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Rientro a scuola docenti non vaccinati: mansioni da insegnanti o da Ata? Due note del ministero in contraddizione

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Quali mansioni dovranno svolgere i docenti non vaccinati al loro rientro a scuola non a contatto con gli studenti? Evidentemente non era bastata la nota del 28 marzo del ministero dell’Istruzione per chiarire. A pochi giorni di distanza, infatti, il MI ha ritenuto necessario fornire una ulteriore indicazione, ma con il risultato di creare, a nostro parere, nuove nubi attorno alla questione.

Non poche lamentele ci giungono infatti in redazione da parte dei nostri lettori che necessitano di risposte chiare e univoche: il docente dovrà svolgere mansioni didattiche o amministrative?

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La nota del 28 marzo

NOTA 620 DEL 28 MARZO

La nota del 28 marzo in proposito, stabiliva esplicitamente che i docenti avrebbero dovuto svolgere funzioni tali da rientrare nelle proprie mansioni. Si legge infatti nella nota: Il personale docente ed educativo inadempiente all’obbligo vaccinale potrà essere impiegato nello svolgimento di tutte le altre funzioni rientranti tra le proprie mansioni, quali, a titolo esemplificativo:

  • attività a carattere collegiale,
  • attività di programmazione,
  • attività di progettazione,
  • ricerca,
  • valutazione,
  • documentazione,
  • aggiornamento
  • formazione.

La nota del 31 marzo

NOTA 659 DEL 31 MARZO

A quanto ci sembra di capire, invece, la nota del 31 marzo fa una sorta di inversione, deviando su mansioni più prettamente amministrative, in accordo con quanto stabilito in effetti dal CCNI (contratto di utilizzazione del personale inidoneo) del 2008.

Leggiamo nella nota 659: Anche sulla base dei pareri legali acquisiti, si ritiene che per l’individuazione delle attività a supporto dell’istituzione scolastica a cui adibire il menzionato personale docente ed educativo si dovrà fare riferimento all’art. 3 del CCNI del 25 giugno 2008, che individua tra le attività di supporto alle funzioni scolastiche:

  • il servizio di biblioteca e documentazione,
  • l’organizzazione di laboratori,
  • il supporto nell’utilizzo degli audiovisivi e delle nuove tecnologie informatiche,
  • le attività relative al funzionamento degli organi collegiali,
  • le attività relative al funzionamento dei servizi amministrativi,
  • ogni altra attività deliberata nell’ambito del progetto d’istituto.

Insomma, l’interrogativo è il seguente: la nota del 31 marzo vuole sconfessare quella del 28, superandola, o vuole ampliare lo spettro delle mansioni dei docenti inadempienti sull’obbligo vaccinale, prevedendo per loro sia attività strettamente didattiche che attività amministrative? Non è chiarissimo. Ma ci pare giusto anche precisare che la problematica riguarda un numero davvero esiguo di persone, parliamo di poco più di 3000 docenti/educatori.

La posizione di Antonello Giannelli

Una questione che abbiamo dibattuto anche nella diretta di Tecnica risponde Live con Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), che ha osservato: “La nota ministeriale che lancia l’ipotesi di utilizzare i docenti come fossero personale Ata, a norma del CCNI (contratto di utilizzazione del personale inidoneo) del 2008, poi in un altro punto in realtà fa riferimento all’articolo 29, comma 1 del CCNL, e quindi la formazione, l’aggiornamento. Insomma dobbiamo essere chiari: o inquadriamo il docente come docente o lo inquadriamo come personale Ata”.

“Quando noi prendiamo un docente e lo inquadriamo come Ata, facendogli sottoscrivere un nuovo contratto individuale – chiarisce il presidente Anp – lui accetta a svolgere quelle mansioni altrimenti non lavorerebbe perché non sarebbe idoneo, ma a quel punto non farà più nulla che riguardi la professione docente, non andrà ai collegi docenti, non farà formazione,” spiega.

E commenta in conclusione: “Una nota in contraddizione con se stessa, insomma, che va ulteriormente chiarita”.

Adesso le note sono due e la contraddizione si moltiplica.