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Simonetta Salacone non c’è più, la Scuola perde la donna delle mille battaglie per gli alunni

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Simonetta Salacone ci ha lasciati: la dirigente scolastica “controcorrente” dell’istituto Iqbal Masih di Roma è morta all’età di 72 anni.

È stata una donna che ha sempre vissuto la scuola in difesa degli alunni e dei docenti. Laureata in lettere, è andata in pensione, dopo 43 anni di servizio, prima come docente della primaria, poi, per 31 anni come preside, gli ultimi 10 dei quali negli istituti della periferia capitolina.

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L’ultimo decennio di servizio è stato quello che l’ha fatta diventare un personaggio pubblico, attraverso l’attuazione di una miriade di progetti con le sue scuole trasformate in veri punti di riferimento per il territorio, in orario anche extra-didattico.

Il suo carisma e popolarità le hanno anche fatto sfiorare l’approdo in Parlamento con Sel.

Ma si è ritrovata anche a combattere a lungo contro la stessa amministrazione da cui dipendeva: uno dei provvedimenti disciplinari più noti nei suoi confronti è quello sul mancato minuto di silenzio per i militari caduti in Afghanistan nel settembre del 2009.

Anche dopo la pensione, Simonetta Salacone ha continuato a operare nell’associazionismo.

 

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Vi riproponiamo un’intervista, pubblicata dalla Tecnica della Scuola versione cartacea, rilasciata da questa donna straordinaria nell’ultimo periodo da dirigente scolastico.

 

Simonetta Salacone, l’anti-Gelmini: dice no pure al minuto di silenzio

 

di Alessandro Giuliani

 

Le manca un anno alla pensione, ma quando giudica l’operato del Governo nei confronti della scuola ha la stessa grinta di una sissina a cui è non è stato inserito l’esatto punteggio in graduatoria dopo aver fatto già ricorso scritto. La stessa rabbia di un precario storico che dopo vent’anni di supplenze si appresta a firmare il contratto di “disponibilità”. È un fiume in piena Simonetta Salacone, la dirigente scolastica dell’istituto romano primario Iqbal Masih, il bambino pakistano ucciso dalla mafia dei tappeti divenuto il simbolo dello sfruttamento minorile e dove è nato il coordinamento romano anti-Gelmini “Non rubateci il futuro”. La sua recente mancata elezione all’europarlamento, per il Partito democratico, non sembra averla scalfita. Accusa apertamente le istituzioni di minare l’istruzione italiana in cambio di meri conteggi finanziari.

Ignorano – spiega con fervore la Ds, ex consigliere comunale di sinistra – che il futuro di una nazione è direttamente proporzionale alla qualità dell’istruzione che riesce a dare ai propri cittadini”. Conosce quali sono i problemi perché è da tanti anni dirigente. E mai nella sua carriera le era capitato di dover risparmiare su tutto: sui gessetti, sullo scotch, sulla carta igienica, sulle matite. “E da qualche tempo – sottolinea – anche sui contributi dei supplenti. Sì ha capito bene: la nostra scuola non ha soldi e ha deciso che per non sottrarre troppo a studenti e famiglie si debba arrivare anche a questo”.

Le facciamo notare che è un illecito perseguito dalla giustizia quello di non versare i contributi: un malcostume spesso attuato dai datori di lavoro privati. “Certo che lo so – ribatte Salacone – ma le dirò di più: vorrei che i presidi che come me sono stati costretti a prendere questa decisione venissero denunciati. Così forse tutti saprebbero, anche i giudici, che per mettere in ginocchio una scuola bastano tre lunghe malattie in un anno”. Ma per la dirigente i mali della scuola italiana non si riducono al ‘dimagrimento’ dei fondi assegnati agli istituti: “La scuola – sostiene – non funziona dove il personale docente, sebbene abbia conseguito abilitazioni, specializzazioni ed una lunga serie di titoli, non ha la possibilità di essere qualificato attraverso la permanenza negli stessi istituti. Solo facendo esperienza con gli stessi studenti giorno per giorno, si può ottenere efficienza e qualità“.

La dirigente scolastica ritiene che non sia solo la precarietà del personale ad affossare il sistema di istruzione pubblico italiano: “Il disegno di delegittimazione continua dell’istruzione – sostiene il Capo d’Istituto – si sta innescando attraverso diversi provvedimenti: altre al licenziamento di massa dei docenti precari questo Governo ci sta ‘regalando’ classi piene zeppe di alunni: ne ha autorizzate anche con 33 ragazzi, orari ridotti fino a 27 ore a settimana e provvedimenti che rappresentano un insulto alla scuola pubblica tradizionale. In queste condizioni è normale che le bocciature abbiano toccato livelli record. Che la scuola diventi un servizio a domanda. E soprattutto che il degrado degli istituti ci sta riportando quella che una volta si chiamava selezione di classe”.

Il disaccordo con le idee condotte nelle stanze di viale Trastevere è pressoché totale. Anche sugli ultimi dati Ocse l’interpretazione è diversa: “mentre dal Ministero ci raccontano tutt’altro – sottolinea Salacone – il messaggio che ci manda l’organismo internazionale è evidente: servono più investimenti, mandare in classe insegnanti più bravi e diminuire gli alunni per classe”.

Idee diverse anche sul minuto di silenzio, deciso dal ministro dell’Istruzione in coincidenza con i funerali dei sei paracadutisti uccisione a Kabul a seguito di un vile attentato, che ogni scuola italiana avrebbe dovuto attuare il 21 settembre. Le indicazioni di promuovere “nelle scuole occasioni di riflessioni e di solidale partecipazione – aveva scritto Gelmini agli oltre 10.000 istituti – osservando alle ore 12 di lunedì, in concomitanza con i funerali solenni, un minuto di silenzio” sarebbero state del tutto ignorate da diversi presidi e docenti. Ed anche nell’istituto comprensivo diretto dalla Salacone.

La preside sostiene di non aver voluto inoltrare ai propri docenti la circolare del ministro, arrivata a scuola alle ore 11,30 poiché l’invito ad osservare un minuto di silenzio era per le ore 12: “i tempi stretti con cui la circolare arrivava – ha scritto ai genitori– impedivano, di fatto, una riflessione con gli insegnanti come era, invece, avvenuto in altre situazioni simili. Poiché  la  scuola  non  è una caserma e i docenti non ricevono ordini, molte insegnanti, soprattutto  degli alunni più grandi, hanno  affrontato l’argomento  in classe, con diverse  modalità e  ritualità”.

Salacone spiega anche il perché ha provato meraviglia nel leggere la circolare del Ministro. “Provo dolore e sincera partecipazione – ha continuato la dirigente dell’Iqbal Masih – al dolore delle famiglie dei soldati morti. Lo aggiungo al dolore che quotidianamente provo per le tantissime vittime civili  innocenti di questa e di tutte le guerre che si stanno svolgendo in giro per il mondo. Provo dolore per tutti i soldati caduti mentre compivano il loro lavoro. Ovviamente sono contro la guerra, non contro i soldati. Mi chiedo però : perché non  abbiamo fatto un minuto di silenzio il mese scorso, quando è morto in un attentato in Afghanistan un soldato di Campobasso? E’ il numero che fa massa critica per il cordoglio di Stato? O non è  il momento in cui, facendo appello al dolore  di tanti, si tenta  di ricompattare una opinione pubblica molto divisa sui temi della cosiddetta ‘missione di pace’?”.

Le dichiarazioni della preside romana hanno portato il ministro Gelmini a ribattere con durezza: “È chiaro – ha detto il responsabile del Miur – che in Italia esiste l’autonomia, ma stiamo pensando come nell’università un codice etico di comportamento“. Il Ministro ha colto l’occasione per ribadire che “a scuola meno polemica politica si fa è meglio è“. Specificando che proprio sulla scuola capitolina, situata a poca distanza dalla ‘Carlo Pisacane’, frequentata al 97% di alunni stranieri, il Miur sta attuando adeguate “valutazioni e approfondimenti in corso“.

Che però non sembrano turbare la dirigente. Salacone rifarebbe tutto. “Personalmente, venendo da una militanza  giovanile in un movimento nonviolento, continuo a ritenere che le azioni di pace siano costruire scuole, innalzare ospedali, inaugurare e far funzionare  biblioteche, teatri, centri culturali. Queste le riflessioni che  sento di dover fare di fronte alle salme dei poveri soldati, come di fronte a quelle di tutti i poveri  civili vittime delle guerre, di quelle dei  lavoratori che muoiono in troppi sui luoghi di lavoro, delle vittime per fame. Quante lacrime! Quanti minuti di silenzio! Quante riflessioni! Ma, prego, senza fanfare, senza orribili grida di guerra, senza – conclude la preside – ipocrite lacrime dei potenti”.

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