Anche Vincenzo Schettini, il celebre prof televisivo e mediatico della “Fisica che ci piace’, il primo giorno di scuola ha fatto il consueto discorso ai suoi studenti, come per lo più fa la maggior parte di prof, prima di mettere mano ai libri e prima di dare il via alle lezioni vere e proprie.
E cosa ha detto il pro più famoso d’Italia? Sapere Virgilio dice che ha voluto trasmettere agli studenti un messaggio di fiducia, responsabilità e consapevolezza: “La vita è stupenda, è bellissima, ha dei colori meravigliosi”, sottolineando però che in questa vita va avanti chi è preparato, mettendo in guardia i ragazzi dal seguire pericolose scorciatoie: “Il raccomandato è una cosa vecchia. E anche se vi dovessero raccomandare, ricordatevelo: sarete schiavi a vita di chi vi ha raccomandato”.
“Noi vogliamo che voi vi possiate impegnare e puntare su voi stessi”, mentre la scuola, sottolinea Schettini, “è il posto più bello per fare questo”. Qui “tutto quello che imparerete vi servirà per essere critici. Oggi serve gente critica, non vi dovete fare imporre le cose”.
Infine, ha invitato anche gli adulti a riflettere sul ruolo degli insegnanti, che sono anche loro “madri, padri, zii, nonni” e che vedono negli studenti una “generazione sulla quale puntare per farli diventare persone migliori, attraverso il sacrificio, attraverso lo studio, attraverso la rinuncia, attraverso il dolore e attraverso le soddisfazioni”.
Ma il prof di fisica ha pure commentato le disposizioni ministeriali attorno all’uso del cellulare a scuola: “Grazie a quel maledetto apparecchio tutto è cambiato. Il telefonino ha corrotto questo posto che era puro”, perché con gli smartphone “si fa lezione con confusione” e molti studenti si distaggono facilmente, iniziando a chattare di nascosto, per cui “se un divieto arriva è per un motivo, è perché qualcosa si è rotto”.
Da qui l’invito ai suoi alunni a riscoprire il valore delle relazioni autentiche, richiamando un po’ ciò che diceva il ministro prima dell’avvento dei cellulari, quando la ricreazione era un momento di socialità: “All’intervallo ci andavamo a sedere, a dire le scemenze fra di noi, a ridere. Questo dovete tornare a fare”.
Immancabile il ricordo auto biografico: in casa sua, vigeva il divieto di tenere accesa la televisione durante i pasti. All’inizio non gli piaceva, ma col tempo ha capito che veniva favorito il dialogo familiare, “perché quel silenzio ci costringeva a parlare, a comunicare davvero”. Ma oggi “con quel coso maledetto non abbiamo più silenzi”, ovvero momenti in cui comunicare autenticamente, faccia a faccia.
“Ma come instauri una relazione se non parli? Come affronti un’interrogazione se non parli? Noi docenti sono anni che vediamo i ragazzi venire alla lavagna muti, hanno paura di parlare. Sapete perché? Non perché non sanno le cose, ma perché non parlano più. E questo non va bene”.
Questo lo Schettini-pensiero che in qualche modo coincide con quello più comune sentito da altri prof che, se per un verso hanno ragione, dall’altro, proibendo gli smartphone, evitano di affrontare un problema cruciale e che sarà sempre più evidente e importante, più gravoso e invadente, col tempo e con gli anni, anche perché costantemente più nuovi ritrovati tecnologici cercheranno spazio e mercato, e la scuola non può sempre ignorare, vietandoli, perché è facile vietare, più difficile averne a che fare e dunque, se è più brava e più forte e più preparata, deve riuscire a dominarli, mettendoli al proprio servizio.