risposto al nostro sondaggio afferma che, relativamente all’uso del mitico ed elogiato registro elettronico implementato per risparmiare carta e tempo, prima trascrive i dati da qualche altra parte e poi, magari a casa o durante le ore buca o gli intervalli, ri-trascrive sul supporto informatico.

Il 42% dei 1600 lettori del nostro sondaggio lavora così ogni giorno e sicuramente non è felice di questo ulteriore sovraccaricato imposto, come ormai è prassi, senza fare i conti con le oggettive condizioni della scuola italiana: senza fondi e anche senza i dovuti supporti informatici per rendere agevole il loro lavoro, come afferma il 23,2% dei lettori che ad oggi, e a scorno degli annunci, dichiara di non avere a disposizione nella propria scuola reti e sostegni tecnologici adeguati.

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Mancherebbero in pratica reti Wireless e Adsl veloci per consentire connessioni affidabili, sicure e attive (quando manca l’energia elettrica, che si fa?) mentre, ma non l’abbiamo testato, i registi elettronici sono spesso vulnerabili come le mura della omerica città di Troia.

Un flop il registro elettronico? Non del tuto se un buon 35% dichiara che snellisce il lavoro anche nel rapporto coi genitori e con gli uffici, visto che, fra le altre risorse, i voti passano, per esempio,  direttamente sulle pagelle senza le trascrizioni a mano.

Con ogni probabilità a subire le ingiurie dell’ulteriore carico di lavoro dei prof sarebbero le scuole poco attrezzate tecnologicamente, il 23,2%, dato che però non combacia con  quel 42% che in ogni caso perde troppo tempo tra la brutta copia, dove registra le attività giornaliere, e la bella copia del registro informatico.

Ciò che tuttavia affligge è questo ormai abitudinale andazzo, quello cioè di sventolare  presunte innovazioni e rivoluzioni culturali senza conoscere la realtà delle cose o facendo finta di conoscerla o semplicemente immaginandola o, peggio ancora, la si conosce fin troppo bena ma la si mistifica, come gli imbonitori di miracolosi elisir nelle fiere.

 

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