La riforma della figura dell’Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione (ASACOM), attualmente all’esame della Camera dei deputati, solleva numerose criticità dal punto di vista organizzativo e professionale. A evidenziarle è un sondaggio nazionale promosso da APEI, che ha raccolto le risposte di 224 educatori e pedagogisti impegnati nei servizi di inclusione scolastica.
Il dato che emerge con maggiore forza è uno: la norma, così com’è formulata, rischia di aumentare la confusione nelle scuole, anziché fornire strumenti chiari per l’organizzazione dell’inclusione.
Alla domanda se la legge ASACOM migliori il riconoscimento della professionalità educativa, oltre il 91% dei rispondenti dichiara che l’impatto è nullo o limitato. Un dato che segnala una distanza significativa tra l’impianto normativo e il lavoro effettivamente svolto nelle istituzioni scolastiche.
Ancora più critico il giudizio sulla chiarezza del testo: circa il 92% ritiene che la riforma abbia prodotto abbastanza o molta confusione sui titoli di accesso e sulle competenze professionali richieste. Una criticità che ha ricadute dirette sull’organizzazione del servizio e sulla collaborazione con i team docenti.
Uno dei punti centrali del sondaggio riguarda i requisiti di accesso. Per l’82% dei partecipanti è necessario che la legge indichi in modo esplicito la laurea L-19 in Scienze dell’Educazione (e, in molti casi, anche la LM-85) come titolo di riferimento per le funzioni svolte a scuola.
Secondo i rispondenti, l’attività ASACOM non può essere ridotta a una funzione meramente assistenziale: nella pratica quotidiana comprende osservazione educativa, progettazione degli interventi, lavoro sulle autonomie e coordinamento con docenti curricolari e di sostegno.
L’equiparazione tra percorsi universitari strutturati e corsi brevi regionali viene percepita come un abbassamento degli standard qualitativi e una fonte di conflitto organizzativo nelle scuole.
Un altro aspetto critico riguarda la continuità educativa. Circa il 90% degli operatori ritiene che il legislatore non abbia valutato adeguatamente l’impatto della riforma sulle condizioni di lavoro e sulla stabilità del servizio.
Le problematiche segnalate sono ben note alle istituzioni scolastiche:
Secondo molti rispondenti, questo modello incide negativamente sulla qualità dell’inclusione, rendendo difficile la costruzione di progetti educativi stabili e coerenti con il PTOF.
Tra le proposte più ricorrenti emerge la richiesta di superare il sistema degli appalti e di prevedere l’accesso al servizio tramite concorsi pubblici, con graduatorie basate su titoli e servizio. L’obiettivo dichiarato non è solo la tutela dei lavoratori, ma una maggiore chiarezza organizzativa per le scuole, che oggi si trovano a gestire figure con ruoli e inquadramenti spesso poco definiti.
Sul tema della fase transitoria, le risposte mostrano una posizione articolata: tutela per chi già opera nel settore, ma con deroghe limitate nel tempo. A regime, l’accesso dovrebbe avvenire tramite titoli coerenti con la funzione educativa.
Il sondaggio restituisce un messaggio chiaro: la riforma ASACOM non è una questione marginale o solo contrattuale. Riguarda l’organizzazione dell’inclusione scolastica, la chiarezza dei ruoli professionali e la qualità degli interventi educativi rivolti agli alunni con disabilità.
Il passaggio parlamentare rappresenta quindi un momento decisivo: da esso dipenderà se la norma saprà offrire alle scuole strumenti chiari e coerenti o se, al contrario, rischierà di aumentare la frammentazione e l’incertezza in un settore già complesso.