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Aggiornato il 10.12.2025
alle 21:42

Semestre filtro: quando con la propaganda politica si gioca con il futuro dei nostri figli

Sono il papà di una studentessa che ha frequentato il semestre filtro e che spera di entrare in Medicina. Assieme a mia moglie abbiamo vissuto mesi con la paura e l’angoscia, da quando è stato pubblicato quest’estate il decreto della ministra Bernini che annunciava a tutti gli italiani che finalmente era stato eliminato il test e di conseguenza il numero chiuso a Medicina, mascherando invece quello che potrebbe essere definito come uno dei più squallidi scandali del mondo dell’università che ha coinvolto il nostro Paese.

Bastava leggere il decreto per capire che era tutto un bluff sulla pelle delle studentesse e degli studenti. Il famigerato test non solo non scompariva, ma si triplicava e veniva posticipato di qualche mese. I ragazzi avrebbero frequentato circa dieci settimane di lezioni di fisica, chimica e biologia, tra l’altro tutte a distanza, come nel caso dell’Università di Palermo. Solo coloro che avrebbero superato tutti e tre i test con il minimo voto di 18 sarebbero poi stati inseriti in una graduatoria nazionale da cui attingere per il riempimento dei posti disponibili.

Subito ci siamo resi conto di quanto il sistema fosse subdolo e pericoloso. A parte il tempo esiguo e la modalità a distanza delle lezioni, che non avrebbero permesso un’adeguata formazione in tre discipline così importanti e complesse, ci chiedevamo dell’eventuale disagio sia per quei ragazzi che sarebbero entrati a Medicina ma in un’altra città a metà anno accademico, sia soprattutto per quei ragazzi che sarebbero rimasti fuori, ai quali si prometteva, sempre però tenendo conto dei posti disponibili, un’altra collocazione in una facoltà affine — come Biologia, Infermieristica, ecc.

Tutto quello che abbiamo vissuto nel silenzio più totale dei giornali e soprattutto della politica è esploso poi con il primo appello del 20 novembre, quando si è aperto il vaso di Pandora. Il sistema di reclutamento della ministra Bernini, che fa acqua da tutte le parti, ora è sotto gli occhi di tutti. Si sono evidenziati, inoltre, come avviene in tutti i concorsi del nostro Paese — perché di fatto questo è: un concorso — imbrogli, vigilanza disattenta, indiscrezioni sulle prove, ecc.

Domani si terrà il secondo round di questo “concorso” e finalmente si porrà fine a questo scempio. Ovviamente la palla passerà ai tribunali amministrativi, che bocceranno una volta per tutte il sistema pieno di incostituzionalità e disparità di trattamento. Come ha potuto pensare il legislatore di fare una sola graduatoria nazionale con due appelli e quindi due prove differenti? Basta solo questo per vincere un ricorso a mani basse.

Bastava far entrare intanto quelli che sono passati al primo turno, lasciando i posti vacanti per i partecipanti al secondo turno. Oppure dare la possibilità a tutti di sostenere entrambi gli appelli per poi scegliere il voto migliore.

A questo punto la domanda mi sorge spontanea: è possibile che sia solo incompetenza o c’è anche malafede, per favorire per esempio le università private?

Dario Nicchitta

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