Il sistema scolastico italiano, almeno sulla carta, è uno dei più avanzati in tema di inclusione scolastica degli alunni con disabilità. La legge n. 517 del 1977, che ha abolito le classi speciali e inserito gli alunni con disabilità nelle aule, è stata a suo tempo innovativa e costituisce un vero e proprio modello.
Ma in ogni aula la situazione è peculiare, e non sempre incasellabile. Sono molti, ad esempio, i casi borderline, con alunni semplicemente “vivaci”, a cui non è stata riconosciuta una disabilità. Dall’inizio dell’anno scolastico sono state (almeno) tre le classi rimaste vuote per uno o più giorni in quanto i genitori hanno deciso di non portare il proprio figlio a scuola a causa di un compagno troppo violento.
Ci sono stati anche episodi di scuole che hanno rifiutato alunni con disabilità: a febbraio an ragazzo di quindici anni di Torino, con autismo, ad esempio, purtroppo ha ricevuto ben 28 no da parte di 28 scuole.
Nel frattempo l’anno scorso ci sono state importanti novità in materia di reclutamento dei docenti di sostegno: la riforma della conferma dei docenti di sostegno (supplenti) da parte delle famiglie e la possibilità di ottenere la specializzazione tramite Indire, di cui sta per partire il II ciclo.
La Tecnica della Scuola chiede ai suoi lettori, in prevalenza docenti: tra docenti di sostegno non specializzati, boom di alunni con disabilità certificata, troppa burocrazia e criticità di vario tipo la domanda nasce spontanea: si riesce concretamente a fare inclusione a scuola?
All’interno del sondaggio troverai le seguenti domande:
Qual è il tuo ruolo?
In quale luogo ti trovi attualmente?
Secondo te, a scuola, si riesce a fare davvero inclusione?
Quali sono i maggiori problemi relativi al sostegno a scuola a causa dei quali non si riesce a fare bene inclusione?