In tutta Europa, la caduta libera delle temperature è coincisa con i giorni di rientro a scuola dopo le festività natalizie e di inizio anno. Alunni, docenti e personale sono quindi tornati negli istituti scolastici con temperature esterne vicine a zero gradi (in pianura padana anche -10), ma anche quelle interne alle scuole sono risultate piuttosto basse. Complice lo stop ai riscaldamenti per oltre due settimane, l’ambiente che allievi, insegnanti e dipendenti hanno trovato è stato in non pochi casi inadeguato: addirittura sotto i 15 gradi, in certi casi addirittura si è scesi a 12.
Dal 7 gennaio, le lezioni si stanno svolgendo in molte classi con alunni e docenti vestiti così come sono arrivati a scuola, quindi con tanto di sciarpe e cappotti. E fioccano le proteste.
A Roma, dove giovedì 8 gennaio la temperatura era di 0 gradi, sono stati diversi gli studenti ad esprimere il problema e a lamentarsi per il freddo pungente anche in aula.
Nella capitale, l’opposizione ha denunciato che vi sono degli impianti di riscaldamento spenti in alcune scuole: il Municipio XII sarebbe quello con più problemi, perchè ci sarebbero delle “scuole dell’infanzia sono senza riscaldamento da giorni” e a al Buon Pastore i locali caldaia risultano completamente allagati, in alcuni casi con oltre due metri d’acqua.
La Rete degli studenti medi del Lazio denuncia che “al rientro dalle vacanze di Natale sono state numerose le segnalazioni degli studenti: all’IIS Luca Paciolo di Bracciano i bagni erano inagibili a causa delle infiltrazioni d’acqua e i termosifoni erano spenti; al Liceo Niccoló Machiavelli di Roma gli studenti sono costretti a fare lezione con le finestre aperte perché rotte; il Liceo Isabella D’Este di Tivoli ha attivato la DAD causa termosifoni spenti e la lista di segnalazioni si aggiorna ogni momento”.
Una situazione che per gli studenti non rappresenta più un’emergenza occasionale, ma un problema strutturale che si ripete ogni anno, mettendo a rischio la salute, la sicurezza e il diritto allo studio.
“Non possiamo accettare che il freddo in classe e il degrado degli edifici vengano normalizzati – ha detto Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio -: studiare in ambienti insicuri e malsani non è solo un disagio, ma una violazione del diritto allo studio”.
L’associazione studentesca ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo di confronto con Regione Lazio, insieme a Città Metropolitana a cui stiamo già mandando le segnalazioni, per affrontare in modo strutturale il tema dell’edilizia scolastica, garantire trasparenza sugli investimenti e definire interventi concreti e tempestivi.
A Pavia (con il termometro sceso a 6 gradi sotto zero, con lo strato superficiale del Naviglio che si è ghiacciato), l’Ansa riporta che “all’istituto Volta l’impianto di riscaldamento è andato in tilt: gli alunni di 40 classi sono dovuti ritornare a casa. Problemi anche al liceo scientifico Taramelli, in centro storico, dove una cinquantina di studenti ha deciso di non seguire le lezioni per il freddo che si registrava all’interno dell’edificio. Una situazione simile si è vissuta anche all’Ipsia, dove i ragazzi hanno deciso di restare ugualmente nelle aule ma una decina di studentesse del corso moda si sono recate in Provincia per chiedere un intervento. Anche giovani di altri istituti hanno raggiunto la sede dello stesso ente (proprietario degli immobili occupati dalle scuole superiori) per protestare”.
Nella frazione del Comune di Minerbio, vicino Bologna, gli alunni delle primarie e “delle materne a Cà de Fabbri hanno trovato la temperatura di 12 gradi, ben al di sotto del limite fissato dalla legge che è di 18 gradi”, scrive l’Adnkronos.
Marta Evangelisti, di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione alla giunta dell’Emilia-Romagna per avere spiegazioni a riguardo e per sapere se sono stati segnalati altri casi di disservizi analoghi nelle altre scuole emiliano-romagnole.
“Viste le condizioni climatiche del 6 gennaio – ha sottolineato Evangelisti – era necessario verificare che gli impianti fossero tutti funzionanti. La situazione che si è verificata a Minerbio denota una preoccupante mancanza di programmazione e attenzione verso i servizi essenziali per l’infanzia e l’istruzione, che non dovrebbero minimamente sussistere sul territorio dell’intera regione”.
A questo proposito, negli anni passati diversi Comuni – tra cui la Capitale – avevano programmato l’avvio dei riscaldamenti già dal 6 gennaio, così da permettere ad alunni e docenti di trovare delle temperature più accettabili al rientro delle festività di fine anno.
Eppure, quest’anno le condizioni per fare opera di prevenzione c’erano tutte. Tra il 7 e l’8 gennaio in Veneto si sono toccate temperature da record: a Piana di Marcesina, a 1.310 metri sull’Altopiano di Asiago, a nord di Vicenza, -23,1 gradi, seguita dalla cima della Marmolada (3.256 metri) con -21,9 e la Torbiera in Pian Cansiglio, a 1.002 metri, con -21,8.
Nei giorni dopo la Befana, “abbiamo avuto temperature che, in pianura padana, sono state tra i -3 e i -7, -8 gradi. In montagna – ha detto all’Adnkronos Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico – , sopra i mille metri, siamo attorno ai -10, -15: quindi un bell’episodio di normale inverno, di ‘vero’ inverno’ che, adesso, ci stupisce un po'”, con temperature e condizioni che sono state “meno consuete per questi ultimi 25 anni, dove gli episodi di freddo sono stati più rari. Ma nella storia recente ne abbiamo avuto di molto peggiori: ricordo quello del 2012 che è stato nettamente più intenso, ma anche quello del febbraio del 2018”.
Il problema del freddo intenso ha riguardato anche le scuole del Sud. Una docente di Reggio Calabria lamenta la mancanza di riscaldamenti nell’istituto dove è in servizio da sei anni: “quando, il primo anno che sono arrivata nell’istituto, ho fatto presente che la scuola è fredda, i responsabili dell’istituto mi hanno detto che i riscaldamenti non sono predisposti. Oggi, dopo cinque anni, non è cambiato nulla: la scuola è all’agghiaccio. Ma si può lavorare così?”.
L’insegnante si chiede: “Ma i soldi del Pnrr non dovevano servire prima di tutto a migliorare le scuole, almeno installando un economico climatizzatore in ogni aula priva di riscaldamenti?”.
I meteorologi hanno fatto sapere che verso il fine settimana, già da venerdì 9 gennaio, le temperature risaliranno anche di 4-5 gradi. Un nuovo calo termico è atteso per lunedì 12, per poi però rialzarsi gradualmente nel corso della settimana.
Secondo Mercalli, però, bisogna mantenere “l’assetto invernale perché l’inverno è ancora lungo, è fatto ancora di circa due mesi e mezzo e potranno esserci nuovi episodi di freddo”.