Prima Ora | Notizie scuola del 5 maggio 2026

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Stipendi dipendenti pubblici sotto l’inflazione galoppante, è ora di detassare gli aumenti come nel privato: proposta di Bombardieri e D’Aprile (Uil)

Ricevere un aumento mensile di 150 euro in busta paga o ritrovarsi nello stipendio un aumento di 80 euro al mese non è proprio la stessa cosa. Lo sanno bene i lavoratori della scuola, costretti a gestire la vita con dei compensi che rimangono sotto l’inflazione galoppante, anche dopo gli aumenti, del 5-6%, di inizio aprile, a seguito della stipula del Ccnl 2025/27. Tutto ciò è ben noto anche ai sindacalisti che li rappresentano. A parlare di quersto argomento, martedì 5 maggio, è stato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, durante la prima delle tre giornate del 15esimo Congresso nazionale della Uil Scuola in corso a Riccione.

Quello della detassazione degli aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici, ha detto Bombardieri, “rimane uno dei punti importanti” nelle politiche del lavoro “perché – ha sottolineato il numero uno della Uil – tutto il settore del pubblico impiego, nonostante il rinnovo dei contratti che noi abbiamo accelerato, ha subito in questi anni una perdita di potere d’acquisto rilevante“.

A parlare dello stesso tema, sul medesimo palco, di fronte a oltre 800 delegati provenienti da tutta Italia, è stato anche il segretario generale Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile. “Rinnovi contrattuali adeguati e in tempi certi, riconoscimento dell’anno 2013, stabilizzazione dei precari, equiparazione retributiva tra docenti di diverso ordine di scuola, sicurezza degli edifici, qualità e dignità del lavoro, queste le nostre priorità”, ha sottolineato D’Aprile.

“Detassare gli aumenti contrattuali – ha aggiunto il segretario generale Uil Scuola – non può riguardare solo il settore privato. Deve valere anche per il pubblico impiego e, quindi, per la scuola. Gli aumenti ottenuti nei contratti rischiano infatti di perdere efficacia se una parte consistente viene assorbita dalla tassazione”.

D’Aprile, sempre durante il suo intervento, ha anche annunciato che la Uil Scuola ha “superato la soglia dei 130 mila iscritti: è un risultato – ha detto – che ci rende più orgogliosi e che conferma che la strada percorsa è quella giusta”.

Tra i diversi temi toccati dal segretario generale della Uil Scuola, c’è stato anche quello del burnout. Con la parte pubblica, ha sottolineato il sindacalista, “rivendicheremo un approccio multifunzionale in quanto occuparsi della salute mentale rappresenta un investimento per il futuro dell’istruzione stessa, garantendo al personale di svolgere il proprio lavoro con motivazione, entusiasmo e senza il peso opprimente dello stress”.

Chiediamo quindi al Governo, “in primis, una retribuzione adeguata al personale che fa funzionare la scuola tutti i giorni, che, con dedizione e professionalità, la porta avanti”.    

Poi, ha proseguito D’Aprile c’ da rivedere “il sistema di reclutamento che purtroppo negli ultimi 10 anni ha triplicato il precariato. Di conseguenza – ha sottolineato – chiederemo di trasformare tutti i posti dall’organico di fatto, in organico di diritto per poter assumere i 250.000 precari che fanno funzionare la scuola tutti i giorni. In un Paese civile come l’Italia non è sostenibile avere 250.000 precari”.

La loro stabilizzazione servirebbe, ha detto ancora il sindacalista, anche “per dare una sicurezza economica al personale, ma soprattutto per gli alunni che hanno bisogno della continuità didattica. Solo così, quindi evitando la discontinuità didattica, potremo creare una scuola migliore”.

A seguito dei tanti episodi di violenza verso docenti e personale scolastico che, nel corso degli ultimi tempi, si sono registrati nelle nostre scuole, D’Aprile ha detto che bisogna “ripristinare la cultura del rispetto nei riguardi del personale e della scuola tutta in senso lato”.

“L’attenzione posta dal ministro Valditara su questo argomento – ha osservato – è lodevole, però le misure messe in atto non bastano. Delle misure tampone sono necessarie” innanzi all’emergenza, “ma lasciano il tempo che trovano. Bisogna riavvolgere il nastro – ha proseguito D’Aprile – e, soprattutto, creare quel legame tra scuola e famiglia che effettivamente oggi manca”.

Per avere una risposta risolutrice, il sindacalista ha detto che occorre “ripristinare il patto educativo tra scuola e famiglia che è effettivamente quello che manca oggi e se si rompe questo patto, la comunità tutta che è fatta da docenti, Ata, dirigenti, famiglie e alunni si sgretola”.

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