Con la fine dell’anno scolastico, torna puntuale un fenomeno sempre più diffuso: genitori che pubblicano sui social le pagelle dei figli, spesso accompagnate da commenti entusiasti, cuori e applausi virtuali. Un gesto che nasce dall’orgoglio, ma che solleva interrogativi importanti sul rispetto della privacy dei minori e sul loro diritto a non essere esposti pubblicamente.
A riaccendere il dibattito è stato di recente Enrico Galiano, insegnante e scrittore molto seguito sui social, che in un reel ha lanciato un appello diretto: “Per favore, la smettete di pubblicare le pagelle dei vostri figli sui social?”. Un invito che ha raccolto per lo più consensi e anche un po’ di incredulità: “Ma perché? C’è chi lo fa?“
Il tema non è solo etico, ma anche giuridico.
Le pagelle, infatti, contengono informazioni personali, risultati scolastici e talvolta anche giudizi comportamentali. Esporli online significa renderli accessibili a una platea potenzialmente vastissima, fuori dal controllo familiare.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha in proposito più volte richiamato l’attenzione sull’importanza di tutelare i dati dei minori. Secondo le linee guida, i genitori devono prestare particolare cautela nel pubblicare contenuti che riguardano i figli, evitando di diffondere informazioni sensibili o che possano in futuro danneggiarli, anche dal punto di vista reputazionale.
Tra i principi fondamentali indicati dal Garante c’è quello del “superiore interesse del minore”: ogni decisione, anche digitale, dovrebbe essere presa valutando l’impatto presente e futuro sulla vita del bambino o dell’adolescente. Una pagella condivisa oggi potrebbe diventare fonte di imbarazzo domani, soprattutto in un contesto – quello dei social – dove nulla si cancella davvero.
C’è poi un altro aspetto spesso trascurato: il consenso. I minori, soprattutto se piccoli, non sono in grado di comprendere pienamente cosa significhi essere esposti online. Pubblicare informazioni su di loro senza il loro consenso consapevole significa decidere al loro posto della loro identità digitale.
Non si tratta di demonizzare i social o l’orgoglio genitoriale, ma di promuovere un uso più consapevole. Celebrare i successi dei figli è naturale, ma forse non tutto deve passare da uno schermo. In un’epoca in cui la condivisione è diventata automatica, fermarsi a riflettere prima di pubblicare è un atto di responsabilità. Anche – e soprattutto – quando si tratta dei più piccoli