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Scuole sicure e tecnologiche, nell’era dello spread

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Il problema degli scatti di anzianità del personale scolastico, che li ha maturati nel 2001, è stato risolto prendendo i fondi dal fondo d’istituto e quindi svuotando le casse delle scuole di un buon 30%. Come recuperare le risorse finanziarie saccheggiate per le attività extra curriculari? L’ideona governativa è quella arcinota di aumentare la produttività, che per il settore della conoscenza equivale a dire ad un aumento dell’orario di servizio a parità di salario stipendiale ed un risparmio su quello accessorio. Un altro tema di fondamentale importanza per l’incolumità dei nostri giovani studenti, ma di tutto il personale scolastico, è quello della sicurezza degli edifici scolastici. Il problema è veramente allarmante e, sarà trattato, con un interessantissimo reportage, dalla trasmissione di “Report” domenica prossima su Rai3. 
Dall’anteprima di Report, che a distanza di due settimane torna a parlare di scuola, apprendiamo che quasi la metà delle 42mila scuole italiane è ad alto rischio sismico. Il rischio è spiegabile per il fatto che si trovano nelle zone 1 e 2 della mappa della pericolosità dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, oltre al fatto che le costruzioni sono fatiscenti e non a norma. Report ricorda che la mappa di rischio sismico è stata aggiornata subito dopo il terremoto molisano che ha prodotto il “crollo mortale” della scuola elementare di San Giuliano di Puglia avvenuta il 31 ottobre 2002.
La domanda che si pone, dando anche una precisa risposta, la troupe di Report, su come mettere in sicurezza le scuole pubbliche italiane nell’era dello spread, diventa centrale e importantissima. Dove trovare i soldi per mettere in sicurezza le scuole ed evitare altre tragedie come quella di San Giuliano di Puglia? La risposta a questa domanda arriva dall’ esperimento pilota, primo in Italia, avviato a inizio luglio con un protocollo d’intesa tra il Comune di Bologna e il Miur, sulla base della legge 35 del 4 aprile 2012 che introduce un "Piano nazionale di edilizia scolastica". Di cosa si tratta nello specifico? 
Si tratta di uno scambio commerciale tra il Comune, che non ha risorse economiche per costruire o ristrutturare scuole sicure e tecnologiche, ma possiede invece un ingente patrimonio immobiliare che in molti casi è inutilizzato e può essere quindi dismesso, e gli imprenditori che invece potrebbero prendere in carico questi immobili, riqualificandoli e rimettendoli sul mercato, a uso abitativo o commerciale. Una parte dei guadagni ricavati, con questa operazione commerciale, da questi imprenditori sarebbero utilizzati dagli stessi per realizzare scuole sicure, ecosostenibili e tecnologicamente avanzate. 
Un protocollo d’intesa che se funzionasse e fosse rispettato, con responsabilità e senso civico, dovrebbe essere esportabile a tutto il resto d’Italia, risolvendo il gravoso problema del rischio sismico delle scuole. Se questo progetto pilota funzionasse, sarebbe anche una risposta alla crisi del mercato degli immobili, che troverebbe un nobile motivo per riprendere la sua corsa. Infatti , secondo i promotori del progetto pilota, è proprio puntando sulla riqualificazione, la messa a norma, l’adozione di nuovi criteri di costruzione, tecnologie antisismiche e di classe A per il risparmio e recupero energetico, che si può far ripartire il mercato. Il problema di fondo è comunque uno solo, ed è cioè quello di non rimandare, per semplici problemi economici, la messa in sicurezza delle scuole ad alto rischio sismico, in quanto non esiste crisi economica che non debba tenere in conto del valore della vita umana.