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20.07.2025

Scena muta Maturità, Daniele Novara: “Gesto forte che va ascoltato, non giudicato. Esame orale vetrina dell’ansia, anziché momento di riflessione del percorso scolastico”

Lara La Gatta

Quello messo in atto dagli studenti che si sono rifiutati di sostenere l’orale della maturità è stato un gesto forte, che va ascoltato con attenzione pedagogica, non giudicato con rigidità istituzionale: questi giovani, tra l’altro maggiorenni, non stanno scappando dalle loro responsabilità, ma hanno denunciato un sistema che troppo spesso li giudica con classifiche e logiche punitive”.

A ricordarcelo è il pedagogista Daniele Novara, che su facebook invita a guardare oltre le apparenze e ad assumere uno sguardo educativo su quanto sta accadendo nel mondo giovanile.

Una protesta contro un sistema che giudica, non che accompagna

In un momento storico in cui gli adulti spesso parlano dei giovani senza davvero ascoltarli, questi ragazzi — maggiorenni, dunque cittadini a pieno titolo — hanno scelto una forma di protesta che mette in discussione non solo un esame, ma l’intero impianto valutativo che regola la scuola italiana. Non si tratta di ragazzi fragili o irresponsabili, bensì di giovani che hanno trovato il coraggio di denunciare un sistema che, troppo spesso, si limita a classificare, giudicare, punire.

L’errore come parte del percorso, non come colpa

Come sottolinea Novara, oggi le valutazioni scolastiche si concentrano sull’errore, quasi fossero una caccia agli sbagli, dimenticando che l’errore è parte essenziale e fisiologica di ogni processo di apprendimento. Non si impara senza sbagliare, non si cresce senza inciampare. Eppure, il metro di giudizio prevalente continua a essere quello della performance perfetta, immediata, senza sbavature.

Le valutazioni oggi – scrive Novara – mettono l’enfasi sull’errore, che invece è un momento indispensabile all’apprendimento, anziché sul percorso evolutivo. Così com’è pensato, l’esame orale rischia di essere soprattutto una vetrina dell’ansia anziché un momento di riflessione dell’intero percorso scolastico: quando arrivano all’ultimo anno delle superiori i nostri studenti hanno ben 13 anni di scuola alle spalle”.

Un esame che alimenta ansia, non riflessione

In questa logica, l’esame orale rischia di trasformarsi da momento di bilancio e maturazione a vetrina dell’ansia e del timore di non essere all’altezza. Arrivati all’ultimo anno delle superiori, questi studenti hanno già attraversato tredici anni di scuola. Hanno già dimostrato chi sono e quanto valgono, eppure ci si ostina a volerli sottoporre a una prova finale che non sempre riesce a restituire la complessità e la profondità del loro percorso.

Ripartire dal punto di vista degli studenti

Il gesto di questi ragazzi ci costringe, allora, a porci domande scomode: perché continuiamo a trattare gli studenti come eterni bambini, incapaci di pensiero critico e autonomia? Perché li ascoltiamo solo quando si conformano, mai quando ci pongono davanti a richieste di cambiamento?

Verso una scuola che valorizzi il percorso, non la prestazione

Il futuro della scuola passa proprio da qui: dalla capacità di cogliere la voce di chi la scuola la vive ogni giorno, non di chi la osserva da fuori. Questi giovani ci chiedono di ripensare la valutazione come parte di un percorso evolutivo, non come giudizio finale. Ci chiedono di costruire un sistema che valorizzi la crescita, l’impegno, le trasformazioni interiori, non solo le prestazioni.

La scuola del futuro parte dall’ascolto

È il momento di abbandonare le logiche punitive e di aprirci a un’idea nuova di scuola, che sappia davvero accompagnare i ragazzi nel loro cammino verso l’età adulta, senza infantilizzarli e senza tradire la loro fiducia.

Novara conclude: “Un rinnovamento del sistema scolastico deve ripartire dai giovani: invece di continuare a trattare gli studenti come bambini, cosa offensiva e indecorosa verso questa generazione, cogliamo il loro punto di vista inedito e profondo. Sono ragazzi capaci di uno sguardo critico sul presente, quello che certo non possiamo avere noi adulti. E proviamo a costruire una scuola che tenga conto della “valutazione evolutiva”, cioè del percorso di un alunno nel suo insieme”.

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