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Aggiornato il 25.07.2025
alle 17:43

Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale. Il M5S ci crede, ma è davvero una buona idea? [INTERVISTA]

Procede al Senato l’esame del disegno di legge 492 a firma dei senatori Pirondini, Aloisio, Castiello, Pirro e Bevilacqua del Movimento 5 Stelle per l’istituzione di Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale.

La proposta viene motivata – come si legge nella relazione di accompagnamento al disegno di legge – in quanto la musica riesce “a rendere i bambini meno aggressivi e più motivati all’apprendimento, condividendo spazi, suoni e silenzi, e sviluppando la capacità di aggregazione e socializzazione”, oltre che costituire un “elemento di particolare rilievo nello sviluppo del bambino, fungendo da particolare stimolo per le capacità di concentrazione e di attenzione, lo sviluppo cognitivo, l’abilità di linguaggio, e producendo effetti positivi sulla struttura e sulle funzionalità del cervello.”
Nel concreto il provvedimento è una legge delega con la quale il Governo viene autorizzato ad adottare un decreto legislativo per l’istituzione, di « Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale » equamente distribuite su tutto il territorio nazionale.

A Mario Maviglia, già dirigente tecnico ed esperto di politiche scolastiche per l’infanzia abbiamo chiesto un commento. Le sembra una proposta pedagogicamente interessante?

Da qualche tempo a questa parte è un vezzo abbastanza usato nel campo della politica scolastica introdurre elementi di “specializzazione” delle discipline. Per esempio, di recente, la legge 234/2021 (legge di bilancio 2022), ha previsto all’art. 1 comma 332 l’introduzione dell’educazione motoria nelle classi quarte e quinte di scuola primaria con ore aggiuntive affidate a docenti specialisti forniti di idoneo titolo di studio.
Il ddl 492 prevede invece che le cinque ore “specialistiche” di educazione musicale siano inserite nel normale orario di funzionamento della scuola dell’infanzia.

La proposta dei parlamentari del M5S mira a garantire un approccio più proficuo all’educazione musicale, con l’utilizzo di docenti specializzati nella disciplina e con una quantificazione oraria settimanale definita. Gli intenti sembrano nobili…

Sì ma ci sono molti elementi di perplessità e criticità in questa come in altre proposte simili (compresa quella dell’educazione motoria nella scuola primaria).
Intanto la sottolineatura della “specializzazione” della disciplina (insita nella proposta di legge) rischia di piegare l’educazione musicale a esigenze performative specialistiche a scapito di una formazione di base per tutti i bambini. E allora perché non introdurre anche insegnanti specializzati anche per gli altri campi di esperienza (Discorsi e parole, Corpo e movimento, ecc…)?

Capisco: il rischio è quello di una “secondarizzazione” anche della stessa scuola dell’infanzia. Però resta il fatto che i docenti dell’infanzia non sempre sono preparati proprio in ambito musicale…

Proprio così, ma se la diagnosi da cui si parte è la scarsa preparazione professionale dei docenti “ordinari”, un modo per risolvere questo problema sarebbe quello di promuovere una formazione nel campo disciplinare considerato (in questo caso la musica) per far sì che all’interno di ogni singola scuola tutti i docenti (o almeno una parte significativa di essi) siano in grado di approntare proposte curriculari adeguate ed efficaci.
C’è poi da osservare anche che istituire scuole dell’infanzia a indirizzo musicale creerebbe una curiosa situazione dal momento che si lascerebbe scoperto il settore della scuola primaria. I bambini provenienti da una scuola dell’infanzia a indirizzo musicale dovrebbero attendere la frequenza di una scuola secondaria di primo grado per riagganciare l’indirizzo musicale. Ma senso ha tutto ciò?

Ma se una scuola ha davvero l’intenzione di lavorare in questa direzione, come potrebbe muoversi?

Senza pervenire a riforme ordinamentali di questo tipo, le scuole possono già, a normativa vigente, declinare il loro progetto curriculare verso una disciplina o un’altra, utilizzando la quota del 20% secondo quanto previsto dalle norme sull’autonomia scolastica, caratterizzando in questo modo la loro scuola per una particolare curvatura sull’aspetto musicale o motorio o linguistico ecc.

E quindi si potrebbe avere un istituto comprensivo “a curvatura musicale”, in modo da coinvolgere tutti i bambini e i ragazzi dall’infanzia fino alla secondaria di primo grado?

Direi proprio di sì, potrebbe essere una strada da percorrere

E’ possibile che queste proposte mirino anche a creare nuovi “spazi occupazionali”?

Purtroppo c’è il sospetto che queste proposte nascondano qualcosa di poco nobile, ossia quello di “privilegiare” particolari categorie di docenti (gli insegnanti di educazione fisica, come ha fatto la L. 234/2021, o quelli di musica come il DdL di cui si sta parlando), creando così posti di lavoro ad hoc ed allargando la platea dei consensi elettorali per i politici proponenti. Non ci spingiamo fino a dire che in questo modo vengono privilegiati determinati territori o si dà risposta alle attese di gruppi di pressione, però siamo in Italia…

Complessivamente lei cosa pensa di questa e altre proposte similari?

Secondo me non è lo “specialismo” disciplinare (nella scuola dell’infanzia poi!) che può innalzare il livello di qualità dell’educazione di base, ma la cura politico-istituzionale della formazione continua dei docenti (e dei dirigenti scolastici), l’attenzione alle condizioni materiali in cui si svolgono i processi di insegnamento-apprendimento, la sburocratizzazione della funzione docente (e dirigenziale). I bambini hanno diritto a fruire ed apprendere il linguaggio musicale potendo contare su docenti preparati e attenti sul piano relazionale e curricolare. Per fare questo non servono specialisti. Si investa di più sulla formazione per tutti. Lo “specialismo” può essere curato dalle famiglie utilizzando le agenzie del territorio. I futuri Mozart non faranno fatica a farsi notare.

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