Home Personale Rinnovo contratto, Giuliani: solo 50 euro di aumento lasciano l’amaro in bocca

Rinnovo contratto, Giuliani: solo 50 euro di aumento lasciano l’amaro in bocca

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“Sul rinnovo del contratto del personale docente non è detto che si trovi un punto di congiunzione tra la volontà del Miur e quella dei lavoratori”.

“Il Governo non ha stanziato i soldi che i sindacati si aspettavano: 85 euro, che corrispondono a meno di 50 euro nette, dopo che è tutto fermo e bloccato dal 2009, sicuramente lasceranno ai lavoratori molto amaro in bocca”.

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Così si è espresso Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, nel corso della trasmissione “L’angolo del direttore”, andata in onda l’8 maggio su Radio Cusano.

“Anche perché – ha aggiunto Giuliani – il ministro ha anche ribadito che una parte di questi aumenti verrà assegnato, attraverso la valutazione e il bonus annuale, solo ai docenti più meritevoli: quindi verranno assegnati tramite il comitato ad hoc, istituito in ogni scuola, sulla base delle indicazioni del Collegio dei docenti”.

 Per questo motivo, gli 85 euro lordi rappresentano solo una media nazionale e non un sicuro aumento per tutti, “come del resto previsto dalla Legge 107/2015” e prima ancora dalla legge di riforma del pubblico impiego del 2009, la Legge 150 tanto voluta dall’ex ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che ha introdotto anche nel settore pubblica la logica delle performance lavorative.  

Il direttore ha ricordato che non ci dovremmo aspettare sorprese, perché “con questa politica andremo probabilmente avanti per un altro anno: l’impressione è che Governo e Fedeli andranno avanti sino a fine legislatura”.

La Fedeli dice che non si ricandiderà? “Ad oggi ci sembra un voler mettere il carro davanti al buoi, dal momento che il responso delle urne non è al momento prevedibile. E non affatto detto che il Pd possa tornare a governare”.

Sulle prove Invalsi alle superiori, Giuliani ha detto che lo sciopero dei comitati di base alle superiori (non autorizzato) non sarebbe stato con ogni probabilità molto gettonato. “Ma stavolta potrebbero essere gli studenti a non presentarsi a scuola, anziché i loro docenti.

Dall’anno prossimo, siccome con la Legge 107/15 i test nazionali avranno influenza diretta sull’ammissione agli Esami di Stato, gli studenti invece molto difficilmente parteciperanno alle iniziative di protesta”.

 

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Rimane la valenza della protesta, perché “il riscontro sul fronte della preparazione degli studenti rimane molto variegato, oltre che legato a doppio filo al livello di sostegno delle famiglie e a quello dei servizi offerti a livello locale”.

Indirettamente, le prove Invalsi vanno a valutare l’operato scolastico dei docenti? È vero, lo ha ammesso lo stesso istituto di valutazione nazionale. E questo è un discorso pericoloso, perchè “l’Italia rimane un Paese dove le competenze degli studenti risultano ampiamente diversificate: è vero che si sono degli algoritmi che tendono conto delle differenze territoriali, ma le scuole frequentate da studenti più fortunati e supportati dalle famiglie sono destinate ad avere delle competenze maggiori. È inevitabile che il riscontro sia diverso nelle scuole di Milano, Varese e Genova, rispetto a quelle di Vibo o del quartiere Zen di Palermo”.

“In questo contesto – ha concluso Giuliani – la scuola aperta a tutti e di tutti, nella visione di don Milani, dove chi sta più indietro deve stare al primo banco, rischia sempre più di venire meno”.

                                                           

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