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Aggiornato il 10.10.2025
alle 10:31

Rinnovo contratto scuola, aumenti miseri per i docenti? Le reazioni dei sindacati, ecco quando sarà il prossimo incontro

Oggi, 9 ottobre, alle ore 11:00, si è svolto l’ultimo incontro, all’Aran, tra sindacati e amministrazione, sul rinnovo del contratto scuola.

A spiegare cosa è emerso è stato il presidente Aran Naddeo: “L’incontro di oggi con le organizzazioni sindacali del comparto Istruzione e Ricerca si è svolto in un clima costruttivo: abbiamo presentato una proposta economica concentrata sugli incrementi stipendiali e delle indennità fisse concretamente al personale della scuola. Gli aumenti stipendiali previsti vanno da 82 a 186 euro mensili per il personale amministrativo e da 105 a 177 euro mensili per i docenti. Sono state inoltre rideterminate le indennità fisse, che per i docenti passano da 204 a 320 euro mensili, mentre per il personale amministrativo variano tra 88 e 109 euro mensili. Per i Direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga) l’indennità di direzione è stata fissata a 2.972 euro annui”, queste le sue parole.

Le reazioni

Ecco i commenti dei sindacati.

“Nel corso dell’incontro odierno, l’Aran ha illustrato gli aumenti medi mensili previsti per il personale della scuola: 136 euro lordi , di cui oltre il 60% già anticipato e percepito. Ciò significa che l’aumento effettivo in busta paga si aggirerà attorno a 47 euro medi lordi. A queste somme si dovrebbe aggiungere un compenso una tantum di 142 euro lordi” si legge in una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

“Se queste cifre – continua la nota – dovessero essere confermate senza ulteriori possibilità di incremento, saremo costretti a ribadire le difficoltà già denunciate fin dall’inizio di questa trattativa, caratterizzata da forti ritardi nell’apertura del negoziato e da risorse inadeguate. Qualche modesto progresso registrato, dopo mesi di negoziato, riguarda le relazioni sindacali. Un po’ troppo poco per un settore che si fa carico della formazione delle future generazioni del Paese”. Per la FLC CGIL la questione centrale resta quella salariale: “non intendiamo accettare una riduzione di ben due terzi del potere d’acquisto dei salari. Per andare avanti è necessario uno stanziamento di risorse aggiuntive che faccia giustizia dell’iniquità retributiva subita dalla categoria degli educatori, la più sottopagata d’Europa, e riconosca a docenti e Ata quel differenziale retributivo che serve per recuperare il potere d’acquisto dei salari, falcidiati dall’inflazione registrata nel triennio 2022-2024. La parola va adesso alla legge di bilancio dove si misureranno le reali intenzioni del Governo”.

“La Cisl Scuola, tenuto conto del contesto economico attuale, per prevenire possibili ulteriori interventi di legge finalizzati all’erogazione delle risorse contrattuali, e poiché sono già disponibili le risorse per il CCNL 2025/27, ha ribadito la necessità di giungere rapidamente alla definizione del CCNL, in modo da procedere al pagamento delle nuove retribuzioni, insieme agli arretrati, entro dicembre 2025.

Nel contempo, la Cisl Scuola continuerà a sollecitare il Governo a destinare ulteriori risorse al comparto che, comunque, non potranno che essere destinate al futuro contratto. Per questo motivo, sarà indispensabile riaprire immediatamente la discussione sul rinnovo del futuro contratto 2025/27. Solo attraverso un puntuale rinnovo contrattuale si sarà in grado di tutelare il personale. In questo modo, docenti, ATA e DSGA, tra la chiusura del CCNL 2022/24 e quello del 2025/27 potranno contare su incrementi contrattuali stimabili in circa 300 euro mensili”.

“Le tabelle presentate, relative agli aumenti del contratto 2022/24, risultano essere esigue dal punto di vista economico e non permettono al personale interessato di recuperare la perdita del potere d’acquisto che, negli anni, è diminuito di circa il 16%”. Ad affermarlo è il Segretario generale della Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile.

“Per questo – sottolinea il segretario – abbiamo chiesto di stanziare risorse aggiuntive per il rinnovo contrattuale 22/24, detassare gli aumenti e anticipare le somme previste e già accantonate per il triennio 2025/27. La nostra posizione resta coerente. Adesso serve un intervento politico che sblocchi le risorse annunciate, che vanno rese disponibili e quantificate in modo chiaro per procedere ad una valutazione di merito che abbia come finalità la valorizzazione del personale soprattutto dal punto di vista economico”, conclude D’Aprile

“Quello che la nostra organizzazione sindacale da sempre chiede, sono più risorse, riteniamo che il 6% per il triennio 2022-24, a fronte di un’inflazione pari a 16, sia largamente insufficiente. Il mondo della Scuola parte da stipendi molto più bassi rispetto a quelli del pubblico impiego e ancora una volta siamo penalizzati. Non possiamo continuare a dire che vogliamo valorizzare gli insegnanti e vogliamo mettere la Scuola al centro dell’agenda politica e poi, di fatto, lasciare degli stipendi quasi da fame”, questo è il commento del coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti Vito Carlo Castellana.

“Vogliamo più risorse, da subito, un impegno politico per la prossima legge di bilancio, in previsione anche del contratto futuro, 2025-27. Se il contratto 2022-24 ormai è stato congelato dalla legge di bilancio, prevediamo almeno risorse una tantum più sostanziose di quelle già stanziate, per recuperare quanto è stato perso e per stipendi tabellari più consistenti nel triennio 2025-27. E’ il mondo della Scuola che lo chiede, siamo il fanalino della PA, a parità di titolo di studio guadagniamo il 20-30% in meno. Chiedo alla politica di passare dalle parole ai fatti, mettiamo davvero al centro dell’agenda politica di questo paese l’istruzione e la Scuola pubblica statale”, ha concluso.

Il prossimo incontro sarà il 31 ottobre.

I nodi tempistiche e risorse

Secondo SkyTg24, i ministri Zangrillo Valditara premono per raggiungere un’intesa quanto prima, preferibilmente entro la fine di novembre. Probabilmente i due pensano di racimolare risorse da inserire in Manovra Economica.

I contratti, però, si firmano in due. Ma cosa ne pensano i sindacati? Ecco il contenuto di un comunicato di Flc Cgil di qualche giorno fa: “Se il ministro Zangrillo e il governo vogliono accelerare la chiusura del CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, devono rivedere la loro ‘scelta politica’ di fare cassa sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, stanziare risorse aggiuntive per garantire agli aumenti contrattuali un reale adeguamento all’inflazione certificata dai dati ISTAT nel triennio 2022-2024 e istituire un fondo specifico per la perequazione retributiva, finalizzato a ridurre il divario non solo tra enti locali e ministeri centrali  ma anche con il comparto Istruzione e Ricerca, che attualmente è il meno retribuito dell’intera Pubblica Amministrazione’.

Come ha sottolineato il presidente dell’Aran Naddeo, l’accordo non riguarderebbe solo la parte economica, “ma anche la valorizzazione delle competenze digitali, le misure di age management, il benessere organizzativo, il rafforzamento del welfare aziendale. Il nodo resta lo stesso: coniugare vincoli di bilancio con la necessità di rendere la Pa un datore di lavoro attrattivo e competitivo”. Da valutare, inoltre, anche la possibilità di allargare il potere dei dirigenti scolastici sul fronte delle sanzioni agli insegnanti, un tema che però i sindacati non vogliono discutere, visto che in questo caso la sanzione sarebbe inflitta da chi ha contestato il comportamento del dipendente e non da un organismo super partes (che garantirebbe maggiore equità).

Si è trattato, ancora una volta, come spiega Cisl Scuola, di un incontro interlocutorio, nel corso del quale l’Agenzia ha fornito risposte riguardo alle proposte delle Organizzazioni Sindacali su alcuni aspetti trattati. In particolare, l’ARAN ha fornito alcuni chiarimenti su scuole italiane all’estero, università, ricerca e AFAM.

Contratto scuola, 240 milioni di euro annunciati da Valditara

Nel frattempo a inizio settembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, lasciando Palazzo Chigi, dopo l’approvazione del decreto-legge recante “Misure urgenti per la riforma dell’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione e per il regolare avvio dell’anno scolastico 2025/2026”, ha parlato di nuove risorse per il contratto.

“Ci sono 240 milioni di euro da destinare al contratto del personale della scuola”, queste le sue parole. Secondo quanto riporta ANSA, si tratta di “una misura una tantum molto importante, 240 milioni di euro per il contratto, per gli stipendi, del personale scolastico”. Probabilmente all’incontro di domani si parlerà proprio di questo.

Contratto scuola, le questioni sul tavolo

Cosa succederà? È difficile dirlo, perché i sindacati, nessuno escluso, chiedono compattamente maggiori risorse: il 6 per cento, quello di tutti i ministeri, alla scuola risulta davvero stretto.

Perché significherebbe, di fatto, sottoscrivere un contratto scaduto da tre anni portando a casa un incremento di soli 70-80 euro netti medi a lavoratore. E siccome la metà di questa somma è già da oltre un anno in busta paga, per effetto della nuova legge sull’indennità di vacanza contrattuale, non sarebbe un risultato strabiliante: soprattutto perchè quando il Ccnl 2022/24 andrà a regime, in busta paga l’aumento visibile sarà mediamente di meno di 40 euro. Una cifra che si commenta da sola.

La “partita” potrebbe allora giocarsi, come ha fatto intendere lo stesso numero uno dell’Aran, con le risorse già stanziate per i due rinnovi contrattuali successivi, per i quali il Governo Meloni ha già di fatto stanziato le somme attraverso l’ultima Legge di Bilancio: in sostanza, si potrebbe prevedere un anticipo o un impegno semi-immediato per rendere più sostanzioso l’aumento e ridurre la delusione di tanti docenti e Ata.

Nel frattempo, sempre Naddeo ha anche tenuto a dire che l’accordo non riguarda solo la parte economica, “ma anche la valorizzazione delle competenze digitali, le misure di age management, il benessere organizzativo, il rafforzamento del welfare aziendale. Il nodo resta lo stesso coniugare vincoli di bilancio con la necessità di rendere la Pa un datore di lavoro attrattivo e competitivo”, conclude il presidente dell’Aran.

L’amministrazione, ad esempio, ha più volte chiesto di allargare il potere dei dirigenti scolastici sul fronte delle sanzioni agli insegnanti; i sindacati, invece, non vogliono sentirne parlare, poiché la sanzione sarebbe inflitta da chi ha contestato il comportamento del dipendente e non da un organismo super partes (che garantirebbe maggiore equità).

Alcuni sindacati, invece, non disegnerebbero delle forme di carriera del personale, ad iniziare dai collaboratori dei presidi: una possibilità, quella del middle management, che all’Aran sembra non dispiacere, ma che altre organizzazioni dei lavoratori (come Flc-Cgil e Gilda degli insegnanti) respingono senza se e senza ma.

Le questioni sul tavolo sono innumerevoli: c’è chi vorrebbe (sempre la Gilda) portare la Carta del docente nello stipendio (ma l’Anief ha fatto notare che si dimezzerebbe l’importo per via delle trattenute); c’è l’annosa questione della mobilità bloccata per i nuovi assunti; la richiesta di allargamento dei permessi e in generale dei diritti, del personale precario; vi sono anche richieste di introduzione di indennità economiche per chi è costretto a lavorare in condizioni difficili; ci sarebbero anche da contrattualizzare, laddove possibile, alcun benefit introdotti dal ministro Giuseppe Valditara.

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