Lo sciopero proclamato da Usb, CUB e altri sindacati di base sta cogliendo un po’ tutti di sopresa.
Non ci sono ancora dati ufficiali ma dalle notizie che arrivano da alcune delle città dove sono in corso cortei e manifestazioni si comprende che questo sciopero potrebbe segnare una svolta se non epocale ma almeno significativa.
Si parla anche si scuole e plessi chiusi, come ad esempio alla secondaria di primo grado del comprensivo “Giuliana Saladino” di Palermo dove gli nessun insegnante è entrato in classe e dove quindi le lezioni sono state sospese per in tutti le classi.
Ma il caso del Saladino di Palermo non è affatto isolato; secondo l’USB il dato delle scuole chiuse che supera il 50% a livello nazionale. E si registrerebbero punte del 70%-80% a Milano, Torino, Firenze, Roma, Palermo, Catania e Genova.
E stando alle immagini che passano nei servizi televisivi di queste ore le manifestazioni di insegnanti, studenti e semplici cittadini stanno riempiendo le piazze.
Se questi primi dati dovessero essere confermati sarà necessario cercare di analizzarne i motivi.
Dopo i tanti scioperi, poco partecipati, per gli stipendi “non europei” e contro il precariato sempre più esteso, adesso arriva uno sciopero che “conta”: se anche si dovesse arrivare a pochi punti percentuali bisognerà considerare che a proclamarlo sono state pochissime sigle (tutti sindacati di base di modesto rilievo).
Questo significa che, probabilmente, a far muovere i docenti e gli studenti non sono solamente gli stipendi bassi, il precariato, il voto in condotta e il divieto di smartphone.
Forse, ci sono anche motivi più nobili, legati al tema – ormai ineludibile – della pace e della convivenza fra i popoli.
“Lo sciopero di queste ore è il risultato di una organizzazione che non ha paura di lanciare un messaggio di pace e solidarietà al mondo del lavoro, contro il genocidio dei palestinesi – dichiara Luigi Del Prete dell’esecutivo nazionale USB scuola – non possiamo stare fermi di fronte alla barbarie”.
Ma il tema della pace si lega anche al problema degli stipendi: “Le lavoratrici e i lavoratori della scuola non sono più disposti a vedere ridurre i loro salari a causa delle spese per le armi che vengono poi vendute ad un governo genocida”.
“Dobbiamo rompere con la scuola burocrazia in cui i tecnicismi stanno asfissiando la vera funzione educativa e pedagogica della scuola – conclude Del Prete – questa giornata ci dà speranza, una nuova scuola statale è possibile”.