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Aggiornato il 09.02.2026
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Sostegno alunni, cosa devono fare le scuole in caso di disabilità del minore (anche quelli più gravi)?

Daniele Di Frangia

Cosa devono fare le scuole in caso di disabilità del minore? “Secondo la normativa – spiega il dirigente scolastico Salvatore Impellizzeri – oggi non è più pensabile parlare di “alunno con disabilità” solo in termini di certificazioni e ore di sostegno. I DL 66/2017 e 96/2019 e le Linee Guida del 2022 definiscono in modo molto preciso il compito della scuola. Il primo dovere è l’osservazione attenta e collegiale. Dopo un congruo periodo di lavoro didattico, il team docenti è chiamato a raccogliere indicatori concreti di difficoltà, nelle aree dell’apprendimento della comunicazione, della relazione, dell’autonomia e a condividerli con la famiglia in modo chiaro ma non allarmistico. In questa fase non si fa diagnosi, ma si descrive ciò che si vede a scuola”.

La scuola però, nel frattempo, non resta in attesa della certificazione, ma attiva fin da subito misure di personalizzazione, utilizza strumenti compensativi e misure dispensative, calibra le richieste e lavora per gruppi flessibili. “Questo è particolarmente importante nei casi più gravi in cui il rischio di esclusione è alto – prosegue Impellizzeri – l’alunno non può “restare in sospeso” fino all’arrivo di un verbale INPS”.

Quando la famiglia avvia la valutazione presso la neuropsichiatria infantile, inizia il percorso formale che porta al Certificato medico diagnostico-funzionale, primo documento sanitario che inquadra la diagnosi e, soprattutto, I bisogni ai fini dell’inclusione scolastica. Da lì si passa al Certificato medico introduttivo e alla domanda dell’INPS per l’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva, con richiesta specifica di riconoscimento dell’handicap ai sensi della L. 104/1992 e dell’insegnante di sostegno.

Il compito del dirigente

Cosa fa a quel punto il dirigente? Non entra in questo merito clinico, ma ha il compito di informare correttamente le famiglie sulle tappe del percorso e di rassicurarle rispetto al ruolo della scuola. Nelle situazioni più complesse, il dirigente diventa il riferimento stabile che tiene insieme le varie componenti – docenti, famiglia, servizi sanitari, ente locale – evitando che il carico organizzativo ricada interamente sui genitori.

Non appena la Commissione unica dell’Azienda Socio-Sanitaria territoriale e dell’INPS conferma la condizione di handicap e la disabilità ai fini dell’inclusione scolastica, rilascia alla famiglia l’estratto del verbale e, successivamente, il verbale INPS completo. “Si tratta di documenti delicati – spiega il ds Impellizzeri – che la scuola deve acquisire e conservare secondo procedure trasparenti e nel pieno rispetto della privacy: protocollazione corretta, accesso controllato, condivisione solo con i soggetti strettamente coinvolti nel percorso educativo. Questo aspetto, spesso percepito come puramente amministrativo, è in realtà un pezzo di tutela dei diritti dell’alunno e della famiglia”.

Su queste basi sanitarie si costruisce uno dei passaggi chiave del nuovo sistema: il Profilo di Funzionamento, redatto dall’Unità di valutazione multidisciplinare dell’ASL secondo il modello biopsicosociale ICF. Il Profilo di Funzionamento sostituisce la vecchia diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale e diventa la vera cerniera tra sanità, scuola e progetto di vita della persona.

Una volta che l’istituto ha ricevuto la diversa documentazione, il dirigente convoca il GLO (il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione). Nei casi di disabilità grave, è il luogo in cui si decide la qualità di vita scolastica del bambino. Qui si discute il fabbisogno di risorse, ore di sostegno, assistente all’autonomia e alla comunicazione, eventuali ausili, e si definiscono le priorità del PEI: obiettivi, modalità di valutazione, organizzazione degli spazi e dei tempi per garantire reale partecipazione alla vita della classe.

I casi più gravi

Qual è il compito del dirigente nei casi più gravi che si dovessero presentare? La responsabilità si espande al di fuori della scuola. è necessario costruire una rete stabile con il Comune per l’attivazione del Progetto individuale ai sensi dell’art. 14 della L. 328/2000 che coordini interventi educativi, riabilitativi, sociali e, quando serve, anche l’extrascuola e il tempo libero. In questi percorsi il dirigente è fondamentale perché convoca tavoli, sollecita gli enti responsabili, monitora che le decisioni prese non rimangano lettera morta.

Un ulteriore compito cruciale riguarda i passaggi di ordine di scuola e i rinnovi delle certificazioni. Al cambio di grado, dall’infanzia alla primaria, dalla primaria alla secondaria, il Profilo di Funzionamento va aggiornato, così come il PEI va ripensato in relazione alle nuove richieste del contesto.

Il dirigente infine, deve assicurare che scuola di provenienza e scuola di destinazione dialoghino tra loro, che la documentazione venga trasmessa in modo puntuale, che il nuovo consiglio di classe abbia il tempo di conoscere la storia del ragazzo e non riparta da zero.

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