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04.09.2025

Riforma maturità. Per il Ministro “il colloquio non sarà valido se lo studente sceglierà deliberatamente il silenzio”, ma Palazzo Chigi non parla di questo

Sul decreto approvato poche ore fa dal Governo c’è un comunicato ufficiale ma non mancano già alcune dichiarazioni del ministro Valditara.
Ciononostante, prima di passare ad una analisi puntuale e precisa delle diverse misure sarà meglio aspettare il testo discusso in sede di Consiglio dei Ministri.
Alcune questioni, infatti, sono molto delicate e una virgola in più o in meno potrebbe cambiare del tutto il senso di una disposizione.
Quella su cui, più di altre, è bene sospendere il giudizio riguarda la questione della validità dell’esame di Stato, anzi della Maturità come d’ora innanzi si chiamerà.

Secondo il comunicato ufficiale diramato dal Ministero dell’Istruzione “il colloquio non sarà valido se lo studente sceglierà deliberatamente il silenzio”; questo passaggio, però, non è presente nel comunicato disponibile nel sito del Governo e questa discrepanza potrebbe avere diverse spiegazioni.
La più semplice è il comunicato del Governo è più sintetico mentre quello del Ministero si concentra proprio su un punto sul quale il Ministro ha molto insistito da giugno in avanti.
L’altra spiegazione è che questo aspetto è ancora all’esame del Ministero e conosceremo il testo preciso della disposizione fra qualche giorno quando il decreto legge sarà trasmesso al Quirinale per essere firmato dal Capo dello Stato.
Ma c’è una ipotesi ancora diversa: gli uffici legislativi di Palazzo Chigi, che spesso devono anche fare i conti con quelli del Quirinale soprattutto quando c’è di mezzo non un semplice disegno di legge ma un decreto legge che entra subito in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, non sono del tutto convinti che sia possibile inserire in un provvedimento di legge una espressione del tipo “il colloquio non sarà valido se lo studente sceglierà deliberatamente il silenzio”.
Una formula di questo genere, infatti, potrebbe generare discussioni infinite: come si può stabilisce che lo studente sta in silenzio in modo deliberato? E se stesse in silenzio perché non sa rispondere? E come ci si deve comportare se molto semplicemente lo studente risponde “non so cosa dire” o “non conosco l’argomento”?
Peraltro se lo studente si presenta alla prova orale è evidente che intende sostenere la prova, e così via.
Il paragone è del tutto improprio ma torna alla mente quando nei processi degli anni di piombo molti imputati decidevano di non rispondere ai giudici e addirittura rifiutavano anche i difensori d’ufficio.
Ciononostante i processi proseguivano e gli imputati venivano processati esaminando le prove e le testimonianze e non venivano condannati “a prescindere”.
Non è da escludere che la “grana” venga elusa nel testo della legge per essere demandata ad apposite regole da inserire nella ordinanza ministeriale annuale: se così fosse la soluzione fin qui prospettata da Valditara e dal suo staff ne uscirebbe un po’ indebolita.
Ma per ora sono tutte ipotesi e previsioni.
Per capire come il Ministro intenda affrontare la questione dobbiamo aspettare ancora qualche giorno.

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