Stanno emergendo pian piano ulteriori dettagli sul caso di Paolo, il ragazzino di quattordici anni che si è suicidato poche ore prima dell’anno scolastico perché vittima di bullismo. Come riporta La Repubblica, la procura dei minori ha convocato quattro dei suoi compagni.
I loro nomi sono stati fatti dai genitori del ragazzino. “Sono quelli che lo hanno perseguitato nel primo anno delle superiori — dice il papà di Paolo –, noi non ce l’abbiamo con tutta la classe. Lì c’erano anche bravi ragazzi come il compagno che lo aiutava coi compiti quando lui si assentava e che lo ha difeso quando in classe è stato spinto contro un muro. Ma ripeto, ormai da giorni, è la scuola che ha fatto cadere nel vuoto le mie denunce”.
Queste non avrebbero avuto conseguenze. La prima denuncia dei genitori ai Carabinieri risalirebbe a 5 anni fa per una maestra che contro Paolo avrebbe incitato la classe alla rissa. “Ad oggi — racconta — non sappiamo che fine abbia fatto. Non siamo stati mai sentiti. Tutte le altre segnalazioni, più di quindici, sono state fatte alle scuole per iscritto o verbalmente. Le insegnanti prendevano nota ma non sono stati mai attivati i servizi sociali”.
Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, secondo i genitori solo un ragazzino era presente ai funerali del compagno. La dirigente scolastica dell’istituto, però, giura che non è così: “I ragazzi della classe c’erano tutti, come c’eravamo noi del corpo docente, compresi i professori dell’anno scorso che non sono più in servizio da noi”.
“Ma che abbiamo fatto?”, si chiedono oggi tanti degli adolescenti che frequentano la sede distaccata dell’istituto tecnico dove il 15enne dai capelli biondi non voleva rientrare. “‘Tutti si sentono additati’, dice il sindaco di San Cosma e Damiano Franco Taddeo. “Si sono visti accerchiati e sono spaventati. È stato un grande choc per il paese. E penso che anche la scuola subirà un contraccolpo. Era un istituto in crescita, con 150 ragazzi tutti da fuori, e solo una ventina di Santi Cosma e Damiano. Adesso non so cosa accadrà. Ora partiremo con lo psicologo a scuola, che sarà a spese del Comune”.
Prosegue Taddeo: “Avevo messo un vigile urbano alla fermata del bus perché i ragazzi fanno confusione. Oggi non c’era nessuno. Con i mezzi pubblici non viaggia quasi nessuno, proprio per evitare incontri. Sono spaventati e mi chiedo: se hanno così paura sono questi i bulli?”.
“Se avessero preso provvedimenti dal primo momento – ha detto il papà – tutto ciò non sarebbe successo”. La mamma ha aggiunto: “Ho una chat con una insegnante che fa paura”. Al momento sui contenuti non trapela nulla. Addolorati, i genitori di Paolo si dicono soddisfatti per ora di questi primi passi dell’ispezione. “Ci sarà giustizia per nostro figlio”. Sabato alle 20 la fiaccolata in paese.
A quanto pare il caso di Paolo non è stato isolato: “Anche mio figlio è stato preso di mira da un gruppo di bulli, tutti sapevano. Sono dovuto intervenire più volte – racconta un altro padre a Il Messaggero – finché un giorno ho minacciato la scuola dicendo che se non avesse fatto nulla mi sarei presentato con i carabinieri. Hanno convocato i genitori di questi ragazzi e gli episodi non si sono più ripetuti”.
“Mio fratello veniva continuamente preso in giro, tanto che alla fine ha dovuto cambiare scuola – spiega una ragazza -, sono passati diversi anni, la dirigenza è cambiata, ma l’approccio sembra essere lo stesso. Sottovalutano quanto questi gesti possano pesare su persone sensibili. I professori credono forse che i ragazzi debbano vedersela da soli”.
Teresa Manes, la mamma di Andrea, il ragazzo dai Pantaloni Rosa, ucciso perché bullizzato nel 2012, ha detto la sua a La Repubblica: “Non è possibile che succeda una cosa del genere, la risposta deve essere immediata. Il ragazzo parlava anche con i professori, andava ascoltato proprio da loro. E i genitori che andavano continuamente a scuola non dovevano essere visti come una noia ma come un campanello d’allarme. Quattro mesi fa ho presentato una denuncia alla polizia per un post molto violento nei confronti di mio figlio Andrea, aspetto ancora di capire come è finita. Non dico che non hanno fatto nulla ma ci sono troppe lungaggini che nel caso di ragazzini fragili possono essere fatali. Va preso un rimedio subito”.
“Manca il giusto atteggiamento di contrasto da parte della scuola e anche da parte dei genitori dei bulli che scordano che all’inizio dell’anno scolastico firmano un patto di corresponsabilità. Ma all’atto pratico poi non possono derubricare gli atti del figlio come una ragazzata. Anche la comunità non credo abbia fatto molto per Paolo, è stato emarginato, escluso. Come leggo non ha visto i suoi compagni per tutta l’estate. Non ce la si può cavare dicendo che non si erano accorti di nulla. La scuola doveva chiamare i bulli, convocarli e prendere le adeguate misure con l’attivazione dei servizi sociali. Non dovevano rimanere inerti”.
Nel frattempo la dirigente scolastica ha ribadito all’Ansa: “Nessuna segnalazione da parte dei genitori, nessuna criticità rilevata dalla psicologa dello sportello di ascolto dove Paolo si recava, nessun atteggiamento indifferente tanto che al funerale c’era l’intera classe e tutta la scuola”.
“Paolo si recava sempre allo sportello di ascolto attivo nella nostra scuola, ma la psicologa non ha mai rilevato situazioni tali da far scattare un protocollo di emergenza”, ha detto la dirigente. “Al nostro istituto non è mai pervenuta alcun tipo di denuncia da parte loro, né questi ultimi hanno mai chiesto un colloquio con me. Anzi, avevano scelto la nostra scuola proprio perchè inclusiva. Illazioni su docenti indifferenti o addirittura conniventi non trovano corrispondenza da nessuna parte”.
“La sua era una classe caotica in cui sono emerse difficoltà, ma non tali da far presupporre atteggiamenti di bullismo. Ci sono stati numerosi incontri di gruppo con una psicologa, oltre alla presenza di tre insegnanti di sostegno che sono abituati a lavorare sulle fragilità di tutti, non solo su quelle assegnate. Abbiamo relazioni e verbali dei consigli di classe, tanta documentazione che esibiremo a chi ce la chiederà. Tutti i docenti e i ragazzi sono sconvolti, e non è assolutamente vero che non eravamo presenti al suo funerale: c’era la sua intera classe e tutta la scuola”, ha concluso.
La prima denuncia sarebbe arrivata alle elementari, in quinta: “Ci siamo rivolti ai carabinieri perché un compagno ha puntato contro nostro figlio un cacciavite in plastica, diceva che lo doveva ammazzare. E la maestra non è intervenuta. Noi eravamo genitori molto presenti nella vita scolastica di nostro figlio e questo dava fastidio. Tutte le altre sono state denunce scritte e verbali agli istituti, ma non facevano niente”.
“Mio figlio è stato rimandato al primo anno in Matematica. Mio marito è andato a parlare con la vicepreside per capire, visto che i voti erano tutti ottimi e in matematica era di poco sotto la sufficienza. Aveva pregato la vicepreside di mantenere quel colloquio riservato. Invece il giorno dopo, alla prima lezione di recupero, a Paolo è stato detto che era andato a lamentarsi. Da quel momento mio figlio si è chiuso sempre di più, non si è fidato più di noi. Sarà stato questo?”, ha aggiunto.
“Era diverso dagli altri per questo è rimasto solo. Amava la musica, andare a pescare col padre, cucinare, aiutava in casa. Anche per questo veniva bullizzato. L’ultima sera, prima della tragedia, ha preparato il pane e i biscotti. Prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo lo chiamavano spione. Su dodici compagni solo uno sarebbe andato al funerale.
Il ragazzo si è ucciso due ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, l’11 settembre. Si è impiccato nella sua stanza con la corda di una trottola, il padre lo ha trovato a terra dopo averlo chiamato ripetutamente perché stava facendo tardi.