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04.09.2025

Save the Children, uno studente su otto non ha la cittadinanza italiana. E lo Stato “perde milioni di euro”

Sono ancora profonde le disuguaglianza che colpiscono gli studenti con background migratorio nel sistema educativo italiano. Molti studenti non hanno ancora la cittadinanza, e ciò comporta una perdita economica per lo Stato. Il riconoscimento per le seconde generazioni, infatti, potrebbe portare nell’arco di un decennio benefici economici per il bilancio italiano, tra gli 800 mila e i 3,4 milioni di euro ogni 100 nuovi cittadini.

A dirlo è Save the Children, nel rapporto “Chiamami col mio nome” appena pubblicato. Il documento (in collaborazione con il Movimento Italiani senza cittadinanza, Fondazione Bruno Kessler e Think Tank Tortuga) sottolinea come la scuola italiana fatichi a dare risposte a questi giovani. Nell’anno scolastico appena concluso, circa uno studente su otto (12,2%, circa 865mila) non possedeva la cittadinanza, quattro volte in più rispetto a 20 anni fa.

Più di tre su cinque di questi studenti (65,4%), proseguono gli autori del rapporto, sono nati in Italia. La regione che registra più presenze in termini assoluti è la Lombardia, con 231mila alunni, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. A livello di incidenza sulla popolazione studentesca è l’Emilia-Romagna a registrare il dato più alto (18,4%), seguita da Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%).

I numeri del rapporto sul background migratorio

Gli studenti con background migratorio mostrano, scrive ancora Save the Children, registrano rendimenti più bassi rispetto ai loro compagni nelle prove Invalsi di italiano e matematica. Allo stesso tempo, ottengono risultati più alti in inglese. La dispersione implicita – cioè il conseguimento del titolo in assenza di competenze adeguate – raggiunge il 22,5% tra i ragazzi di prima generazione – un dato molto distante da quello dei coetanei di origine italiana (11,6%) – ma si riduce al 10,4% per quelli di seconda generazione.

Parlando di ritardo scolastico, esso riguarda oltre un quarto degli studenti con background migratorio (26,4%) rispetto al 7,9% dei coetanei italiani. Tra le cause principali di queste disuguaglianze, scrivono gli autori del rapporto, vi sono le condizioni di svantaggio socioeconomico familiare, il mancato riconoscimento della cittadinanza, la penalizzazione nell’orientamento e forme di segregazione scolastica, incluso il fenomeno del “white flight”, ovvero la tendenza delle famiglie italiane a ritirare i figli da scuole dove la percentuale di studenti stranieri è più alta.

Quasi la metà delle famiglie con minori e entrambi i genitori non italiani vive in povertà assoluta (41,4%), a fronte dell’8,2% delle famiglie con genitori italiani. Questi studenti tendono a prediligere percorsi professionali o tecnici, che offrono un accesso più rapido al mercato del lavoro, anziché il liceo. Globalmente, solo il 35% degli studenti di prima generazione e il 42,9% di quelli di seconda sceglie il liceo, contro il 53,7% degli alunni di origine italiana.

Cittadinanza, strumento per “evitare l’esclusione”

“La presenza di tanti bambini, ragazzi e ragazze di origine straniera nelle aule scolastiche rappresenta un patrimonio fondamentale”, dice Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children, “a maggior ragione in un Paese che attraversa una gravissima crisi demografica. È necessario sostenere le scuole e i territori, per superare gli ostacoli che oggi rendono il percorso di studi di questi studenti e studentesse più difficile e accidentato rispetto ai coetanei, anche a parità di condizioni economiche e di rendimento scolastico. È un investimento che riguarda tutto il Paese”.

Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni Istituzionali, ha sottolineato l’importanza che “il Parlamento riapra la discussione sul tema, per arrivare a un nuovo quadro legislativo che, sulla base dello ius soli temperato, riconosca la cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti e preveda percorsi semplificati per chi in Italia è cresciuto. Va inoltre rafforzato il supporto alle scuole, soprattutto nei territori più fragili”.

Per far questo, sottolinea D’Errico, occorre formare il personale scolastico “sulle competenze metodologico-didattiche inclusive e la prevenzione dei pregiudizi nell’orientamento, garantendo la presenza di mediatori interculturali a supporto delle famiglie”. Gli studenti stessi, del resto, percepiscono la cittadinanza come una condizione necessaria per immaginare il futuro con fiducia, sentirsi legittimati nelle proprie aspirazioni e accedere a opportunità come viaggiare, lavorare o iscriversi all’università. Il rischio è quello dell’esclusione.

https://www.tecnicadellascuola.it/a-settembre-oltre-1000-docenti-per-insegnare-agli-studenti-stranieri

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