Il rientro nelle aule scolastiche dopo le vacanze di Natale è stato segnato da un clima gelido per la stragrande maggioranza degli studenti italiani. Un’indagine di Skuola.net, condotta su un campione di 1.200 ragazzi, ha rivelato che ben 8 studenti su 10 hanno sofferto il freddo al loro ritorno in classe.
Circa il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver avvertito un freddo superiore al solito, mentre un altro 17% ha riportato il consueto disagio, portando il totale dei malcontenti a sfiorare l’80%. Questa situazione riflette un’edilizia scolastica ferma nel tempo, dove oltre la metà degli edifici risale a prima degli anni Settanta e i fondi del PNRR sono stati destinati maggiormente alla fascia 0-6 piuttosto che all’ammodernamento strutturale delle scuole medie e superiori.
Le ragioni di questa “era glaciale” scolastica sono molteplici e intrecciano carenze strutturali a precise scelte gestionali legate ai costi energetici. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, circa l’1,5% delle scuole è del tutto privo di impianto di riscaldamento, mentre oltre tre impianti su quattro utilizzano il metano, una risorsa diventata estremamente onerosa da mantenere. Per un terzo degli studenti (34%), il problema principale è stato il mancato accendimento dei riscaldamenti nei giorni precedenti al rientro, una misura probabilmente dettata dalle esigenze di risparmio degli enti locali che pagano le bollette.
A complicare il quadro intervengono la dispersione termica di infissi e muri obsoleti, riportata da un quinto degli alunni, e la necessità di tenere le finestre aperte per il ricambio d’aria contro i virus stagionali, trasformando le aule in ambienti simili a celle frigorifere.
Di fronte a temperature così rigide, gli studenti sono costretti ad adottare strategie di sopravvivenza quotidiana. Sebbene il 52% dichiari di resistere senza aiuti, ben il 36% segue le lezioni indossando il cappotto direttamente al banco, mentre una piccola quota del 3% ricorre a mezzi di fortuna come coperte e stufe. In casi più gravi, che riguardano circa il 12% dei segnalati, gli impianti risultano del tutto fuori uso o vengono fatti funzionare al minimo per non affaticare strutture eccessivamente vecchie. Tale disagio ha portato in alcune situazioni limite (1%) persino alla riduzione dell’orario scolastico, evidenziando come la mancanza di manutenzione e l’efficienza termica carente incidano direttamente sul diritto allo studio e sul benessere quotidiano dei ragazzi.