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Riforma Università, la Gelmini al rush finale

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La riforma dell’Università italiana è ormai entrata nella fase due: quella che segue sempre l’approvazione di una legge, che nella fattispecie è la tanto discussa n. 240 di fine 2010. Il 7 luglio il ministro Gelmini ha presentato, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, lo stato dell’iter burocratico che dovrebbe portare, entro tre mesi, all’approvazione di tutti i decreti attuativi: il responsabile del Miur ha spiegato che  “32 provvedimenti attuativi sono stati già firmati:i primi 7 decreti saranno approvati in via definitiva entro luglio e i rimanenti entro fine settembre”.

Tra questi ultimi figura anche la norma che prevede il commissariamento delle università con i “conti in rosso”: gli atenei che non rispetteranno le regole sulla contabilità economico-patrimoniale, previste dalla nuova riforma. Si tratta di un sistema punitivo che “potrebbe partire anche prima del 2014”, anno entro il quale gli atenei dovrebbero adeguarsi per garantire una maggiore trasparenza nei conti e nella gestione delle risorse.  “Il commissariamento è comunque l’estrema ratio e speriamo di non doverlo mai applicare”, ha detto la Gelmini, ricordando che “gli atenei hanno a disposizione molti strumenti per evitare questo ‘cartellino rosso’, dalla fusione e federazione tra università al taglio dei corsi inutili”.
Tra l’altro questo indirizzo è già stato preso da tempo: il Ministro ha spiegato che in tre anni, dall’anno accademico 2007/2008, c’è stata una riduzione del 25% dei corsi di laurea: complessivamente sono passati da 5.879 a 4.389. La nuova filosofia è che il numero dei corsi attivati deve tenere conto del corpo docente disponibile in ogni università, sia dal punto di vista numerico che scientifico, in modo da assegnare ad ogni corso di laurea un numero adeguato di docenti con un curriculum scientifico pertinente con gli insegnamenti previsti.
In tre anni anche i curricula degli studenti sono passati da 8.955 a 5.424: “si tratta – ha detto Gelmini – di un’opera di razionalizzazione dell’offerta formativa che ha l’obiettivo di garantire agli studenti percorsi di studio di maggiore qualità, perché bisogna tenere conto del corpo docente disponibile in ogni università”.
Gelmini ha poi confermato la tendenza all’aumento graduale della percentuale del Fondo di finanziamento ordinario che viene distribuita alle università in base a specifici criteri di qualità e merito. “Rispetto al 2010, quando la quota era del 10%, la percentuale sale al 13,5%. Dal 2009, quando il 7% dei fondi è stato distribuito su base meritocratica, la percentuale è quasi raddoppiata. Si tratta, in valori assoluti, di circa 930 milioni di euro, rispetto ai 720 milioni del 2010”.
Tra gli altri punti toccati dal Ministro figurano:
l’aumento del 20% dell’importo minimo degli assegni di ricerca: si passa da 16.000 euro a 19.630, che rappresentava il precedente valore massimo. Contestualmente, il tetto agli assegni di ricerca è stato abolito;
la certificazione degli atenei e la valutazione della qualità della ricerca: sarà attuata dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca insediata il 2 maggio scorso. Verrà esaminato il lavoro di tutti i professori e di tutti i ricercatori delle università italiane. I risultati delle valutazioni dell’Anvur saranno determinanti per la distribuzione della quota premiale dei fondi, assegnata agli atenei su base meritocratica.
l’accreditamento dei corsi e delle sedi: tutti i nuovi corsi attivati e le nuove sedi istituite dovranno essere accreditati e certificati. Saranno oggetto cioè sottoposti, come i corsi e le strutture già esistenti, a valutazione dell’Anvur.
l’internazionalizzazione dell’università: sono previste procedure semplificate per la chiamata diretta di ricercatori e docenti. Potranno essere chiamati anche i ricercatori, italiani e stranieri, che hanno vinto importanti e prestigiosi progetti di ricerca internazionali, riconosciuti attraverso un decreto del ministro.
l’attivazione di nuove procedure, incentrate sulla valutazione dei meriti scientifici, per l’abilitazione scientifica nazionale dei docenti: entro l’anno saranno sbloccate;
lo stanziamento di 106 milioni di euro complessivi per i Prin, i Progetti di ricerca di interesse nazionale;
l’introduzione del test di medicina in inglese: verranno introdotti nelle università dove sono attivati corsi di Medicina in inglese. Gli atenei coinvolti sono l’Università di Milano, La Sapienza di Roma e l’Università di Pavia. Il test d’ingresso, elaborato in collaborazione con l’Università di Cambridge, si svolgerà il 9 settembre contemporaneamente a Londra, Cambridge, Roma, Milano e Pavia;
la riduzione dei settori scientifico-disciplinari: i settori concorsuali passano da 370 a 180.
l’avvio di nuovi dottorati di ricerca: vengono istituite nuove modalità di selezione, basate su criteri riconosciuti anche a livello internazionale. Anche i dottorati dovranno essere accreditati e dunque certificati e valutati.

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