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Stranieri, l’integrazione passa per lo studio dell’italiano

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  • GUERINI
Passa per lo studio della lingua italiana l’integrazione degli stranieri che entrano per la prima volta in Italia: tra loro, uno su quattro è iscritto ad un corso di apprendimento, dei quasi centomila che hanno avuto accesso ai corsi, in 73 mila si sono presentati agli esami e l’84% ha superato positivamente le prove. A fornire e commentare i dati è la Uil Scuola, che ha in questo modo fatto il punto sugli accordi di integrazione attuati in Italia a partire dal 2010. I corsi, che si avvalgono del Fondo Europeo per l’immigrazione, sembrano aver favorito l’inserimento attivo e consapevole di quegli stranieri che non conoscono la nostra lingua, essendo giunti da poco tempo nel nostro paese: l’opportunità che lo Stato ha dato loro, colta dal 25% dei potenziali fruitori, prevede per gli stessi l’obbligo di acquisire crediti nel corso del biennio di validità dell’accordo.
Per superare gli esami bisogna avere una conoscenza della lingua italiana parlata equivalente almeno al livello A2 di cui al quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Ma anche una conoscenza “sufficiente” dei principi fondamentali della Costituzione e delle istituzioni pubbliche nonché della vita civile in Italia: in particolare: sanità, scuola, servizi sociali, lavoro e obblighi fiscali.
Le competenze vengono acquisite, tramite la frequenza, in istituti pubblici, di corsi dedicati all’interno dei Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti. I corsi si svolgono nelle scuole pubbliche. Un regolamento che dovrebbe essere approvato prossimamente prevede che i centri territoriali permanenti, strutturati anche su più sedi, abbiano per compito specifico quello dell’educazione degli adulti.
“Questi corsi – sottolinea il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – rappresentano l’evoluzione più moderna delle vecchie 150 ore che si sono trasformate negli anni. Un tempo erano frequentati da operai che volevano ottenere un titolo di studio, poi sono stati destinati all’educazione degli adulti, a quanti magari dopo l’abbandono scolastico volevano ottenere un titolo di studio, oggi sono frequentati da stranieri. E’ un’opportunità di apprendimento che è cambiata insieme alla società italiana”.
“Vale la pena di notare che l’elemento unificante, in questi corsi che sono frequentati da persone con identità e culture fortemente diverse fra loro, è l’italiano. Ed è questo il punto strategico: l’insegnamento della lingua italiana e della nostra costituzione, elementi fondanti del nostro Paese, diventano – conclude il sindacalista della Uil – base comune per l’integrazione”.
 
Ecco una sintesi dei dati riscontrati dopo un anno di attuazione degli accordi.
Il ministero dell’Interno (riconosce il ruolo svolto dai CTP e, attraverso un tavolo tecnico con il Miur, procede all’attuazione delle misure che consentono l’acquisizione dei crediti da parte degli stranieri) ha finanziato con 3 milioni di euro le attività di certificazione delle competenze linguistiche. Sono state circa 94 mila le persone non italiane convocate, a fronte di un potenziale bacino di 400 mila: in 73 mila si sono presentati agli esami. Di questi, 62 mila sono risultati promossi, per una percentuale pari all’84%. L’attività è stata svolta da 384 CTP, equivalenti al 70% circa dei centri funzionanti attualmente sul territorio nazionale. Sul sito del Ministero dell’Interno è possibile reperire: le linee guida per la progettazione dei percorsi di apprendimento e di alfabetizzazione, anche per l’acquisizione di quella funzionale in lingua italiana. Lo stesso Miur mette a disposizione ulteriori risorse provenienti dal Fondo Europeo per l’Immigrazione equivalenti a 12 milioni di euro, di cui il 60% per la formazione linguistica, (con effetti che faticano a creare sistema) ripartiti nelle diverse regioni in base ad un indice di immigrazione.  A questi si aggiungono ulteriori 4 milioni. Queste ultime attività vengono finanziate tramite avvisi pubblici di partecipazione. Tuttavia su questo tipo di finanziamenti e sul relativo accesso, sino ad oggi le organizzazioni sindacali  non hanno avuto fin qui avuto alcuna informazione.