Home Attualità Save the Children: “In Italia lavorano 260.000 bambini”

Save the Children: “In Italia lavorano 260.000 bambini”

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Sono alcuni dei dati preliminari di Lavori ingiusti, indagine sul lavoro minorile e il circuito della giustizia penale realizzata da Save the Children in collaborazione e con il finanziamento del Ministero della Giustizia, e diffusa il 12 giugno a Roma in occasione della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile.

Si attesta al 66% la quota dei minori del circuito della giustizia minorile che ha svolto attività lavorative prima dei 16 anni. Nel 73% dei casi sono giovani italiani mentre il 27% è costituito da ragazzi di origine straniera. Più del 60% degli intervistati ha svolto attività di lavoro tra i 14 e i 15 anni; tuttavia, oltre il 40% ha avuto esperienze lavorative al di sotto dei 13 anni e circa l’11% ha svolto delle attività persino prima degli 11 anni.
Nel 66% dei casi i minori hanno lavorato da giovanissimi per fare fronte alle proprie spese personali, tuttavia più del 40% ha affermato di avere lavorato anche per aiutare la propria famiglia. Ben il 60% dichiara di aver lavorato per altre persone mentre solo il 21% ha lavorato per i propri genitori e il 18% per dei familiari. Il 71% dei ragazzi dichiara di aver lavorato quasi tutti i giorni e il 43% per più di 7 ore di seguito al giorno; il 52% ha lavorato di sera o di notte.
Inoltre, la maggior parte afferma di avere iniziato a compiere azioni illecite tra i 12 e i 15 anni, parallelamente all’acutizzarsi di problemi a scuola, culminati spesso in bocciature e abbandoni.
“Occupandoci di minori che vivono in situazioni di rischio, da anni entriamo in contatto con bambini e adolescenti coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, tra cui, forme di sfruttamento. Si tratta di un fenomeno grave che, in una misura piuttosto rilevante, è presente anche in Italia, per questo abbiamo deciso di indagarlo, contribuendo a colmare un vuoto di dati in materia”, sottolinea Claudio Tesauro presidente di Save the Children Italia.
” Quest’anno, con il sostegno del ministero siamo riusciti a raggiungere giovani che solitamente sfuggono alle rilevazioni campionarie perché si trovano per lo piu’ fuori da circuiti importanti quali la scuola, in particolare coloro che si trovano nel circuito della giustizia minorile”.
Per realizzare l’indagine Save the Children ha interpellato sul lavoro minorile la totalità dei ragazzi e ragazze che si trovano negli istituti penitenziari minorili (Ipm), nelle comunità di accoglienza Penale (cpa) e nelle Comunità ministeriali oltre a un significativo numero di ragazzi in carico all’Ufficio di servizio sociale minorile (Ussm) .

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“Le risposte dei ragazzi descrivono esperienze e contesti di diffusa illegalità, dove si è contratta l’idea di uguaglianza e dove si soffrono le discriminazioni non legate alle qualità personali – continua Tesauro – Molto frequente poi e forte è la relazione tra la dispersione scolastica e il lavoro precoce o ancora le connessioni tra la dispersione scolastica e la scelta di commettere atti illeciti. E’ cruciale intervenire per spezzare questo circolo vizioso e garantire percorsi lavorativi positivi, grazie ai quali i ragazzi possano trovare adeguata realizzazione economica e sociale”.

Tra le raccomandazioni ribadite da Save the Children nel corso dell’incontro l’adozione tempestiva di un Piano nazionale sul lavoro minorile che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, e in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile.
“In occasione della giornata contro il lavoro minorile è opportuno sottolineare i rischi in termini di lavoro minorile a cui i bambini e ragazzi sono esposti, anche nei paesi ad alto reddito – aggiunge Furio Rosati dell’ Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) – Protezione sociale e monitoraggio sono strumenti essenziali per combattere questo fenomeno anche nei paesi sviluppati, soprattutto in un momento di crisi come questo in cui la perdita di reddito delle famiglie aumenta il rischio abbandono scolastico e l’esposizione al lavoro minorile”.