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Sciopero generale Cgil, la Scuola si ferma al 3,5% di adesioni

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Lo sciopero generale del 6 settembre contro la manovra economica, indetto dalla Cgil e separatamente da una lunga lista di sindacati di base, si trasforma in una vera e propria guerra di cifre sulle adesioni all’iniziativa. Una guerra che comporta un divario sempre più grande tra gli entusiastici commenti degli organizzatori e le modeste cifre ufficiali rese note dalle istituzioni pubbliche.
Secondo il sindacato della Camusso nel pubblico impiego si sarebbe fermato per otto ore, in media, ben il 60% dei dipendenti. Di diverso avviso il Dipartimento della Funzione pubblica, secondo cui, rimanendo ai dati pervenuti alle ore 17, l`adesione dei lavoratori del pubblico impiego allo sciopero generale indetto dalla Cgil, Usb e altre organizzazioni sindacali è stata appena del 6,99%. “Anche se ancora parziale, il dato è comunque significativo poiché riferito al 33,54% dell`intero campione di riferimento.
Sulla percentuale modesta pesa in modo significativo il settore della Scuola, i cui dipendenti avrebbero fatto registrare un’adesione pari solo al 3,42% (relativo al 56,45% del campione di riferimento). Al riguardo la Funzione pubblica ha fatto presente che “questo dato è rilevato come tutti gli altri comparti in quanto, pur se l`anno scolastico non è ancora iniziato, le scuole sono aperte per tutte le attività e i docenti e il personale amministrativo che intendono aderire allo sciopero devono comunicarlo per le relative trattenute sullo stipendio”.
Il Ministero ha ricordato anche in occasione dell`ultimo sciopero generale, indetto lo scorso 6 maggio sempre dalla Cgil, il dato riferito alla stessa ora presentava un`adesione del 13,28%: quasi il doppio di quello odierno. “Evidentemente – ha commentato con soddisfazione il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta – i lavoratori pubblici hanno tenuto conto del particolare momento di difficoltà in cui versa il Paese e si sono comportati di conseguenza. Diversamente dalla sinistra politica e sindacale”. Siamo di fronte ad un dato, ha continuato Brunetta intervenendo alla Summer School della fondazione Magna Carta, che dimostra il “masochismo italico” del sindacato e dell’opposizione. Anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si è augurato “che la bassa adesione, anche in un contesto così enfatizzata, debba far riflettere la Cgil e lo stesso Pd circa la necessità di un clima di maggiore condivisione nel Paese”.
Condivisione che, però, non sembra provenire dagli studenti. Alcune ore prima delle manifestazioni della Cgil, quelli della Rete della Conoscenza hanno fatto attaccare di fronte alle sedi della Crui e del Miur due striscioni, con scritto sopra ironicamente “Ora i conti li fate con noi!“, slogan della manifestazione nazionale già fissata per il prossimo 7 ottobre (giorno prescelto anche da alcuni sindacati di base per indire un altro sciopero, stavolta specificatamente in difesa dell’istruzione pubblica), riferito al fatto che i bilanci di queste istituzioni non possono sistematicamente ignorare le esigenze degli studenti. Un altro striscione è comparso nella notte di fronte ai ministeri del Lavoro e dell’Economia: stavolta sopra c’era scritto “Diamo i numeri? Disoccupazione giovanile al trenta per cento“, attraverso cui denunciare “la cifra elevatissima di giovani che vedono le loro prospettive di vita impoverirsi mentre continuano ad essere considerati dai Ministri di questo Governo solo numeri con cui far quadrare i conti, precarizzando, attaccando i diritti, colpendo i salari”.
Centinaia di ragazzi sono scesi in piazza, accanto ai lavoratori: tra i più attivi sostenitori della protesta c’erano le rappresentanze della Rete degli studenti e dell’Unione degli universitari, che hanno portato striscioni, bandiere e manifesti colorati.