Aumentano sempre più i timori sui rischi della salute mentale degli adolescenti a causa dell’abuso nell’uso dei dispositivi digitali. E con le paure aumentano a valanga i divieti in tutto il mondo dell’uso degli smarthone e dei social soprattutto per i ragazzi più piccoli.
La Danimarca è stata solo una delle ultime nazioni ad imporre divieti sull’uso dei social media per i minori di 15, prima ancora si era mossa la Norvegia e l’Australia che nel 2024 aveva approvato una legge prevede il divieto di iscrizione ai social per i minori di 16 anni anche se le modalità non sono state ancora chiarite.
A questi divieti a livello nazionale hanno fatto seguito anche divieti sull’utilizzo degli smartphone nelle scuole come è successo anche in Italia.
Il divieto in senso generale non è mai un sostituto di educazione, cosi come ha precisato Laura Turuani in un articolo su Corriere.it.
La psicologa e psicoterapeuta ed esperta di adolescenti e di dinamiche familiari addossa la colpa agli adulti. “Se gli adulti per primi non riescono a staccarsi dal telefono, come possono pretendere che lo facciano i ragazzi?» afferma l’esperta.
L’educazione all’utilizzo del cellulare e dei social deve passare anche attraverso la coerenza, e la capacità di dare l’esempio da parte degli adulti. I divieti, da soli, rischiano come spesso accade, di alimentare solo comportamenti opposti.
Altro sbaglio commesso dagli adulti secondo la psicologa è quello di usare lo smartphone come “ciuccio digitale” da piccolissimi, come da «baby sitter» dei bambini mentre poi non puoi imporre i divieti e il controllo una volta che quei bambini diventano adolescenti, tutto questo è altamente incoerente. Manca di fondo una educazione all’autoregolazione che nasce proprio dall’uso nefasto che si consente di fare in età anche pre scolare.
Altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo allo scrolling impulsivo.
Con il termine “scrolling” si riferisce all’azione di scorrere verticalmente o orizzontalmente il contenuto di uno schermo su dispositivi come smartphone, tablet, o computer. È una funzione molto comune nell’uso quotidiano di internet, social media, e applicazioni digitali, permettendo di esplorare testi, immagini, video e altri contenuti senza dover cambiare pagina o caricamento.
Nel contesto degli adolescenti e degli smartphone, lo scrolling gioca un ruolo centrale nel modo in cui i giovani interagiscono con i contenuti digitali. I ragazzi trascorrono, infatti, molte ore scrollando feed di social media come Instagram, TikTok e Snapchat, cosa che può favorire sia accesso rapido a informazioni e intrattenimento, ma anche forti rischi come dipendenza, sovraccarico di informazioni e perdita di attenzione
Quindi anche se a scuola ci sono dei limiti imposti, ma quando gli studenti tornano a casa lo scrolling compulsivo non si ferma anzi l’uso di queste piattaforme è particolarmente elevato nelle ore notturne.
Lo scrolling continuo può avere effetti negativi sulla salute mentale, contribuendo ad esempio a sentimenti di insoddisfazione, ansia o depressione, specialmente quando viene associato a confronti sociali o cyberbullismo. Può anche ridurre il tempo dedicato ad attività fisiche e relazioni faccia a faccia, influenzando il benessere complessivo degli adolescenti
Da recenti ricerche i giovani sembra stiano avendo consapevolezza che il loro mondo sarebbe migliore senza social e smarphone (ricerca condotta dal British Standards Institution sulla fascia 16-21). Secondo altre ricerche americane il motivo principale per cui i giovani non sanno stare senza social è per la paura di perdersi qualcosa, quella che viene definita come FOMO, in sostanzase sanno che i loro amici sono sui social media, vogliono esserci anche loro, pur desiderando allo stesso tempo di trovare una via d’uscita.
Un fattore positivo è relativo ad un aumento della consapevolezza degli adolescenti sull’utilizzo di social e dispositivi digitali, sempre più sono quelli che cercano un equilibrio tra vista sociale e smartphone e molto migliorerà secondo la Turuani proprio grazie alla generazione Millennial (quelli nati tra il 1981 e il 1996), in quanto avranno ruolo decisivo nell’educazione dei figli. Essendo “cresciuti con internet e con la tecnologia digitale, sono stati messi alla prova, hanno vissuto il panico, le ansie e le angosce, hanno conosciuto opportunità e rischi, per questo sapranno educare meglio i loro figli al digitale” rispetto alla generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980) che invece è stata travolta dalla rivoluzione digitale, e di conseguenza ha commesso errori perché c’era meno conoscenza e meno consapevolezza su queste tematiche.
Alla fine, quindi è una questione di cultura, di conoscenza, di consapevolezza e non solo di regole. Su questi aspetti occorre lavorare anche e insieme alla scuola.