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Sciopero 24 novembre FederAta: i collaboratori scolastici non siano invisibili

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La scuola si mobilita. Il 24 novembre anche il personale Ata scende in piazza per rivendicare la totale mancanza di attenzione al proprio ruolo in legge di bilancio, nella quale si “dimentica” pure – lo ricordiamo ancora una volta – di rinnovare i contratti dell’Organico Covid in relazione agli Ata. Questione, tuttavia – è corretto aggiungere – che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è detto disponibile a correggere.

I collaboratori scolastici non siano invisibili, chiede a gran voce la sigla sindacale FederAta, in vista dello sciopero del 24 novembre.

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Se non ora quando?

Se non ora quando? Esorta alla protesta Giuseppe Mancuso, presidente nazionale di FederAta, lamentando il contratto scaduto da oltre tre anni, i carichi di lavoro diventati ormai insostenibili, le mancate assunzioni.

Abbiamo proclamato lo sciopero nazionale degli ATA il 24 Novembre 2021 perché siamo stati i primi a capire che anche nella nuova legge di bilancio l’attuale Governo non ci avrebbe valorizzato e perché siamo stufi di questo sistema politico sindacale malato, che ci vede sempre soccombere come agnelli sacrificali, immancabilmente ad ogni decisione ministeriale.

Noi ATA, dobbiamo scendere in piazza perché deve finire il tempo dei “vorrei ma non posso”; tutti dobbiamo unirci e lottare per i diritti violati da decenni di storture contrattuali e normative unilaterali che hanno sempre avuto il solito comun denominatore: aumentare il lavoro degli ATA senza nessun aumento di stipendio.

Coordinamento dei presidenti di Consiglio di Circolo e d’Istituto della Regione Sardegna

Anche il Coordinamento dei Presidenti di Consiglio di Circolo e d’Istituto della Regione Sardegna esprime preoccupazione per la situazione contrattuale dei docenti e dei collaboratori ATA amministrativi, tecnici e ausiliari statali degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, delle istituzioni educative e degli istituti e scuole speciali statali in extra organico per l’emergenza Covid-19.

“Dal 1 gennaio 2022, senza provvedimenti normativi da emanare con urgenza, 30 mila collaboratori amministrativi e scolastici e 20 mila docenti, rischiano di trovarsi a casa,” si legge nel comunicato del gruppo.

“Pur essendo in numero notevolmente inferiore a quello messo in campo dal precedente governo, queste donne e questi uomini hanno prestato un servizio indispensabile all’interno degli istituti scolastici; servizio fondamentale per la gestione quotidiana degli ingressi e delle uscite scaglionate, pulizie costanti e accurate, controllo documentazione dettate dalla situazione emergenziale ancora in atto”.