“Tutti questi accoltellamenti e queste violenze sono collegati ai social, alle telecamere, ai cellulari usati per riprendere, per mandare in diretta su Telegram o su altri canali”. A dirlo, lunedì 5 ottobre, è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, nella giornata mondiale degli insegnanti.
A margine della sua visita a Milano, all’Educandato statale “Emanuela Setti Carraro dalla Chiesa”, il Ministro è tornato a commentare i casi di alunni, purtroppo in crescita, che si scagliano con violenza contro i loro docenti e compagni: il responsabile del dicastero bianco ha esordito sostenendo che “il tema dell’aumento delle violenze è legato innanzitutto al tema dei social”.
Quindi, Valditara ha auspicato “una grande alleanza fra scuola e famiglia”: entrambi i contesti devono essere vigili sui ragazzi e consapevoli che “il fenomeno social si alimenta con la violenza, perché prende like“.
Quindi, ha aggiunto che c’era stato “un crollo nelle aggressioni agli insegnanti, sino a quando c’è stato l’attacco a Trescore contro la professoressa di francese (in particolare l’accoltellamento di una docente di francese, la professoressa Chiara Mocchi, avvenuto lo scorso marzo in un corridoio della scuola media della provincia di Bergamo n.d.r.) e poi successivamente a Trapani contro un altro insegnante. Trasformiamo questi personaggi in eroi negativi, che per molti diventano dei punti di riferimento. Voi dovreste vedere su queste chat: non l’hai uccisa, devi fare di più, sei un fallito“.
Nella stessa giornata, Valditara è anche intervenuto al convegno della Gilda “Aggressioni e patto scuola-famiglia: per una nuova centralità della funzione docente nell’istruzione scolastica“: il Ministro ha detto che è importante che vada “ripristinato il rispetto per l’autorità”, che ha scuola è rappresentata dal docente: un rispetto, ha aggiunto, “che per 60 anni è stato negletto e mistificato”.
A proposito della ‘stretta’ sulle pene e sanzioni da adottare contro chi colpisce insegnanti o qualsiasi lavoratore della scuola, Valditara ha voluto rassicurare i presenti: “Non siamo un governo repressivo ma vogliamo educare alla responsabilità e a rispetto, non sono le nostre norme securitarie ma responsabilizzano. Con le famiglie deve esserci nuovo patto educativo. E poi abbiamo introdotto l’educazione al rispetto, all’empatia, al contrasto alla violenza di genere: da qui dobbiamo ripartire”, ha concluso Valditara.
Ricordiamo che in Italia nell’ultimo periodo c’è stato un inasprimento delle pene per i genitori che producono violenza nei confronti del personale scolastico. Un esempio è il decreto sicurezza, entrato in vigore sabato 25 aprile, che aumenta le pene per i genitori degli alunni che si rendono protagonisti di episodi di violenza, aggressioni o possesso di strumenti impropri.
In particolare, il DL sicurezza 2026, trasforma in un reato autonomo le lesioni a dirigenti e docenti e le punisce con la reclusione fino a cinque anni, se lievi, fino a dieci anni, se gravi, e fino a sedici anni, se gravissime.
Il decreto, con una modifica all’articolo 380, comma 2, lettera a-ter, del codice di procedura penale, aggiunge che in caso di lesioni personali ai danni di un dirigente scolastico o a un membro del personale docente della scuola scatti anche l’arresto obbligatorio in flagranza. Di fatto, gli insegnanti vengono equiparati al personale sanitario (e alle forze dell’ordine, per cui già vale).
Viene poi “alleggerito” il portafoglio dei genitori ritenuti responsabili, anche per via indiretta, del comportamento dei propri figli.