Si parla ancora del caso della famiglia nel bosco: il padre dei tre bambini che vivevano nel bosco, in Abruzzo, in un casolare senza bagni o allacciamento alla rete elettrica, ha rilasciato una intervista a La Repubblica in cui ha parlato del futuro.
L’uomo si è detto rassegnato e pronto ad adeguarsi per rispettare le norme: “Bisognerebbe cambiare le leggi, ma abbiamo deciso che accetteremo gli standard italiani. Lo farò, che ne sia convinto o no”, ha detto.
Ecco cosa ha intenzione di fare: “Allargheremo il nostro casolare, ingloberemo un bagno a secco, rifaremo gli infissi. Un progetto di bioedilizia. Ci collegheremo alla rete elettrica, a quella idrica. In Italia per vivere in cinque devi avere almeno 66 metri quadrati di alloggio, in Inghilterra basta la metà. E in Australia i bagni a secco sono la normalità da vent’anni, là manca l’acqua. Avvieremo, comunque, la ristrutturazione, come chiede il Tribunale dei Minorenni”.
L’uomo è pronto a fare grossi cambiamenti anche in materia di istruzione dei figli: “Chiuderemo con l’unschooling, l’insegnamento diretto dei genitori. Ho capito che qui non si può fare, al contrario del mio Paese, la Gran Bretagna. Manterremo la scuola a casa, l’homeschooling, scegliendo un istituto che la offre online”.
“Il cuore non è cambiato, penso sempre allo stesso modo, vogliamo tutti vivere in stretto rapporto con la natura. La mia testa, però, è cambiata, è stato necessario”, ha concluso. La madre dei piccoli ha deciso di scrivere una lettera alle tutrici che hanno in carico i figli.
La missiva, pubblicata integralmente nella versione cartacea de Il Centro, è stata ripresa da Ansa. Ecco le parole della donna: “Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo”, ha esordito.
“Le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Bugie sul fatto che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura”.
Nella lettera la madre racconta dell’”angoscia dei figli”, del loro stato d’ansia a causa della “separazione forzata” dai genitori e accusa gli assistenti sociali di “avergli mentito” e – addirittura – di aver “usato adolescenti per bullizzarli”.
“I bambini – è il suo appello – devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno! Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri – spiega ancora la donna -. Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno”.
La madre, come riporta La Repubblica, mostra di essere contraria non solo alla casa famiglia di Vasto, e questo è noto, ma ribadisce le sue posizioni conflittuali sull’alimentazione non gradita, l’educazione considerata standard, quando lei, nel bosco, applicava un metodo steineriano, le stesse vaccinazioni.
La donna, secondo Il Messaggero, inoltre contesta duramente la gestione educativa della struttura, parlando di “informazioni distorte” e dell’uso di altri adolescenti per bullizzare i suoi figli, chiedendo l’immediata restituzione dei minori per permettere loro di iniziare un percorso di guarigione nell’unico ambiente che ritiene sano: quello della propria famiglia.
Come spiegato da La Tecnica della Scuola, Nathan e Catherine, i genitori, sono contrari alla scuola tradizionale, e hanno scelto per i loro figli un’altra strada. “I genitori perseguono i loro principi di educazione unschooling“, conferma Repubblica, “affidata a quello che i tre figli vogliono, giocare con gli animali, cucinare dolci, fare la calza”. Peccato che, secondo le autorità chiamate a pronunciarsi sul caso, tutto ciò non sarebbe sufficiente. “I risultati di alfabetizzazione sono stati fin qui mediocri, preoccupanti se visti con lo sguardo e la responsabilità dello Stato”.