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Ritorno a scuola dopo Pasqua, fino a 12 anni tutti in classe pure nelle zone rosse: Regioni e Comuni non ci stanno

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  • GUERINI

Giovedì 1° aprile gli studenti italiani si sono tuffati nelle vacanze pasquali: il canonico stop delle lezioni a quattro giorni dalla Pasqua quest’anno ha interrotto per molti alunni non le lezioni tradizionali in presenza, ma la DaD. Per una discreta percentuale, però, da mercoledì 7 aprile cambieranno le cose: quando riapriranno le scuole, le previsioni ci dicono che saranno oltre 5 milioni gli studenti in presenza su poco più di 8 milioni in totale. L’ufficialità è arrivata con il decreto Covid pasquale approvato dal CdM nella serata dell’ultimo giorno di marzo: nel decreto è stato previsto il ritorno a scuola in presenza ovunque fino alla prima media, anche nelle zone rosse; mentre nelle zone arancioni gli alunni saranno accolti in classe fino alla terza media. E così anche alle superiori, ma al 50% di presenza di allievi.

Il “bavaglio” agli enti locali

Una delle novità del decreto è l’impossibilità per i presidenti delle Regione, a differenza di quanto è accaduto sino ad oggi, di emanare ordinanze ulteriormente restrittive per chiudere le scuole.

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Una disposizione che il governo ha introdotto per smontare sul nascere le iniziative di alcuni governatori, su tutti quelli della Campania e della Puglia, rispettivamente Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, che per tutelare la salute dei cittadini e non aggravare gli ospedali locali hanno deciso di mantenere la DaD per periodi ben più lunghi rispetto alle altre Regioni.

Del resto, il Titolo V della Costituzione dà pieno potere alle giunte regionali su questo ambito: una prerogativa che però per in questo frangente emergenziale verrebbe meno, anche se non per via legislativa.

De Pascale: siamo sorpresi

Gli enti locali non l’hanno presa bene. Anche perché non sono stati coinvolti nella decisione. Il presidente dell’Upi Michele de Pascale lamenta che “non c’è stata consultazione con le associazioni di rappresentanza degli Enti locali, Anci e Upi, che per la prima volta dall’inizio dell’emergenza non sono state consultate sulle misure”.

“Presidenti di Provincia e Sindaci – sottolinea de Pascale – sono in prima linea a dare attuazione alle disposizioni anti Covid. Per questo possono dare un contributo essenziale nella definizione delle disposizioni. Questa esclusione, dati i rapporti di piena collaborazione con il Presidente Draghi, il Ministro Speranza e la Ministra Gelmini nella gestione della crisi, ci sorprende e ci rammarica”, ha concluso de Pascale.

Azzolina: i sindaci potrebbero intervenire?

A ben vedere, però, nella disposizione vi potrebbe essere un ‘bug’.

A sostenerlo è l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, deputata M5s, secondo la quale “nella bozza di decreto che ho letto non c’è però alcun riferimento al livello amministrativo comunale. Mi domando perché. Se fossero i sindaci a poter ‘chiudere’ le scuole in autonomia saremmo punto e a capo”.

Bonaccini: dove vi sono rischi drammatici niente scuola

Sul tema si è espresso anche Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni: “C’è una richiesta che avevamo fatto come presidenti” di Regione, ovvero “la maggior parte di noi aveva chiesto di cominciare a riaprire le scuole a fronte di dati che cominciavano a migliorare. Sapete che in zona rossa fino alla prima media si potranno riaprire. E credo che questo sia giusto”.

Poi, però, Bonaccini avverte: “credo che il Governo stia lavorando a una norma che preveda però che si riapre, ma se in qualche parte di Italia – anche fosse una sola città o provincia – vi fossero rischi epidemiologici drammatici, sia possibile chiudere d’intesa col ministero della Salute”.

Floridia: dialogo aperto con le Regioni, ma…

Sulla disposizione di non derogare ai tempi previsti dal governo, però sorvegliano dal M5S. La sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia, senatrice grillina, sostiene che le chiusure generalizzate di alcune Regioni dei passati mesi hanno “aumentato il divario tra gli studenti di alcune regioni, alimentando anche la dispersione scolastica in territori che sono già difficili in tempi normali. Il dialogo con le Regioni verrà portato avanti, come sempre, nell’intento di arrivare a decisioni il più possibile condivise”.

La sottosegretaria ritiene che “sulla scuola non possiamo permetterci disparità prolungate a danno dei nostri studenti, che hanno già pagato un prezzo troppo alto in questa emergenza. Adesso dobbiamo puntare a fare tornare in presenza, al più presto, anche tutti gli altri gradi di scuola”.

Carbonaro: dannoso chiudere a livello locale

“Il prossimo passo dovrà essere riportare in classe, il prima possibile, anche tutti altri studenti e studentesse ancora in dad”, incalza Alessandra Carbonaro, capogruppo del M5S in commissione Cultura.

“Le Regioni – prosegue la deputata – si dovranno attenere alle disposizioni stabilite dal Governo: è di cruciale importanza aver introdotto lo stop alle ordinanze che chiudono le scuole in controtendenza rispetto a quanto stabilito a livello nazionale. L’esperienza dei mesi scorsi ci ha dimostrato quanto sia pericoloso e dannoso”.

“La prossima settimana la Camera discuterà e voterà una mozione del MoVimento 5 Stelle che interviene proprio su questo aspetto, chiedendo al Governo anche di definire il più dettagliatamente possibile le condizioni e gli indici che possono determinare la sospensione della didattica in presenza”, ha concluso Carbonaro.

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