Alcuni fatti sconvolgenti hanno tolto la quiete di una cittadina veneta, Ponte di Piave, nel trevigiano. Un uomo ha terrorizzato tutti con atti di violenza. Adesso si è scoperto che si tratta di un insegnante di arte, che è stato arrestato. Lo riporta Il Corriere della Sera.
Prima le dirette Facebook dai toni accesi, poi i bigliettini di insulti lasciati sulle auto, le invettive contro amministratori e professionisti del territorio, fino agli episodi più recenti — aggressioni, petardi, intimidazioni — che hanno gettato Ponte di Piave in uno stato di allarme costante. Prima i messaggi intimidatori, poi i petardi davanti alle abitazioni e infine gli episodi di aggressività e violenza fisica.
L’episodio più grave è avvenuto venerdì scorso, 14 novembre, in parrocchia. “È arrivato alle 16.30, poco prima del catechismo, con i ragazzi già presenti — racconta il parroco — Gli ho chiesto se avesse bisogno di qualcosa e lui ha iniziato a colpirmi. Una raffica di pugni, due sul viso, poi sul corpo. Aveva anche un dispositivo elettrico che ha usato contro di me”.
Il sacerdote è stato costretto alle cure mediche, mentre i bambini assistevano spaventati. La sindaca convive con la paura da un anno. “Ha iniziato con attacchi verbali sui social e biglietti minacciosi — spiega — poi sono arrivati gli atti più gravi”. Come la notte in cui, rientrando a casa, ha visto “una figura appostata davanti al cancello. Quando se n’è andato, ho trovato un petardo acceso pronto a esplodere”. Un secondo episodio è avvenuto la sera successiva: uno scoppio improvviso, poi la scoperta di un altro petardo vicino al contatore del gas.
Lunedì sera, l’aggressione a una giornalista Rai de “La Vita in Diretta“: “Eravamo a Ponte di Piave per andare in onda proprio sulla sua vicenda — racconta — Mi hanno segnalato che stava causando problemi in biblioteca. Quando sono arrivata, i Carabinieri erano già presenti, quindi ero tranquilla. Ma appena mi sono avvicinata con il microfono, ha iniziato a insultarmi, poi mi ha spinto e aggredita”.
Anche dopo essere stato caricato in auto dai militari che sono intervenuti per evitare il peggio, l’uomo avrebbe tentato di uscire per raggiungerla di nuovo. Da mesi i Carabinieri monitorano la situazione. Il problema è che gli episodi precedenti — pur gravi — non superavano la soglia che avrebbe permesso un trattamento sanitario obbligatorio o altre misure restrittive.
Di fatto, il paese è rimasto per mesi prigioniero di una spirale di paura senza la possibilità di un intervento immediato. La svolta però è arrivata dopo l’aggressione alla giornalista. Nel momento in cui i Carabinieri lo stavano portando via, l’uomo ha chiesto di essere portato in psichiatria, dove è stato ricoverato. “Scusate, non sto bene. Ricoveratemi”.