Piace e fa discutere l’introduzione dello stop tassativo degli smartphone all’interno delle scuole, a seguito di una doppia nota ministeriale. ‘La Tecnica della Scuola’ ha chiesto un commento a Mario Rusconi, presidente Anp Roma: “Mi sembra che le polemiche di questi giorni siano un po’ una tempesta in un bicchiere d’acqua – ha detto il dirigente scolastico -, perché sono anni che in molte scuole già c’è il divieto dell’uso del telefonino durante l’orario scolastico; del resto in classe il cellulare è un forte elemento distrattivo” ed è anche “un device troppo piccolo per poterlo adoperare: andare a leggere un libro di algebra o di greco sul telefonino è un’impresa impossibile”.
La misura voluta da ministro Giuseppe Valditara, ricorda Rusconi, ha avuto comunque il consenso e la solidarietà della stragrande maggioranza, non solo dei genitori, ma anche degli insegnanti, perché stare in classe in 26, 27, 28 studenti, in qualche caso anche 30 studenti, e individuare il ragazzo che sta usando magari sotto il banco il telefonino, è un’impresa impossibile. Ecco, allora che questa disposizione viene incontro a delle necessità soprattutto di natura formativa e pedagogica”.
Il presidente Anp Roma ritiene che “laddove un ragazzo venga trovato col telefonino, questo si trattiene e viene restituito il giorno dopo al genitore che viene a riprenderlo. Già questa direi che è una punizione molto forte, perché significa scomodare un genitore. Non penserei a giorni di sospensione”.
È anche vero, aggiunge Rusconi, che “il telefonino è uno strumento, direi quasi diabolico, lo sappiamo anche noi adulti”, sempre più legati allo smartphone, anche se “è evidente che ogni norma deve avere una sua eccezione, se giustificata da una necessità vera”. Il dirigente ritiene, infine, che “restituire il telefonino durante la ricreazione” produrrebbe “due errori fondamentali”, perché “la ricreazione non è “legibus soluta”, cioè ‘sciolta dalle leggi’”, ma rimane “sempre una parte della lezione, una parte del curricolo formativo dello studente”.
Permettergli di usare lo smartphone sarebbe inoltre “diseducativo, perché significherebbe dare ai ragazzi l’impressione che durante l’intervallo si possa fare ciò che si vuole”. In conclusione, per Rusconi “spetta a noi adulti, sia genitori, sia insegnanti, fare in modo che la fantasia dei giovani possa comunque esprimersi, senza però andare contro le norme di buona educazione civica”.
Rusconi, cosa possiamo consigliare ai docenti, ai dirigenti scolastici, ai consigli di istituto che si stanno adoperando per modificare le norme e adattarle?
Io farei una prima osservazione. Mi sembra che le polemiche che si stanno sviluppando in questi giorni siano un po’ una tempesta in un bicchiere d’acqua. Perché dico questo? Perché sono anni che in moltissime scuole, superiori soprattutto, già c’è questo divieto dell’uso del telefonino durante l’orario scolastico, individuato dagli insegnanti stessi, non ci voleva appunto granché del resto per sapere che in classe il cellulare è un forte elemento distrattivo: rimane infatti difficile poter lavorare come qualcuno sostiene col telefonino, perché è un device troppo piccolo per poterlo adoperare. Ho sentito anche qualcuno che propone l’uso del telefonino per i libri di testo eccetera: mi sembra che evidentemente non abbia presente un po’ il contesto scolastico nella testa, perché andare a leggere un libro di algebra o di greco sul telefonino è un’impresa impossibile. Moltissime scuole, come dicevano, già hanno introdotto questo divieto da anni, che ha raccolto, tra l’altro, il consenso e la solidarietà della stragrande maggioranza, non solo dei genitori, ma direi persino degli insegnanti, perché stare in classe in 26, 27, 28 studenti, in qualche caso anche 30 studenti, e individuare il ragazzo che sta usando magari sotto il banco il telefonino per fatti suoi, è un’impresa impossibile. Ecco, direi che questa disposizione viene incontro a delle necessità soprattutto di natura formativa e pedagogica.
Rusconi, cosa consiglia alle scuole che intendono regolamentare al meglio l’utilizzo, anzi il non utilizzo, del telefono cellulare? Alcuni istituti stanno agendo con regolamenti molto rigidi e severi, nei confronti dei ragazzi che vengono sorpresi col telefono cellulare. Altri stanno introducendo una linea più morbida. Cosa possiamo dire per non pregiudicare in un senso o nell’altro la formazione del ragazzo?
Ma io direi che in tutte le occasioni di natura formativa, anche i divieti hanno una valenza formativa. Bisogna sempre agire con saggezza e con prudenza e con lungimiranza. Io, per esempio, penso che laddove un ragazzo venga trovato con il telefonino, questo si trattiene e viene restituito il giorno dopo al genitore che viene a riprenderlo. Già questa direi che è una punizione molto forte, perché significa scomodare un genitore. Non penserei a giorni di sospensione o cosa o cose di questo tipo. Tra l’altro ci tengo a dire che molte delle polemiche di questi giorni sono pretestuose, non solo perché, come dicevo prima, molti consigli d’istituto hanno già inserito questo divieto nei loro regolamenti, ma perché qualcuno ogni tanto si alza, e probabilmente l’ultima volta che è stato a scuola quando era ragazzo, quindi 20, 30, 40 anni fa, e dice ‘No, bisogna insegnare ai ragazzi ad avere un uso accorto del telefonino’. Io penso che questo sia una forma indiretta di grave sfiducia nei riguardi degli insegnanti, perché parte da un presupposto che in tutti questi anni, da quando c’è il telefonino, almeno una decina d’anni, gli insegnanti non abbiano fatto nulla. Ma è evidente che gli insegnanti hanno cercato, anche quando non c’era il divieto preciso, di intervenire sui ragazzi.
Però non è servito a molto?
Purtroppo, il telefonino è uno strumento, direi quasi diabolico, lo sappiamo anche noi adulti che ormai la mattina la prima delle cose che facciamo è quello immediatamente di metterli in carica o di andare a vedere su WhatsApp che cosa c’è stato comunicato magari anche durante la notte. Quindi il lavoro di educativo gli insegnanti l’hanno fatto, purtroppo è una battaglia per certi versi impari, lo sappiamo. Allora, si arriva alla proibizione, fermo restando che poi la proibizione non vuol dire un divieto assoluto. Faccio un esempio, un ragazzo o una ragazza mi dice “Professore, mia mamma aspetta un bambino” oppure “Mia nonna è malata eccetera, posso avere il telefonino?”. Ma è evidente che ogni legge, ogni norma deve avere appunto una sua eccezione, purché giustificata da una necessità vera. Quindi, non serve nessuna forma di sovrapposizione sui ragazzi, di atteggiamento reazionario. Ho sentito usare delle parole completamente smodate, probabilmente da persone che la scuola la conoscono molto poco.
Rusconi, tante scuole si chiedono come comportarsi nei minuti di ricreazione scolastica, nel senso che potrebbe essere utile dare l’opportunità ai ragazzi, a metà giornata di apprendimento, di utilizzare il cellulare. Altri, invece, sono contrari, perché reputerebbero quell’apertura una retromarcia rispetto al regolamento stesso. Lei come la pensa?
Beh, mi viene da dire che chi pensa di poter dare restituire il telefonino durante la ricreazione fa, mi permetto di dire, due errori fondamentali. Si può pensare che la ricreazione sia legibus soluta, cioè “sciolta dalle leggi”, nel senso che non sia regolamentata: invece, la ricreazione è sempre una parte della lezione, una parte del curricolo formativo dello studente. Fermo restando che infatti se un ragazzo si fa male poi in caso grave, tra l’altro il giudice se la prende con l’insegnante che deve controllare quel che si fa a ricreazione. Quindi, la ricreazione è un pezzo della scuola, così come la lezione. La seconda cosa significa non tener conto delle realtà della scuola: capisco che le polemiche e i contenziosi spesso vanno un po’ per conto proprio, insomma, non hanno come obiettivo risanare la scuola, ma hanno l’obiettivo quello di fare una polemica con qualche supposto, tra virgolette ‘nemico’: prendiamo una scuola mediamente con 1.000 alunni, la mattina il collaboratore scolastico ritira per ogni classe il telefonino. Che cosa fa? Durante l’intervallo vengono restituiti a 1.000 alunni, poi alla fine dell’intervallo vengono ripresi per rimessi nelle teche in cui erano all’inizio. Cioè, capisci, capite, insomma, che stiamo parlando di una impresa impossibile, che farebbe perdere tantissimo tempo, oltre al fatto che sarebbe diseducativa perché significherebbe dare ai ragazzi l’impressione che durante l’intervallo, durante la ricreazione, si possa fare ciò che si vuole. I ragazzi vanno abituati ad avere una forma di autocontrollo, che in qualche in qualche modo porta anche un minimo non dico di sofferenza, ma di mancanza di piacere di avere il device in mano.
Quindi, per concludere, la mattina il ragazzo può avere il telefono cellulare nella propria borsa, non utilizzarlo se non in casi estremi, di urgenze comunque concordate con il docente, e in ogni caso l’insegnante non può fare delle verifiche, insomma, andare a controllare il ragazzo stesso se è in possesso o meno del cellulare? Anche perché la stessa circolare parla di utilizzo che viene in qualche modo tassativamente proibito e non certo il possesso.
Sì, tra l’altro a me è successo nella mia carriera di trovare ragazzi che appunto davano alla collaboratrice scolastica il telefonino ‘scrauso’, come si dice a Roma, e si tenevano nello stivaletto il telefonino buono, perché molto utile con l’intelligenza artificiale per fare bene il compito di matematica dello scientifico.I ragazzi hanno una fantasia incredibile: spetta a noi adulti, sia genitori, sia soprattutto insegnanti, fare in modo che questa fantasia possa lo stesso esprimersi, senza però andare contro le norme di buona educazione civica che naturalmente dobbiamo insegnare ai ragazzi.