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Sostegno, le ore non sono sempre sufficienti: alle elementari 1 famiglia su 10 fa ricorso al TAR

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Abbiamo scritto in precedenza dell’ultimo rapporto ISTAT  “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado – Anno scolastico 2016-2017”.

Il rapporto, oltre ad aggiornare sulla popolazione di alunni disabili alla primaria e alle medie, e a stabilire il numero di docenti di sostegno, si concentra anche su alcuni tasti dolenti che riguardano la scuola italiana, ovvero la frequente mancanza di ore necessarie di sostegno per gli alunni disabili.

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Come indica il rapporto, intanto possiamo dire che, anche se lieve, a livello nazionale esiste un minore rapporto alunni-insegnante di sostengo. Infatti, la legge 244/2007, prevede 1 docente ogni 2 alunni, mentre con le dovute differenze territoriali, tale numero scende.

Ma quello che bisogna evidenziare sono i dati relativi alle ore di sostegno.
Il rapporto indica chiaramente un numero maggiore di ore di sostegno al Sud (16,1 ore medie settimanali nella scuola primaria e 12,9 ore medie settimanali nella scuola secondaria di primo grado) e un numero inferiore di ore nelle scuole sia primarie sia secondarie di primo grado del Nord (rispettivamente 12,7 e 10,6 ore medie settimanali).

Alunni Con Disabilità As2016 2017

Ma la fotografia è bene guardarla per intero: una quota di famiglie ha ritenuto l’assegnazione delle ore di sostegno non idonea a soddisfare i bisogni di supporto dell’alunno. Hanno quindi presentato ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per ottenere l’aumento delle ore sostegno il 6,7% delle famiglie degli alunni della scuola primaria e il 4,7% di quelle della scuola secondaria di primo grado. Ma per entrambi gli ordini scolastici nelle regioni del Sud la quota delle famiglie che ha fatto un ricorso è circa il doppio rispetto a quella delle regioni del Nord (nella scuola primaria rispettivamente 10,2% e 4,4% nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 6,9% e 3,2%).

Ciò vuol dire che, anche se al Sud pare si assegnino più ore di sostegno che al Nord, queste evidentemente non bastano alle famiglie, che decidono di fare ricorso per garantire il diritto allo studio per i loro figli disabili.

Le ore di sostegno devono essere quelle indicate sul PEI

A titolo di esempio, ricordiamo la sentenza del Tribunale di Sciacca, stabilendo che l’attribuzione a uno studente disabile di un numero di ore di sostegno scolastico inferiore rispetto a quello ritenuto necessario dal competente organo collegiale, è illegittimo. Pertanto, costituisce “un atto lesivo del diritto allo studio e all’integrazione scolastica da riconoscersi in capo allo studente, che integra una condotta discriminatoria“. Quantificando in mille euro ogni mese di mancanza dell’insegnante di sostegno per un numero adeguato di ore.

Dov’è la continuità didattica?

Bisogna ricordare che per la realizzazione del progetto individuale, risulta indispensabile che ci sia una continuità del rapporto tra docente per il sostegno e alunno con disabilità, non solo nel corso dell’anno scolastico, ma anche per l’intero ciclo scolastico. Questo però, come si evince dal rapporto ISTAT, non sempre avviene: è del 16,8% la stima degli alunni con disabilità della scuola primaria che hanno cambiato insegnante per il sostegno nel corso dell’anno scolastico, tale percentuale sale a 17,4% per gli alunni con disabilità della scuola secondaria di primo grado.
Non basta: le percentuali aumentano drasticamente se si analizzano i cambiamenti di insegnante per il sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado.