Breaking News
Aggiornato il 31.08.2025
alle 23:21

Smartphone vietati a scuola: operazione sbagliata, la formazione dei giovani la faranno le Multinazionali [INTERVISTA]

Nei prossimi giorni, dopo il vivace dibattito estivo su smartphone sì/smartphone no, le scuole dovranno prendere in esame il problema e decidere come affrontare la questione anche sotto l’aspetto formale.
Ne parliamo con Stefano Stefanel, membro della direzione nazionale Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici) e già dirigente presso l’Istituto “Marinelli” di Udine per più di un decennio.

Vogliamo partire dalla nota che il ministro Valditara aveva firmato nel giugno scorso in cui si diceva che le scuole avrebbero dovuto prevedere “per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo dello smartphone durante l’orario scolastico anche a fini didattici, nonché specifiche sanzioni disciplinari per coloro che dovessero contravvenire a tale divieto”?

Intanto credo che vada detto che non c’è una legge specifica che vieti l’utilizzo di smartphone di proprietà e quindi non vedo proprio come questo divieto possa avere un qualunque valore legale, visto che è stato emanato con una semplice Nota, cioè con un documento che al massimo può spiegare una norma, non introdurla. In realtà il Ministro sa che la Nota non ha alcun valore, ma sa anche che la comunicazione è andata a buon fine.

Cosa vuol dire che il messaggio è andato a buon fine?

Sembra quasi che il Ministro dica: “Fino a quando non sono intervenuto io tutte le scuole italiane facevano usare lo smartphone, agli studenti quando volevano, dove volevano e come volevano”. Ma questa è una “narrazione” totalmente falsa perché non c’è nessuna scuola italiana che abbia mai permesso agli studenti di usare lo smartphone durante le ore di lezioni per motivi arbitrari.

Niente di nuovo, quindi

In realtà una novità c’è e riguarda il divieto dell’uso di cellulare anche per questioni di carattere didattico. E qui c’è un punto da precisare: questo è un intervento inaccettabile perché riguarda una questione di rango costituzionale com’è la libertà di insegnamento.
Mi sembra che questo sia un intervento da “Stato etico”, cioè di un Stato in cui è il Ministro di turno che decide cosa è giusto per i cittadini e cosa è sbagliato.

In sostanza è una operazione più politica che pedagogica?

Certo, questa decisione non c’entra niente con la didattica, serve solo per marcare il campo della destra dentro il mondo scolastico e va di pari passo con le Nuove indicazioni, con il corsivo, la Bibbia, la patria, l’identità nazionale, e tanti altri segnali che arrivano.
Il Ministro ha parlato al suo elettorato e alle famiglie che vedono di buon grado la lotta della scuola contro gli smartphone, visto che quella casalinga l’hanno strapersa (anche perché di solito il primo smartphone lo regala la famiglia, che poi ne critica l’uso). Credo sarebbe utile un censimento: quante app usano le famiglie per la loro vita quotidiana, quante ne usano gli insegnanti, quante ne usano gli studenti: app necessarie (banche, spid, ecc.) o app accessorie o ludiche (giornali on line, social, giochi, punti dei supermercati, ecc.)?
Guardando i numeri forse tornerebbe un po’ di buonsenso: lo smartphone deve essere presidiato dalla scuola, non bandito, gli studenti devono essere aiutati non puniti, gli insegnanti devono essere liberi di scegliere non diretti dal Ministro dell’Istruzione e del Merito (anche perché siamo in uno Stato democratico).

Però a scuola si potranno usare tranquillamente i tablet, magari per prendere appunti, ma non solo…

Ecco, appunto e questa mi sembra proprio una idea classista.

Cosa vuol dire ?

C’è un punto molto dolente nella posizione del Ministro: se gli smartphone devono stare fuori della scuola (o nel fondo dello zaino, o in fondo alla tasca del cappotto) vuol dire che la formazione sullo smartphone e attraverso lo smartphone la faranno le multinazionali, con l’AI integrata automaticamente allo strumento. Cioè ancora una volta la scuola vuole vietare quello che non riesce a capire e ad insegnare.
E saranno i più poveri a vedersi precipitare nelle povertà educative e nel brain rot (marciume cerebrale) lasciati al loro destino con strumenti digitali invasivi, che la scuola non vuole neppure vedere.
A scuola si impareranno cose che andranno in collisione con l’apprendimento autonomo pomeridiano del digitale. Per i più poveri (di soldi e di spirito) la strada è già segnata: lavori manuali, stipendi bassi, dipendenza dagli smartphone.

Se la situazione è questa, perché docenti e sindacati non protestano?

Io penso per un motivo banale: la maggioranza degli insegnanti non vuole aggiornarsi sul digitale e quindi non vuole avere niente a che fare con strumenti digitali e con l’Intelligenza Artificiale, che richiedono forti dosi di formazione.
D’altronde la difficoltà a raggiunger il target di docenti formati con i fondi del PNRR la dice lunga. C’è nella scuola una forte idea di presidio cartaceo e difesa delle discipline nel loro statuto antico che fa preferire a troppi docenti una didattica di 50 anni fa, aggressiva e trasmissiva, alla contaminazione digitale dell’oggi.

Vediamo di essere pratici, se lei fosse ancora preside di una scuola cosa farebbe?

Già a giugno avrei messo un post sul sito del mio istituto dicendo grosso modo: “E’ uscita questa circolare, nella nostra scuola è sempre stato vietato agli studenti l’uso degli smartphone. Adesso ovviamente comunichiamo agli studenti che non possono neanche usarli a fini didattici perché non intendiamo metterci in rotta di collisione contro il Ministero. Chi sarà trovato a smanettare durante le ore di lezione, sarà punito, come è già successo sempre”.
In sostanza, se si eccettua il divieto di uso didattico, non succederà quasi nulla.

Insomma lei pensa che siamo di fronte alla solita logica del “bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”?

Penso proprio di sì. Questa è una presa di posizione demagogica e propagandistica molto pesante, perché è un attacco alla categoria degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Ma temo anche che in molte scuole si faranno dei lunghi regolamenti in cui sarà preponderante la parte punitiva. A quel punto si assisterà a processi e processioni, processi di studenti trovati con lo smart in mano e processione di genitori che difenderanno l’utilizzo dello smartphone da parte dei loro pargoli.

C’è il rischio che aumenti il contenzioso, con grande gioia di avvocati e di tribunali amministrativi regionali?

Purtroppo non possiamo escluderlo.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate