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Se l’alternanza scuola-lavoro è superata, come dice il Ministro, cosa ha in mente di farne?

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L’alternanza scuola-lavoro è un modello che risale a “dieci anni fa“, quindi “è superata“: così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi dopo l’incontro avuto con le consulte degli studenti che ne chiedevano la soppressione dopo la morte di Lorenzo Parelli, nell’ultimo giorno di stage.

E ha pure aggiunto: “Faremo un tavolo insieme con i ragazzi: stiamo facendo nel Pnrr una riforma dell’orientamento scolastico che garantisca la sicurezza totale. È importantissimo che ci sia una scuola aperta, che si facciano esperienze. Dobbiamo tornare alla capacità di una scuola che integra anche a esperienze esterne e fare tutto in pienissima sicurezza. E’ fondamentale che ci sia una varietà di esperienze che rientrino in un percorso educativo, non servono esperienze spot“.

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Difficile interpretare le parole di Bianchi e difficile capire cosa bolli in pentola, di certo sembra voglia chiudere con l’esperienza della legge 107/2015 (non ancora decennale dunque) che formulava l’alternanza scuola lavoro e implementata dal governo Renzi.

Con ogni probabilità verrebbe depennata dal sistema dei licei e lasciata solo per i tecnici e i professionali, e con revisioni profonde in riferimento agli stage, considerato pure che in molti paesi d’Europa, Germania in primis, questo modello ha avuto risultati importanti. Qui infatti lo studente deve scegliere, se il liceo generalista, senza alternanza, oppure il sistema duale. In quest’ultimo caso i ragazzi trascorrono un terzo del tempo a scuola e i rimanenti due terzi in un’impresa con un contratto di apprendistato. Terminato il percorso, il ragazzo da studente diventa un lavoratore certificato da una qualifica professionale riconosciuta in tutta la Germania dopo un esame presso le Camere di Commercio.
In Germania il sistema duale coinvolge un gran numero di ragazzi che trovano immediatamente lavoro. 

Dunque, modello assai diverso da quello italiano, considerato che due terzi del suo tempo scuola lo svolge in azienda con tutte le garanzie possibili, compreso la concreta certezza di un posto di lavoro qualificato.

Sarà questo modello che si vuole ispirare il nostro Ministro? Vedremo.