Ancora una doccia fredda per chi sperava nell’approvazione dello Ius soli: uno dei principali partiti del Governo in carica, la Lega, ha fatto sapere di avere predisposto un disegno di legge che anziché limitare i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana li andrebbe ad incrementare. A farlo sapere, attraverso i social, è stato direttamente il leader della Lega, Matteo Salvini: “La Lega presenta una proposta di legge per introdurre requisiti più stringenti per la richiesta della cittadinanza italiana, norme “anti-maranza“, ampliamento dei casi in cui è prevista la revoca, stretta sui ricongiungimenti”, ha scritto il segretario del Carroccio.
“La cittadinanza è una cosa seria, e va trattata come tale!”, ha scritto ancora Salvini, con toni accesi e quindi rafforzando il concetto.
Un concetto che sicuramente non gradirà Elly Schlein, numero uno del Pd, che qualche tempo fa, aveva tenuto a ricordare che oramai “il 70% dei giovani stranieri è nato in Italia, quindi sono italiani”.
Quindi, aveva aggiunto la dem, “dobbiamo cambiare quella legge” e noi del Partito democratico “abbiamo sbagliato quando avevamo i numeri e non lo abbiamo fatto. Siamo qua anche per riparare agli errori”, ha concluso la segretaria del Partito democratico rimpiangendo la mancata approvazione dello “ius soli” quasi dieci anni fa, quando il Pd rappresentava il Governo con il 42 per cento dei consensi raccolti a seguito delle elezioni politiche.
Sicuramente, la proposta di legge della Lega sull’inasprimento dei requisiti per diventare cittadini italiani non farà particolarmente piacere nemmeno a qualche alleato di governo. Come Forza Italia, che da tempo insiste per approvare una legge, il cosiddetto Ius Scholae, che prevede per i giovani figli di stranieri l’ottenimento della cittadinanza italiana a seguito dello svolgimento di 10 di scuola primaria, medie e biennio superiori, quindi prima degli attuali 18 anni di età anagrafica.
La Lega, però, non ha mai dato il suo avallo alla proposta. Anzi. Non molto tempo fa anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha inviato un messaggio di apertura (ma anche un avvertimento) probabilmente proprio a Forza Italia: “Se non c’è conoscenza della lingua italiana, non c’è Ius Scholae” e quindi non può esserci cittadinanza italiana per i giovani stranieri.
La scorsa estate, però, il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani è ritornato sulla volontà di approvare lo Ius Scholae: “Preferite – ha detto – i maranza, o chi va a scuola per 10 anni e poi diventa cittadino italiano?”, specificando anche che “la nostra non è una proposta lassista, è invece è più severa sulla cittadinanza italiana. I maranza a scuola non ci vanno e poi vanno a delinquere e diventano cittadini italiani”, ha concluso Tajani.