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Aggiornato il 25.02.2026
alle 11:55

Docente denunciata dai genitori di un’alunna per averle detto che somigliava a Nicole Kidman. Cosa c’è che non va nel patto scuola-famiglia?

Nelle ultime settimane in redazione sono arrivate centinaia di testimonianze che raccontano un clima sempre più teso nelle scuole. Non si tratta di semplici incomprensioni, ma di episodi che hanno il sapore dell’aggressione verbale – e talvolta fisica – nei confronti dei docenti.

Aggressioni oltre ogni limite

“Sono stata denunciata dai genitori di un’alunna alla quale avevo detto che somigliava a Nicole Kidman”. Un complimento, nelle intenzioni dell’insegnante. Un’offesa, secondo la famiglia, che ha deciso di rivolgersi alle vie legali. La docente, incredula, parla di “un cortocircuito totale tra scuola e casa“.

Ancora più grave il racconto di una professoressa di scienze: “Una madre è piombata in classe durante la lezione. Ho affidato i ragazzi al collega di sostegno e sono uscita in corridoio. Mi ha bloccata in un angolo, urlandomi in faccia a pochi millimetri dal volto. Era il doppio di me ed ero incinta. Nessuno mi ha aiutata”. Il motivo? Un 7,5 invece di un 9 perché l’alunno non conosceva la legge di conservazione della massa.

Non esiste più il patto di corresponsabilità

Dietro questi episodi c’è una frattura profonda. La scuola, da luogo di alleanza educativa, rischia di trasformarsi in terreno di scontro. L’idea che il docente sia un professionista da ascoltare e con cui dialogare sembra cedere il passo a una logica da cliente insoddisfatto: se il servizio non corrisponde alle aspettative, si alza la voce.

Difendere l’autorevolezza degli insegnanti non significa negare il diritto delle famiglie al confronto, bisogna ristabilire confini chiari, il dissenso non può mai tradursi in intimidazione. Senza rispetto reciproco, l’educazione perde il suo fondamento. E a farne le spese non sono solo i docenti, ma gli studenti stessi, spettatori silenziosi di un conflitto che insegna, suo malgrado, la legge del più forte.

Il sondaggio

Non sono casi isolati. La Tecnica della Scuola ha avviato un sondaggio per quantificare un fenomeno che molti insegnanti descrivono con un’immagine ricorrente: “Siamo in trincea”. Le segnalazioni parlano di minacce, insulti, invasioni di spazi didattici, contestazioni aggressive per un voto, una nota disciplinare, una richiesta di rispetto delle regole.

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