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19.12.2025

Sposa, con regolare cerimonia, l’Intelligenza Artificiale, in Giappone

Pasquale Almirante

La solitudine, non dei Numeri primi, né quella di Robinson Crusoe, né quell’altra ai Confini della realtà, ha spinto una ragazza giapponese a sposare, con matrimonio simbolico, ma in abito bianco, musica solenne, lacrime di commozione, invitati e testimoni compresi, l’amico virtuale con cui da anni è in affettuoso contatto.

Si tratta, racconta la Voce di New York, di una impiegata 32enne, operatrice presso un call center, che grazie ai colloqui quotidiani, scattati su impulso della solitudine, che in Giappone è molto diffusa, con un assistente digitale e la scintilla dell’amore non è tardata ad accendersi e così forte da generare la grande fiamma: Dante non dice, breve scintilla gran fiamma seconda? E per la nostra eroina giapponese è stato lo stesso.

E da qui il naturale, successivo passaggio verso il matrimonio consensuale, anche perché, parla oggi, parla domani, chiedi consiglio oggi, fai lo stesso domani, confidi i tuoi bisogni una sera e poi l’altra ancora, insieme alle gioie, se ci sono, e così via per mesi e qualche anno, e alla fine ci si affeziona anche alla macchina, e così tanto da non poterne fare a meno, benchè l’amore si trovi al di là dello schermo e sia un algoritmo. E allora il passo definitivo verso il matrimonio diventa quasi naturale. 

La ragazza, Noguchi, ben sapendo che la sua unione non ha valore legale, e che dipende interamente dall’esistenza del sistema tecnologico che anima il partner virtuale, ha raccontato: all’inizio era solo qualcuno con cui parlare, poi mi sono resa conto che stavo provando dei sentimenti”. 

A dimostrazione tutto ciò, che con ogni probabilità siamo di fronte a un mutamento culturale dai risvolti imprevedibili, cosicchè l’algoritmo non è più soltanto uno strumento, ma diventa, per alcuni, un interlocutore affettivo importante, un partner con cui intrattenersi, un confidente sensibile e schivo.

In ogni caso, a organizzare la cerimonia un’agenzia specializzata in eventi non convenzionali, anche se lo sposo virtuale è apparso sullo smartphone, mentre amici e parenti erano là ad assistere all’evento, forse incuriositi, forse pure un po’ scettici, ma, a quanto pare, forse anche in lacrime.

 Sembra comunque che in Giappone, relazioni affettive con personaggi digitali, idoli virtuali o figure derivate da animazioni e videogiochi esistono da oltre un decennio. 

Già, si legge sulla Voce di NW, attorno al 2010 si contavano migliaia di unioni simboliche con personaggi fittizi, e negli ultimi tempi l’evoluzione degli assistenti digitali conversazionali ha ampliato il fenomeno. L’indotto legato a questi particolari momenti solenni, ha confermato che la domanda è in aumento, spinta da solitudine urbana, pressione sociale e dall’estrema disponibilità emotiva delle AI.

E proprio su questo versante, sembra cascare l’impalcatura sociale che finora ha reto i rapporti interpersonali fra gli uomini.

Infatti i sistemi digitali sono progettati con tale “affinità elettiva” alla intelligenza umana e alle sua sensibilità e di conseguenza adattati ai singoli bisogni dei richiedenti che fanno scattare dipendenze amorose non immaginate.

E, se per un verso questi meccanismi digitali offrono conforto alla solitudine e allo sconforto, dall’altro creano dipendenza e legami  anche profondi, sollevando interrogativi sui rischi di relazioni unidirezionali e sulla possibilità di alienazione, soprattutto tra i più giovani. 

Studi recenti giapponesi indicano che oltre il 30% dei single tra i 20 e i 40 anni dichiara di sentirsi spesso solo, un dato che aiuta a spiegare l’attrazione verso connessioni alternative.

E se questa attrazione alla connessione alternativa finisce? Allora, pensiamo, non ci sarà bisogno né di separazione, né di divorzio e nemmeno di costose parcelle per gli avvocati.

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