Unicobas lancia un duro allarme sullo stato della scuola pubblica italiana e sulle recenti iniziative del Ministero dell’Istruzione e del “Merito” e di ambienti della destra giovanile, denunciando una deriva autoritaria che metterebbe a rischio libertà di insegnamento, pluralismo e diritti costituzionali.
In un comunicato di queste ore, il sindacato parla di un vero e proprio “filo nero” che collegherebbe tre episodi: la circolare ministeriale dell’8 gennaio che chiede alle scuole il censimento degli studenti palestinesi iscritti per l’anno in corso, la compressione della libertà di critica e d’insegnamento e il questionario promosso in diverse città da Azione Studentesca, movimento giovanile di estrema destra, che invita gli studenti a segnalare docenti considerati “di sinistra” e accusati di fare “propaganda” in classe.
Secondo il sindacato di Stefano d’Errico, queste iniziative non sarebbero episodi isolati, ma tasselli di una strategia comune fondata su controllo, sorveglianza e delegittimazione della funzione educativa.
“Si vuole trasformare la scuola – si legge nel documento – da spazio di formazione civile in un dispositivo per il disciplinamento politico”.
Una scuola già in crisi strutturale
Il comunicato inquadra i fatti più recenti in una crisi più ampia e di lunga durata del sistema scolastico pubblico: edifici per l’80% non a norma, aule sovraffollate, carenze di personale ATA, burocratizzazione del lavoro docente, riduzione dell’autonomia pedagogica e introduzione di modelli aziendalistici nella gestione della scuola. Un processo che, secondo il sindacato, ha progressivamente snaturato la missione educativa dell’istruzione pubblica, trasformando studenti in “utenti” e docenti in semplici esecutori.
Il nodo delle schedature
Particolarmente grave, per Unicobas, è la richiesta ministeriale di censire gli studenti palestinesi. Le giustificazioni ufficiali – legate a presunti piani di supporto per studenti stranieri – vengono definite “vaghe e pretestuose”, prive di indicazioni su contenuti, modalità e finanziamenti. Una misura che, secondo il sindacato, richiama pratiche discriminatorie e razziste del passato e si inserisce in un clima politico e giuridico che tende a equiparare ogni critica allo Stato di Israele all’antisemitismo, rischiando di criminalizzare il dissenso politico e la solidarietà internazionale.
Segnalazioni anonime e clima di paura
Allo stesso modo viene duramente criticata l’iniziativa di Azione Studentesca, minimizzata da alcune istituzioni come una “ragazzata” o un semplice “sondaggio anonimo”. Per Unicobas, si tratta invece di un tentativo di costruire un sistema di vigilanza interna alla scuola, che trasforma studenti e famiglie in segnalatori e mina alla base le relazioni di fiducia necessarie a ogni processo educativo.
Il risultato, secondo il sindacato, sarebbe un clima di sospetto generalizzato: studenti classificati per origine etnica, docenti spinti all’autocensura, comunità scolastiche trasformate in luoghi di controllo anziché di confronto e pluralismo.
“Attacco alla libertà d’insegnamento”
Il cuore della denuncia riguarda la delegittimazione della funzione docente. La possibilità di essere segnalati per i contenuti delle lezioni, sostiene Unicobas, induce alla rinuncia alla libertà d’insegnamento, alla paura di affrontare temi controversi, alla costruzione di una didattica “prudente e difensiva” anziché critica e formativa. Un impoverimento del dibattito democratico che colpisce direttamente il ruolo costituzionale della scuola come luogo di educazione civica, crescita culturale e formazione di cittadini consapevoli.
Le richieste
Il sindacato chiede:
“La difesa della funzione costituzionale della scuola – conclude il segretario generale di Unicobas – è oggi una priorità democratica. Serve una mobilitazione della società civile, dei docenti, del personale scolastico e delle istituzioni per impedire che l’istruzione pubblica venga trasformata in un apparato di controllo e repressione”.