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Si accusavano per ammanchi miliardari ma avevano le pezze nei pantaloni

Anno 1959. Frequentavo l’Istituto Magistrale “Lombardo Radice” di Catania. Molti alunni viaggiavano dai paesi della provincia e delle province vicine oppure alloggiavano in camerette superaffollate arrangiandosi per il vitto. Per ognuno avrei qualcosa da raccontare. Oserei dire che eravamo “poveri ma belli”. 

Mi limito a ricordare un episodio che meriterebbe, a mio parere, di essere riportato nei libri di storia. I dizionari riportano un termine nato in quegli anni: “milazzismo”. Un democristiano deputato all’ Assemblea Regionale Siciliana, l’onorevole Milazzo, aveva creato una scissione all’interno del partito e formato una nuova giunta con apporti di elementi di destra e di sinistra, insomma un fatto assolutamente nuovo e anomalo, per cui si creò anche il suddetto neologismo.

Due miei compagni, provenienti da due paesi dell’interno, avevano un chiaro progetto di vita: conseguire il diploma di maestro, dedicarsi all’insegnamento e fare politica. E per questo frequentavano già le sezioni di partito nei propri paesi. Uno democristiano, l’altro socialista. Con la scissione e il nuovo governo regionale molte furono le polemiche e le accuse tra le parti circa le spendite e i presunti abusi.

Durante la ricreazione vidi i due compagni, avversari politici accusarsi vicendevolmente: “voi che vi siete fottuti i miliardi della diga..! “, 

“Voialtri che vi siete mangiati i soldi dell’autostrada…”.  Bravi ragazzi: mi ricordo delle toppe che avevano nei pantaloni!

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