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18.02.2026

Studente ucciso dal compagno, FdI propone corsi di autodifesa a scuola. La critica: “Tra i banchi c’è da studiare”

Corsi di autodifesa a scuola per scongiurare tragedie come l’accoltellamento a morte di un ragazzo, lo scorso 16 gennaio, da parte di un compagno di scuola, a La Spezia. A proporli Fratelli d’Italia nella persona del consigliere regionale Gianmarco Medusei in un ordine del giorno approvato con 17 voti a favore (centrodestra) e 10 contrari (centrosinistra e M5S) dall’assemblea legislativa ligure. Lo riporta Ansa.

“La scuola non può essere spazio di morte”

Il documento impegna la Giunta “a chiedere all’Ufficio scolastico regionale di attivare corsi strutturati di autodifesa di base e di primo soccorso, affidati a personale qualificato, finalizzati esclusivamente alla tutela dell’incolumità personale, alla gestione di situazioni di estrema emergenza e al primo soccorso, con l’esplicita esclusione di qualsiasi forma di addestramento offensivo o aggressivo, anche come strumento complementare di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne”.

“Alla Spezia si è verificato un fatto di eccezionale gravità: l’omicidio di uno studente, accoltellato da un coetaneo all’interno di un contesto scolastico – dichiara Medusei -. Un evento di tale portata costituisce una ferita profonda per l’intera comunità nazionale, poiché avvenuto in un luogo che dovrebbe garantire protezione, sicurezza e crescita educativa. La scuola non può e non deve trasformarsi in uno spazio di violenza, intimidazione e morte”.

“A scuola c’è da studiare”

“Penso che sia un segnale che può essere fortemente frainteso, perché l’opinione pubblica e la stampa troveranno facilmente una consecutio tra i due fatti e, sostanzialmente, stiamo dicendo che una delle soluzioni possibili è quella di difendersi da soli – commenta l’ex ministro del Lavoro e consigliere regionale del Pd Andrea Orlando – Nell’imminenza di quel fatto abbiamo detto che c’era l’esigenza di un’assunzione di responsabilità più forte delle istituzioni pubbliche per garantire la sicurezza di quei ragazzi e ora rischiamo un fraintendimento molto forte verso un pubblico distratto dalle vicende della politica e che leggerà un titolo sui giornali. Noi dobbiamo dire ai ragazzi che dentro le scuole non si usano le mani, ancor meno i coltelli e non c’è da fare dei corsi di autodifesa, c’è da studiare”.

Metal detector a scuola

Dopo l’omicidio il Governo ha immediatamente parlato di metal detector a scuola.

“Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate”: è questo uno dei passaggi (forse il più significativo) di una direttiva congiunta firmata dai ministri dell’Interno (Piantedosi) e dell’Istruzione (Valditara) per cercare di contenere gli episodi di violenza nelle scuole.

“Riguardo ai controlli di sicurezza – si legge ancora nella direttiva – tenuto conto della delicatezza del tema e della necessità di un approccio quanto mai prudente ed equilibrato, in sede di Comitato potrà valutarsi per gli istituti scolastici che presentino profili di criticità – come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo –, secondo un livello di intervento crescente, la loro temporanea inclusione nei Piani di controllo coordinato del territorio e l’attivazione Il Ministro dell’Istruzione Il Ministro dell’Interno e del Merito di controlli mirati”.

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