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Aggiornato il 09.02.2026
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Sostegno, quasi il 30% dei docenti viene selezionato dalle graduatorie. TFA e Indire, tutti i numeri

Valerio Musumeci

In Italia, nell’anno scolastico 2023/2024, circa il 27% dei docenti di sostegno è stato selezionato dalle graduatorie provinciali di supplenza (GPS), “sono cioè docenti che non hanno una formazione specifica per supportare l’alunno con disabilità e che vengono utilizzati per far fronte alla carenza di figure specializzate“. A metterlo nero su bianco è l’Istat, nell’ultimo rapporto sull’inclusione scolastica, pubblicato nella primavera di quest’anno. Una situazione segnalata più volte da La Tecnica della Scuola, che nonostante l’aumento dei docenti abilitati è ancora molto diffusa.

Quanti sono i docenti di sostegno in Italia

Nel dettaglio, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, “sono 246mila gli insegnanti per il sostegno impiegati nelle scuole italiane, oltre 235mila nella scuola statale (fonte MIM) e circa 11mila nella scuola non statale (fonte Istat)”. Rispetto all’anno precedente si registra “un incremento complessivo dell’8,2%”, con un rapporto alunno-insegnante “pari a 1,4 nella scuola statale (fonte MIM) e a 1,7 nella scuola non statale (fonte Istat)”. Un dato, osserva Istat, “migliore di quello previsto dalla Legge 244/2007, che raccomanda un rapporto di due alunni per docente“.

Dati in miglioramento (ma il Nord fa ancora fatica)

Dati in miglioramento, insomma. Per quanto riguarda il ricorso alle GPS il fenomeno, osserva Istat, è in diminuzione. “Rispetto all’anno precedente, la quota di docenti non specializzati è diminuita dal 30% al 27%, confermando un andamento decrescente che si osserva già a partire dall’anno scolastico 2019-2020″. Allo stesso tempo, però, “è ancora molto frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno si attesta al 38%, a fronte del 13% nelle scuole del Mezzogiorno”. Un Paese spaccato a metà, insomma.

Quali scuole fanno ricorso alle graduatorie GPS

Il ricorso a figure non specializzate, scrivono ancora i tecnici Istat, “è più diffuso nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie (31%), mentre si riduce nelle scuole secondarie di secondo grado (18%)”. L’Istituto segnala anche “un ritardo nell’assegnazione degli insegnanti: a un mese dall’inizio della scuola, circa l’11% degli insegnanti per il sostegno non è stato ancora assegnato”. Un problema che per gli esperti si verifica più spesso “nelle scuole dell’infanzia (16%)”, mentre risulta inferiore al valore nazionale “nelle scuole secondarie di secondo grado (8%)”.

Oltre metà degli studenti con disabilità senza continuità

Strettamente connesso il tema della continuità didattica, particolarmente importante per gli alunni con disabilità. “Più di uno studente su due (il 57% degli alunni con disabilità) ha cambiato insegnante per il sostegno rispetto all’anno precedente, quota che sale al 61% nelle secondarie di primo grado e raggiunge il 69% nelle scuole dell’infanzia“. Una quota non trascurabile, inoltre, “ha cambiato insegnante per il sostegno nel corso dell’anno scolastico (8,4%)”, un fenomeno per cui “non si riscontrano differenze significative sul territorio e tra gli ordini scolastici”.

Studenti con disabilità e trasferimenti in aumento

Le difficoltà insomma persistono, e hanno almeno due spiegazioni. Da una parte, il numero degli studenti con disabilità è cresciuto, sfiorando quota 360mila nell’a.s. 2023/24, “circa 21mila in più rispetto all’anno precedente (+6%)”. Un aumento “evidente se si va indietro nel tempo“, che rispetto all’a.s. 2018/2019 “è stato del 26%, circa 75mila in più“. Altro fattore che pesa è la mobilità dai posti di sostegno ai posti comuni. Come ricordato da questo giornale, solo per l’a. s. 2025/26 sono stati richiesti e ottenuti circa 2.300 passaggi da sostegno a posto comune.

I numeri del TFA e del nuovo percorso TFA Indire

Movimenti che contribuiscono a erodere il numero dei docenti di sostegno, che nell’anno in corso contano oltre 14mila posti vacanti. Una penuria che è tra le ragioni addotte dal Governo di introdurre il nuovo percorso TFA-INDIRE, destinato a chi ha almeno tre anni di servizio su sostegno, allargato in seguito anche a chi è in possesso di un titolo di sostegno conseguito all’estero ed è in attesa di riconoscimento in Italia. Per il primo ciclo sono stati messi a bando poco meno di 6.000 posti, che si vanno ad aggiungere ai quasi 36mila previsti dal decimo ciclo TFA.

Abilitazione sostegno, 200mila posti banditi dal 2011

Quest’ultimo resta la via principale di accesso al sostegno. Dal primo ciclo, avviato con il Decreto Ministeriale 30 settembre 2011, sono stati messi a bando circa 195 mila posti. Ciò non significa, naturalmente, che nella scuola siano entrati altrettanti docenti di sostegno. Dopo aver passato le selezioni, infatti, occorre frequentare il corso – che per il TFA prevede lezioni, laboratori e tirocini – e poi superare gli esami finali. Una volta conseguita l’abilitazione, bisogna aspettare i concorsi ministeriali che vengono banditi di anno in anno. La strada, insomma, è tutt’altro che facile.

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