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Scuola, dirigente in chemioterapia spedita a 1.000 chilometri da casa: il vannacciano Sasso annuncia interrogazione al ministro Valditara, chieda scusa

Ad una manciata di giorni dall’inizio dell’anno scolastico, una neo vincitrice di concorso come dirigente scolastico sostiene di essere stata costretta ad accettare una sede a 1.000 chilometri da casa, in Puglia, pur avendo dichiarato di essere sottoposta a chemioterapia. A rendere pubblico il caso è stato l’on. Rossano Sasso, passato di recente dalla Lega al nuovo partito Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci, che con l’occasione ha anche annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Inoltre Il deputato vannacciano se la prende con lo stesso numero uno del dicastero bianco, accusandolo di essere “sempre più sensibile alle pressioni della sinistra e sempre più ansioso di formare i docenti per educare all’empatia e all’affettività gli studenti”. “Dimostri lui per primo empatia: risolva questa brutta storia e porga le scuse dell’amministrazione alla lavoratrice

“Nell’Italia del governo Meloni, se sei una dirigente scolastica e hai la sfortuna di ammalarti di tumore, devi scegliere se curarti o trasferirti a mille chilometri da casa“, ha scritto polemicamente l’on. Sasso.

Cosa dice la normativa

In effetti, la normativa sulle assegnazioni di sede dei dirigenti scolastici è diversa da quella degli insegnanti: le immissioni in ruolo si attuano su base regionale ed in mancanza di posti si può essere collocati anche a 1.000 chilometri da casa.

Le disposizioni sanitarie che tutelano il lavoratore colpito da grave patologia, come la dirigente citata neo vincitrice di concorso, difesa dal sindacato Confil-Dirigenza Scolastica, sono invece le medesime, con attenzione massima nel collocare il lavoratore nella sede più compatibile con la patologia da curare.

La replica del Ministero e il problema delle reggenze

Il ministero dell’Istruzione e del Merito avrebbe giustificato la destinazione della dirigente scolastica con l’assenza di posti liberi da preside sia in Puglia, sia nelle regioni circostanti.

“I posti ci sono, ma vengono assorbiti dalle cosiddette reggenze”, sostiene invece il deputato di Futuro Nazionale, che chiede anche di fare chiarezza sull’assegnazione di più sedi scolastiche allo stesso capo d’istituto.

“Oltre all’opacità di alcune operazioni fatte dagli uffici scolastici regionali, l’attuazione di questa imposizione dell’Ue”, quella di utilizzare le reggenze in modo disinvolto, “comporta disservizi continui alla comunità scolastica e nega l’assunzione in ruolo ai vincitori di concorso. Il governo e il ministero potrebbero opporsi a questa disposizione, senza spaventarsi di un’eventuale e ipotetica ‘reprimenda’ di Bruxelles”.

Le accuse al Governo: la salute prima di tutto

“Ma si sa – prosegue l’ex leghista e sottosegretario all’Istruzione -, al governo Meloni interessa molto piacere a von der Leyen e chi se ne frega dei lavoratori della scuola”.

L’on. Sasso, dunque, conclude sostenendo che “le procedure amministrative non possono perdere di vista la tutela della persona. Il diritto alla salute è fondamentale e non può essere sacrificato da criteri di assegnazione che non tengono conto di situazioni sanitarie di eccezionale gravità”.

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