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Sciopero Gaza, gli studenti arrestati dopo gli scontri a Milano tornano in classe. Il ds: “Bloccare tutto? La scuola non si tocca”

Redazione

I due ragazzi minorenni che sono stati arrestati, lo scorso 22 settembre, in seguito agli scontri a Milano in occasione dello sciopero per la Palestina possono tornare a scuola. I due hanno ottenuto l’autorizzazione a recarsi a scuola, dopo l’istanza dei difensori, che hanno anche chiesto al Tribunale del Riesame di annullare la misura cautelare dei domiciliari. L’udienza si terrà l’8 ottobre. Lo riportano Il Corriere della Sera e La Repubblica.

Il rientro a scuola, ieri, 1° ottobre, è stato tranquillo: una normale giornata di lezione, seppur nell’eccezionalità della situazione. Nessuna manifestazione dentro o fuori l’istituto. Intanto il dirigente scolastico del liceo milanese che frequentano ha scritto una lettera alla comunità scolastica e al comitato genitori in cui fa riferimento agli episodi avvenuti il giorno della manifestazione e al picchetto di studenti davanti alla scuola che aveva impedito ai compagni di entrare in classe.

La lettera del dirigente scolastico

Nel testo il dirigente ha descritto la mattina del 22 settembre, quando alle 8 “piove forte. La campanella suona ma gli studenti non possono entrare a scuola nemmeno per ripararsi. Lo impedisce un cordone di studenti dietro una cortina di fumogeni, uno striscione per la manifestazione a cui parteciperanno a breve”.

“Protestare è civile. Impedire no, è l’opposto, e costringere è anche peggio”, ha scritto il preside. “Cari picchettisti questa non è lotta ma prepotenza e a scuola la prepotenza non è proprio ammessa”. Un passaggio della lettera sottolinea la contraddizione vissuta quel giorno: “Abbiamo dovuto chiamare i Carabinieri! Ma è mai possibile a scuola? Ve lo dico io: No. Qualcuno può teorizzare di bloccare tutto, strade, treni, navi, ma, vedete, la scuola è un’altra cosa, è speciale perché è pura e non si tocca, non la tocca nessuno perché è di tutti”. E ha concluso: “Pensavo che la scuola servisse a insegnare a pensare 50 anni avanti, non 50 indietro. Forse ho sbagliato, ma non ho sbagliato scuola”.

La Repubblica, poi, ha spiegato la scelta di diffondere la lettera: “Con questa circolare ho voluto mettere in primo piano la nostra scuola e la nostra realtà. È una difesa del liceo, che è una scuola molto aperta, anche se viene spesso rappresentata come un centro sociale. Paghiamo le conseguenze delle azioni di pochi”.

“Non sto parlando contro i miei ma ai miei, proprio ai miei ragazzi. È un invito a fare politica ma a farla in modo diverso. Quella lettera non è un j’accuse. Certo, chi ha sbagliato va sanzionato e deve assumersene la responsabilità”. Dei due ragazzi ai domiciliari il preside ha detto: “Cosa serve ai due ragazzi? Protezione. La scuola non solo offre aiuto a tutti ma anche la necessaria e dovuta protezione in certi casi”.

La replica del Collettivo

“Mille papaveri rossi”, un collettivo studentesco ha risposto alla lettera del preside: “Non si è trattato di un qualcosa di improvvisato, ma di un gesto meditato, maturato attraverso un percorso di confronto collettivo assembleare. Non vogliamo privare del diritto all’apprendimento, piuttosto ribadire che la scuola non può rimanere indifferente a ciò che accade nel mondo, ma anzi deve assumere una posizione ben precisa”.

Gaza, chi si occupa di educazione non può rimanere indifferente

“Chi si occupa di educazione non può rimanere indifferente a quello che succede a Gaza. Noi abbiamo uno striscione oggi dove è scritto ‘Odio gli indifferenti’, perchè l’indifferenza uccide, di indifferenza si muore. I bambini stanno morendo: in Palestina 18.000 bambini mancano all’appello. La prossima generazione di palestinesi sarà mutilata, orfana”. Lo ha detto alla ‘Tecnica della Scuola’ Moira Aloisio, della Cub Scuola, nella giornata dello sciopero e delle manifestazioni in 75 piazze d’Italia per chiedere di fermare il genocidio a Gaza.

“La scuola non può essere estranea a una manifestazione di questo genere, sia dal punto di vista dei docenti che dal punto di vista degli studenti. Gli educatori. Chi si occupa di educazione non può rimanere indifferente a quello che succede. Noi abbiamo uno striscione oggi dove è scritto chiaramente ‘Odio agli indifferenti’. L’indifferenza uccide, di indifferenza si muore. La scuola non può non vedere quello che succede. I bambini stanno morendo: 18.000 bambini mancano all’appello. La prossima generazione di palestinesi sarà mutilata, orfana. Noi, come docenti, come educatori, non possiamo restare indifferenti a tutto questo”, ha detto.

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