È un elogio alla scrittura, allo scrivere, alle lettere, d’amore e no, in riferimento a quelle che il giovane Werter scriveva al suo amico Wilhelm, per narrargli le disperazioni e le esaltazioni, gli affanni e i sogni dettati dal suo amore per Lotte. Quella scrittura insomma che si pregiava perfino di cancellature e florilegi, seguendo i sussulti dei sentimenti che la mano a sua volta trasformava in parole, talvolta persino incomprensibili o cancellate, a seconda dei sentimenti, magari da qualche lacrima sulla carta. E quanti sono gli epistolari che la letteratura ci ha lasciati, grazie ai quali abbiamo saputo angoli di vita e di misteri di acclamati personaggi della storia e delle arti?

Marco Pappalardo, docente di lettere e scrittore, mandando in libreria quest’ultimo suo lavoro in forma di romanzo “Scritto rimane l’amore”, San Paolo Edizioni, 13,00 euro, nel quale non fa altro, in fondo, che lanciare ai suoi lettori il messaggio della riscoperta proprio della scrittura e della lettera in particolare, della missiva, quella che oggi è stata scavalcata dalla E-Mail, per farla ridiventare essere vivente, materia palpabile col suo odore di carta che un tempo spesso si comprava in cartoleria profumata o si profumava apposta per essere scambiata tra innamorati.
E allora, partendo dalla singolare scoperta, nella vecchia casa di campagna, delle lettere che il nonno scriveva dal fronte, i due fratelli, Nina e Michele, scoprano il mondo dei loro avi, grazie proprio a quel fascio di missive che rintracciano in un baule e pure tra i mercati dell’antiquariato dove i ricordi, anche in forma di oggetti, raccontano personaggi e affetti, dolori e gioie, famiglie e abbandoni, compresi gli strani odori che ognuno di loro emana.
Pappalardo indugia spesso nelle descrizioni, anche per fare entrare il lettore in un mondo per lo più scomparso, come appunto quegli angoli del rigattiere narrano, cosparsi di antico, di passato in ogni caso nobile e mai decadente o inutile.
Ed è anche l’occasione, per l’autore, per indagare sulla editoria e quindi sui libri, la cui essenza è sempre a disposizione dei lettori, nella considerazione che un libro dura più di mille e ancora mille storie e mille vite, come in qualche modo spiega Angelo, legato a una libreria che diventa luogo non solo dove si espongono libri, ma anche dove si acquisisce, con la lettura, la consapevolezza del mondo e dei suoi meccanismi, compresi i confronti con le proprie ferite e le proprie speranze.
Ma nel testo troviamo pure un podcast, una sorta di riassunto per non allontanarsi tropo dalla realtà tecnologica che i giovani vivono, mentre sullo sfondo appare sempre più vivida la voce del nonno Gigi, con le sue lettere olografe, e con una Italia ancora migrante e speranzosa, tra l’idea di pace, in contrapposizione con la trincea da lui vissuta, e in affettuoso affanno per l’amore familiare, con le sue dolcezze.