Prosegue il lavoro del ministro Valditara e del Governo nel suo complesso per dare attuazione alla riforma degli Istituti Tecnici.
L’ultima misura è stata inserita nel decreto PNRR approvato in via definitiva il 3 giugno dalla Camera.
La riforma interviene sulla disciplina dell’assetto ordinamentale degli Istituti Tecnici, precedentemente regolata dal decreto-legge n. 144 del 2022. Le novità principali riguardano la definizione di indirizzi, quadri orari e risultati di apprendimento, che non saranno più stabiliti tramite decreti interministeriali, ma saranno disciplinati da alcuni allegati al provvedimento in questione:
Un aspetto chiave della riforma è il potenziamento dell’autonomia degli istituti tecnici. Le scuole potranno utilizzare una quota di autonomia per rafforzare gli insegnamenti obbligatori e attivare ulteriori insegnamenti, con la condizione che nessuna disciplina venga ridotta di oltre il 25% del suo monte ore complessivo nel quinquennio.
Inoltre, è prevista l’introduzione di spazi di flessibilità:
Queste iniziative dovranno essere attuate entro il limite del 30% del monte ore del quinto anno e sempre in condizioni di neutralità finanziaria.
La riforma sarà introdotta gradualmente, per consentire un’applicazione fluida e progressiva; si partirà nel 2026/2027 con le classi prime per concludere nel 2030/2031 con le quinte.
Un aspetto fondamentale della riforma è la clausola di invarianza finanziaria. L’attuazione delle nuove disposizioni dovrà avvenire nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente, senza generare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
In particolare, il numero complessivo delle classi attivate negli istituti tecnici a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027 non potrà essere superiore a quello delle classi presenti nell’anno scolastico 2023/2024.

La relazione tecnica evidenzia che il nuovo assetto ordinamentale dell’istruzione tecnica non determinerà situazioni di esubero di personale docente. Le riduzioni di posti dovute al fatto che nel frattempo si dovranno scontare gli effetti del calo demografico sarà assorbita – chiarisce la relazione – dal ricambio fisiologico conseguente alle cessazioni dal servizio nell’arco del quinquennio.

In proposito il deputato Nicola Fratoianni ha protestato vivacemente contro il fatto che, a suo parere, il provvedimento non consentirà di “aumentare il numero complessivo delle classi nelle scuole del Paese”.
“Evidentemente – ha detto il deputato di Alleanza Verdi Sinistra al momento del voto finale alla Camera rivolgendosi ai banchi del Governo – vi siete convinti che nel nostro paese abbiamo tutte classi con pochissimi alunni, i ragazzi studiano nelle migliori condizioni, non esiste un problema di sovraffollamento, e allora vi siate inventati, per norma, un limite generale al tetto delle classi: non se ne può istituire una in più, anche nel momento in cui moltiplicate gli indirizzi, talvolta senza alcuna razionalità, inventandovene di alcuni davvero esilaranti”.
A conti fatti, ad ogni modo, la riforma dovrebbe portare ad un risparmio non del tutto disprezzabile come evidenziano ancora dalla relazione tecnica.
