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Riforma del II Ciclo, una bozza tira l’altra

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Il tutto si è svolto nell’assoluto silenzio del solerte sito del Miur che, nell’apposita sezione, continua ad ospitare solo l’ormai ammuffita versione del 17 gennaio 2005.Tanto il dibattito non si svolge certo sul quel sito, anche se sarebbe utile sapere se qualcuno ha scritto, e cosa, all’indirizzo [email protected] dove il Miur invita a spedire riflessioni, considerazioni, proposte in merito alla riforma del secondo ciclo. Con tutta probabilità le riflessioni e le proposte giunte faranno la fine delle centinaia di sperimentazioni e monitoraggi di cui nessuno ha mai saputo più nulla ed i cui falconi occupano gli armadi tenuti insieme, lungo i polverosi corridoi di viale Trastevere, da nastro adesivo da pacchi.
L’Ufficio comunicazione ha altro da fare: ad esempio, smentire (30/4/2005) che solo passando per il liceo classico si possa avere accesso a tutte le facoltà universitarie, notizia del resto ripresa proprio da una delle molte bozze in circolazione che con una frase sibillina proprio questo lasciava intendere.

Crediamo sia non solo lecito ma anche doveroso chiedersi che senso abbia tutto questo rincorrersi di bozze che non fa che aggiungere confusione a confusione. Di certo i vari testi non escono autonomamente e misteriosamente dal Miur che, anzi, pubblicando a raffica bozze su bozze, occupa spazio su giornali e televisioni dando l’impressione di un lavorio intenso, di un procedere impetuoso, rapido e sicuro. Anche se è vero proprio il contrario, visto che dal marzo 2003 ad oggi sono passati inutilmente due anni. Il moltiplicarsi ed il veloce susseguirsi delle bozze obbliga, inoltre, tutti a dibattere del tema del giorno che, dopo poche ore o una settimana, si rivelerà sostanzialmente una bufala o, comunque, un nodo di scarsa rilevanza complessiva (sia esso l’orario di educazione fisica o l’accorpamento di filosofia e storia in molti licei o la figura degli esperti, o l’accesso all’Università, ecc.). Ma proprio così, forse, viene raggiunto il vero risultato, il rendere cioè difficile, se non impossibile, concentrarsi sui nodi più significativi della riforma. Sul suo asse culturale, sul doppio canale e sul suo significato, sul passaggio alle regioni dell’istruzione e formazione professionale, sul senso e sul significato della scuola secondaria nella società italiana.

Ed è questa, in fondo, la cosa più triste: vedere la scuola trasformata in campo di battaglia, in mezzo e strumento di altri giochi, in oggetto da usare per riempire pagine di giornali sapendo che il giorno dopo tutto si smentisce ma che intanto si è occupato lo spazio, tenuto il campo, difesa la trincea. Come se non si trattasse di persone concrete, di famiglie, di ragazzi e di ragazze che pensano e progettano il proprio futuro, di insegnanti ormai sfiancati, di Amministrazioni regionali e locali che attendono di poter discutere davvero di cose concrete. Non ci si accorge che così si gioca con il futuro stesso della nostra società. Un gioco pericoloso.
Ci vorrebbe maggiore rispetto. Per la scuola e per il nostro stesso futuro. Ed è per questo che la prossima bozza che commenteremo sarà solo quella ufficialmente approvata dal Consiglio dei Ministri. Per rispetto della scuola.