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Stranieri nati in Italia, per Napolitano è assurdo negargli la cittadinanza. La Lega insorge

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Non si placano le polemiche per l’auspicio del Capo dello Stato a fare in modo che al più preso i figli degli immigrati possano avere diritto alla cittadinanza italiana. Napolitano è stato durissimo, definendo una “follia, un’assurdità” che non venga riconosciuta la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, “un diritto elementare” che dovrebbe corrispondere anche al bisogno del Paese di aprire a nuove “energie” che rinnovino una “società vecchia e sclerotizzata“.
Un diritto che ad oggi, però, è fruibile a patto che il giovane nato in Italia da due genitori stranieri presenti regolare domanda in una breve e unica “finestra” temporale collocata subito dopo il compimento della maggiore età. Una legge, quella in vigore, che secondo alcuni schieramenti tutelerebbe gli italiani dall’indebolimento dei loro diritti e da spostamenti di equilibri collaudati. Anche e soprattutto elettorali, visto che i nati in Italia giuridicamente stranieri superano il mezzo milione ed i minori residenti (in larga parte sopra il Po) sono quasi un milione. La grandissima parte frequenta regolarmente la scuola, parla il dialetto del posto dove sono nati ed è integrata nel territorio.
Lega Nord ha reagito veemente alle parole di Napolitano, annunciando con Roberto Calderoli di essere “pronta a fare le barricate in Parlamento e nelle piazze” contro quello che reputa un “’cavallo di Troia’ che, utilizzando l’immagine dei ‘poveri bambini’, punti invece ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo previsto dalla legge“. E che dire di Roberto Castelli, che è arrivato ad accusare il presidente della Repubblica di muoversi “al limite della costituzionalità“? Oppure dell’altro ex ministro, Roberto Maroni, secondo cui la proposta del primo cittadino italiano “è uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione“?
Pesante anche il giudizio del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, sempre leghista: “ricordo che, dove prevale, come negli Stati Uniti, nazione di immigrati, il diritto di cittadinanza legata al suolo, esistono normative draconiane che limitano l’ingresso e regolamentano la residenza. Norme che, se fossero applicate da noi, darebbero la stura a vere e proprie sollevazioni popolari. Mi auguro che nessuno pensi all’Italia come a un parco giochi dove si possa entrare e uscire a proprio piacimento”. Il commento più “pepato” però appartiene a Matteo Salvini, eurodeputato della Lega, secondo cui Napolitano “fa il suo mestiere di difensore dello status quo e del vecchio. D’altronde la sua storia è quella di un vecchio comunista e quindi è consequenziale questo suo comportamento“.
Chi non la pensa in questo modo sono i responsabili del nuovo Governo Monti. Ad iniziare dal ministro all’Integrazione Andrea Riccardi: “L’Italia – ha scritto – ha bisogno di una visione strategica, di cui l’integrazione degli immigrati è un capitolo importante. Penso soprattutto ai loro figli“. Sulla stessa linea Andrea Riccardi, neo ministro dell’Integrazione e della Cooperazione internazionale secondo cui “l’integrazione è un tema centrale di quest’epoca“. Riccardi ha ricordato che “parlano l’identica lingua, vedono i medesimi paesaggi, vivono la stessa storia, sono legati al nostro mondo. Senza di loro l’Italia sarebbe più vecchia e con minori capacità di sviluppo“.
E la vedono così anche gli altri schieramenti politici: da Pier Ferdinando Casini (Udc), che condivide “pienamente l’appello del presidente Napolitano” a Nichi Vendola (Sel), secondo il quale Napolitano ha pronunciato parole “di assoluta saggezza e straordinaria modernità“. Schieratissimo il Pd: per Anna Finocchiaro la legge si può fare “entro la fine del 2011“. Mentre Rosy Bindi ha lanciato un avvertimento alla Lega, “sbaglia di grosso – ha detto – se immagina di far leva ancora una volta sulla paura degli stranieri per riconquistare i consensi perduti“. “Il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia – ha sottolineato dal canto suo Felice Belisario dell’Idv – è una questione prioritaria“. “Una norma di civiltà” per il leader Idv Antonio Di Pietro.
Non nuovo a sostenere questa linea è anche Gianfranco Fini, che ha ricordato di essere stato bollato a destra come ‘compagno’ per aver sollevato il tema: Fini ha così cercato una soluzione a metà, spiegando che per la cittadinanza, si potrebbe attendere che i figli degli immigrati abbiano completato il ciclo scolastico e che conoscano la lingua italiana. Insomma, no a una cittadinanza in “automatico“.
Decisamente più freddo il Pdl, contrario a una introduzione secca dello ‘ius soli’, il diritto ad acquisire la cittadinanza per chi nasce sul territorio nazionale: se Mara Carfagna si è detta convinta che “sarebbe sbagliato rimandare la discussione” ed ha auspicato che “il Parlamento riprenda la discussione e trovi una sintesi“, i capigruppo di Camera e Senato hanno frenato. Fabrizio Cicchitto ha ricordato che “la priorità riguarda i temi economici” e se “si propongono questioni fuori agenda” allora si deve parlare anche di giustizia. “Non si possono affrontare le leggi sulla cittadinanza a spallate e con semplificazioni“, ha ammonito invece Maurizio Gasparri. Il Quirinale non replicherà, ma la questione rimane aperta. Soprattutto in Parlamento.